Iran, scattano i rincari dei carburanti: diesel ai massimi da febbraio 2025, petrolio e gas in forte rialzo

Dopo gli attacchi di Usa e Israele all’Iran Brent e Wti volano fino al +13% e il Ttf segna +25%. Gli analisti avvertono: con lo stop allo Stretto di Hormuz il prezzo del gas potrebbe più che raddoppiare

Deciso rialzo dei prezzi dei carburanti, con nuovi aumenti sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi. Il gasolio è al livello più alto dal 28 febbraio 2025. E’ quanto emerge dalla rilevazione di Staffetta Quotidiana che precisa tuttavia che “è solo l’inizio“: gli aumenti non tengono infatti conto del balzo delle quotazioni petrolifere di questa mattina dopo l’attacco all’Iran, quindi “gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire da domani“. In particolare, il diesel self service è a 1,728 euro/litro (+8 millesimi) e il diesel servito a 1,865 euro/litro (+7).

Petrolio in volo in avvio di settimana dopo gli attacchi di Usa e Israele all’Iran. Dopo aver toccato un rialzo massimo del 13% il Brent viene scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell’8,28% mentre il Wti passa di mano a 72,24 dollari al barile con un rialzo del 7,79%. Balzo anche del prezzo del gas in avvio, con la crisi in Medio Oriente. Ad Amsterdam le quotazioni dell’indice Ttf in avvio salgono del 25% a 39,85 euro al megawattora, ai massimi da febbraio 2025.

Preoccupazione da parte degli analisti per i prezzi del gas naturale europeo, che potrebbero più che raddoppiare se il trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz venisse interrotto per un mese, in particolare secondo Goldman Sachs. Gli indici di riferimento in Europa e in Asia non hanno quasi scontato i premi di rischio associati all’Iran, scrivono gli analisti in un report. Circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, proveniente principalmente dal Qatar, transita attraverso questo punto nevralgico e un blocco di un mese potrebbe far aumentare i prezzi europei e quelli spot del gas naturale liquefatto asiatico del 130% fino a 25 dollari per milione di unità termiche britanniche, sintetizza Bloomberg sulla base dei calcoli di Goldman Sachs.

Tuttavia, secondo gli analisti, l’impatto sul gas naturale statunitense sarebbe probabilmente limitato. Gli Usa sono un grande esportatore netto di questo combustibile super raffreddato, mentre gli impianti di liquefazione operano tipicamente a pieno regime, lasciando loro poco margine per aumentare le spedizioni.