Meloni in Senato, la decisione su entrata in guerra e concessioni basi USA: “non possiamo permetterci ayatollah con atomica”

Giorgia Meloni in Senato per le comunicazioni sulla guerra in Iran: ribadita la posizione dell'Italia sul conflitto. Occhi puntati su dinamiche internazionali, energia, Europa e immigrazione

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presenziato in Senato per le comunicazioni sulla guerra in Iran in vista del prossimo Consiglio Europeo. Si tratta di un momento storico di forte instabilità, nel quale l’Europa è chiamata a dimostrare la propria unità e il proprio peso agli occhi del mondo. La leader di FdI è intervenuta sul conflitto in Medio Oriente, sulla posizione dell’Italia e sulle politiche energetiche. Spazio anche all’unità Europea, alla guerra in Ucraina e all’immigrazione. Di seguito i punti toccati nel discorso di Meloni.

“Crisi tra le più complesse ultimi decenni, agire con serietà”

La crisi in Medio Oriente” con i suoi effetti “investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei. Una crisi complessa, certamente tra le più complesse negli ultimi decenni, che impone di agire con lucidità e serietà. Io mi auguro sinceramente che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità“.

“Governo non è isolato in Europa”

Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, come dimostra la presenza in Parlamento del ministro degli Esteri Tajani e del ministro della Difesa Crosetto per ben due volte in meno di una settimana, e la mia presenza qui oggi. Non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno un governo isolato in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere su cittadini, famiglie e imprese“.

“Compattiamoci attorno a interessi nazionali”

Qui c’è il governo italiano chiamato ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente, e preferiremmo non doverlo fare da soli. Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali.

Ma non lo dico per tentare di neutralizzare la voce dell’opposizione. Lo dico perché uno scenario come quello in cui ci troviamo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi“, ha rimarcato Meloni.

“Viene meno ordine mondiale condiviso, destabilizzazione dopo invasione Ucraina e attacco Hamas 7 ottobre”

Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, come ho già detto, un punto di svolta ben preciso, ovvero l’anomalia dell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante“.

La destabilizzazione globale che ne è derivata – ha aggiunto il premier – ha avuto le sue ripercussioni anche in Medio Oriente, dove pure l’attuale conflittualità ha una data di inizio chiara e non è quella del 28 febbraio 2026, ma quella del 7 ottobre 2023. È l’attacco barbaro, folle al territorio israeliano da parte di Hamas, un attacco letale e sofisticato che è stato possibile anche grazie al sostegno finanziario, logistico e di equipaggiamento fornito dall’Iran a questo gruppo terroristico. Lo stesso sostegno che l’Iran ha fornito negli ultimi decenni a Hezbollah in Libano, a molteplici gruppi armati in Iraq e in Afghanistan, responsabili anche della morte di soldati italiani, agli Houti in Yemen, al regime di Assad in Siria e che si estende oltre i confini del Medio Oriente, se si considera che l’Iran fornisce alla Russia droni shahed, ovvero l’arma più utilizzata e più insidiosa nella campagna di aggressione alla popolazione civile in Ucraina. È questo il contesto di crisi attuale del sistema internazionale“.

“Raccordo con partner europei per strategia comune”

Il governo sta “affrontando la crisi con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare e della sicurezza, e su quello economico interno. Qui c’è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli“.

Con il cancelliere Merz, il primo ministro Starmer e il presidente Macron abbiamo avuto modo di sentirci più volte, in questi giorni, per condividere le valutazioni sull’evoluzione della crisi e coordinare le rispettive risposte nazionali, a fronte di ripercussioni globali sia sul piano economico che sul piano della sicurezza, inclusa quella energetica e alimentare. Siamo determinati a mantenere questo raccordo per calibrare tempestivamente le strategie comuni e non risparmiare alcuno sforzo, d’intesa con i partner regionali, nel favorire iniziative che riportino stabilità nell’area“, ha proseguito la presidente del Consiglio.

“Ferma condanna per strage bambine”

A nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia“, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al Senato.

“Ritorno a diplomazia impossibile se Teheran continua attacchi”

Dobbiamo lavorare sul piano diplomatico per verificare se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia. Un obiettivo che, però, è sicuramente impossibile fino a quando l’Iran continuerà con i suoi attacchi ingiustificati verso i Paesi del Golfo e altri Paesi della regione. Ma intendiamo anche far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Usa e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini“.

“Decisione su basi per altro uso spetterebbe al Parlamento”

Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano – semplificando – dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo“.

Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra“, ha evidenziato il presidente del Consiglio.

“Su basi Italia si attiene ad accordi, come Spagna”

Sulle basi militari “mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia. Anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe“. Lo ha precisato in Aula al Senato Meloni, nel corso delle sue comunicazioni sulla crisi iraniana.

A meno che la questione non sia che dobbiamo chiudere le basi americane in territorio italiano, perché in questo caso permettetemi di dire che chi lo sostiene avrebbe potuto farlo quando era al governo e quando, invece, ha scelto di fare altro, e non lasciarlo intendere quando si trova all’opposizione“, ha aggiunto.

“Italia non coinvolta in intervento Usa e Israele”

È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar“, ha precisato Meloni.

“Non possiamo permetterci Ayatollah con arma atomica”

Spero sia chiaro a tutti in quest’aula che non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa. Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe il via a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale“.

“Lavorare per autonomia energetica strategica Italia e Ue”

Non solo dobbiamo continuare sulla strada del rafforzamento dell’autonomia strategica italiana ed europea, ma dobbiamo soprattutto eliminare rapidamente tutti quei fattori interni – su cui invece abbiamo pieno controllo – che minano la nostra competitività. In un contesto come quello attuale, a maggior ragione non possiamo più permetterci di ‘auto-sabotare’ la nostra competitività con burocrazia, “dazi interni” o posizioni ideologiche“.

“Su competitività tempo azione è ora, Italia svolge ruolo primo piano”

Condividiamo l’idea che in materia di competitività non ci sia più tempo da perdere, tanto più in un contesto internazionale così instabile e imprevedibile: il tempo dell’azione è ora, e sono fiera che il nostro governo stia giocando un ruolo di primissimo piano in questa direzione“.

“Serve revisione sistema Ets”

Piaccia o no, in molte nazioni europee una parte rilevante del costo dell’energia è legato, direttamente o indirettamente, al sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets. Un sistema che necessita di una revisione per correggere una serie di meccanismi che oggi – in un significativo numero di Stati membri, Italia inclusa – gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che, per la nostra Nazione, toccano i 30 euro per MwH, un quarto dell’intero costo dell’elettricità“. Così la premier Giorgia Meloni, nel corso del suo intervento in Senato in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo.

Chiediamo che la revisione di Ets corregga strutturalmente l’effetto inflattivo legato all’applicazione congiunta delle regole europee di fissazione del prezzo dell’energia elettrica e dell’Ets“, ha proseguito.

In Europa l’Italia sta chiedendo “di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente“.

“Troppo timide proposte su automotive, servono passi avanti”

In tema di competitività saremo inflessibili su alcuni principi: ancora, la piena applicazione del principio di neutralità tecnologica, che un anno fa riuscimmo a introdurre nelle Conclusioni del Consiglio Europeo e che deve rimanere una bussola irrinunciabile, e il sostegno alle industrie di transizione, a partire dal settore automotive, sul quale ci aspettiamo concreti passi in avanti rispetto alla proposta eccessivamente timida presentata dalla Commissione europea“.

“No a nuove tasse europee per favorire competitività di pochi”

Il nostro obiettivo è chiaro: evitare che, per sostenere la competitività di pochi, si finisca con l’introdurre nuove tasse europee per tutti. Il governo si è impegnato dal primo giorno nella riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese: non faremo rientrare dalla finestra ciò che stiamo cercando di buttar fuori dalla porta“.

“Resti principio unanimità Ue, no divisioni”

La questione sollevata dall’Ungheria e dalla Slovacchia, legata alle forniture petrolifere dell’oleodotto Druzhba” richiede “a nostro avviso una soluzione politica. Anche su questo l’Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile aggirare il principio dell’unanimità richiesto per le modifiche al bilancio Ue“.

La forza dell’Europa risiede nel rispetto delle sue regole e nella capacità di sintesi politica, nel consenso e non nell’imposizione. Lavoreremo nei prossimi giorni affinché l’unità del campo non venga scalfita da dispute bilaterali, perché un’Europa divisa è l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca“, ha rimarcato il premier.

“Su Dazi consolidare accordo con Usa”

Nell’attuale contesto geopolitico risulta fondamentale anche rafforzare il quadro relativo al commercio internazionale, secondo tre direttrici. Uno: consolidare gli accordi esistenti, a partire da quello con gli Stati Uniti, a seguito della nota sentenza della Corte Suprema e delle successive decisioni dell’amministrazione americana, e dal recente accordo Ue-Mercosur, che la Commissione ha annunciato di voler attuare in via provvisoria. Due: giocare un ruolo proattivo nella definizione di nuovi accordi, a partire da quello storico con l’India“.

“Impegnati per agenzia dogane a Roma, speriamo in sostegno unitario”

E’ necessario “rafforzare il principio di reciprocità, come meritoriamente fa il nuovo Regolamento, che vieterà l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli trattati con antibiotici e pesticidi banditi in Ue, e il sistema dei controlli doganali, per garantire parità di condizioni tra i nostri produttori e quelli extra-europei. Un tema, quest’ultimo, su cui l’Italia è da sempre all’avanguardia, tanto da avere proposto Roma come sede della nuova Agenzia europea delle Dogane: una sfida complessa ma motivante, su cui il Governo è impegnato insieme a Roma Capitale e su cui ci aspettiamo un sostegno corale da parte di tutte le forze politiche e di tutto il Sistema Italia“.

“Proteggere fianco Est senza dimenticare Sud”

Tutti conosciamo, e sosteniamo, la necessità di proteggere il fianco Est dell’Europa e della Nato. Ma non possiamo consentire – come ho già più volte ricordato in quest’aula richiamando i conflitti e l’instabilità nel Medio Oriente, in Libia, nel Sahel, nel Corno d’Africa – che si perda di vista il nostro fianco meridionale“.

“Da UE ok a centri Albania, purtroppo non cesseranno ordinanze revoca”

Oggi l’Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo. Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania“.

“Alcune decisioni giudici non basate su norme e buon senso”

Come accaduto nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso“.

Ma voglio dirlo chiaramente: nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini“, ha rimarcato la premier.

“Rafforzati Cpr anche con sostegno Croce rossa”

In vista della piena operatività del nuovo Patto Migrazione e Asilo, con il recente ddl Sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri, abbiamo disposto il potenziamento dei centri di accoglienza e di permanenza per il rimpatrio, anche attraverso il sostegno operativo di Croce Rossa italiana. Continua, inoltre, il lavoro con i nostri partner per assicurare che le convenzioni internazionali siano adeguate alle sfide migratorie del nostro tempo“.

“Sì protezione umanitaria, no immigrazione illegale”

È chiaro a tutti che crescente instabilità può significare anche possibili nuovi flussi. Di fronte a questo rischio, a maggior ragione la posizione italiana non cambia: una cosa è la protezione umanitaria, che deve essere riservata a chi davvero la merita, come abbiamo dimostrato da ultimo nei confronti del popolo palestinese; altra cosa è l’immigrazione irregolare, che invece deve essere scoraggiata, non soltanto perché problematica per i Paesi di destinazione, ma anche perché mette a repentaglio la vita e le prospettive di un’esistenza dignitosa dei migranti stessi“.

“O Europa si difende o condannata a irrilevanza”

Quando andrò a Bruxelles la settimana prossima lo farò per rivendicare con orgoglio ciò che l’Italia può e deve fare, per sé stessa e per l’Europa. Perché le crisi di oggi non ammettono né debolezze né ambiguità: o l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all’irrilevanza. In un mondo che non fa sconti a nessuno“.

“Visione provinciale politica internazionale chiedere di schierarci”

Poco importa che a ogni tornante difficile, debba sentirmi ripetere che il nostro governo dovrebbe scegliere da che parte stare tra uno e l’altro, che dovrebbe schierarsi con questo o con quello, che dovrebbe seguire l’uno piuttosto che l’altro, come immagino potrebbe accadere anche oggi. Sapete già che non condivido questa visione provinciale della politica europea e internazionale, e ancora meno condivido l’idea che ci sia sempre qualcun altro da cui dobbiamo prendere esempio. Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell’Italia“.

“Radici in Mediterraneo, testa in Europa, cuore in Occidente”

Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell’Italia. Una grande Nazione, che ha le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l’Occidente. Lo facciamo con orgoglio e determinazione, ogni giorno. E a maggior ragione intendiamo farlo con determinazione in questo tempo molto difficile“.

“Garantire sicurezza personale Unifil in Libano”

La sicurezza del personale di Unifil deve essere garantita in ogni momento. È una richiesta specifica che reiteriamo ad Israele e siamo estremamente preoccupati dall’attacco che ha colpito nei giorni scorsi il contingente ghanese della missione. Ai feriti e alle autorità di Accra va tutta la nostra solidarietà“.