Inaugurato in pompa magna, con foto, interviste e l’allora sindaco Falcomatà, con tanto di maglia azzurra, impegnato in una partitella sotto il sole cocente (perchè l’illuminazione ancora non c’era e si doveva giocare, per forza, di giorno…), il Campo “Simone Neto dell’Acqua” di Ciccarello è rimasto, praticamente inutilizzato per circa un anno. Nei giorni scorsi, la Giunta Comunale ha deliberato la risoluzione consensuale anticipata della convenzione stipulata nel 2008 con la FIGC relativa al suddetto impianto. L’ennesima passerella di Falcomatà, poi lasciata cadere nel dimenticatoio una volta che ha esaurito la sua funzione primaria: regalare il quarto d’ora di gloria giornaliero all’ex Primo Cittadino che qualche mese dopo sarebbe approdato alla Regione.
A sottolineare l’accaduto è stato l’avv. Filomena Iatì, già consigliere comunale di Reggio Calabria, sempre attenta alle questioni sportive cittadine. “Una decisione che arriva come una doccia fredda per una comunità che, solo il 3 maggio 2025, aveva assistito all’inaugurazione dell’impianto ristrutturato con fondi pubblici, tra promesse solenni e proclami entusiastici ma rimasto inutilizzato. Promesse che oggi appaiono già svuotate di significato. – ha dichiarato in una nota stampa Iatì – A pochi mesi dalla scadenza naturale della convenzione (settembre 2026), il Comune dichiara di non essere in grado di garantire custodia, gestione e manutenzione della struttura. In altre parole: si investono risorse pubbliche, si inaugura in grande stile, e poi si alza bandiera bianca”.
Quest’ultima frase, “si inaugura in grande stile, e poi si alza bandiera bianca“, è il sunto dell’approccio dell’Amministrazione uscente, riscontrabile anche nelle diverse denunce da parte dei cittadini alla manutenzione di Waterfront o Piazza De Nava, giusto per citare due casi in pieno centro città.
La proposta dell’avv. Iatì alla futura amministrazione
“Resta, formalmente, il mantenimento della destinazione sportiva per cinque anni, qualche giorno di utilizzo gratuito per l’Ente, l’accesso per le scuole e l’impegno a garantire condizioni eque per le associazioni sportive. Ma la sostanza è un’altra: l’Amministrazione rinuncia a governare ciò che ha contribuito a creare. Ed è qui che la critica deve trasformarsi in proposta. Perché ogni fallimento amministrativo può – e deve – diventare un punto di ripartenza“. Iatì si rivolge direttamente alla prossima amministrazione, sperando in un sindaco un po’ più illuminato.
“Le competenze della FIGC rappresentano un’opportunità concreta. Una risorsa che la futura Amministrazione dovrà sapere valorizzare, costruendo un modello di gestione partecipato e trasparente, insieme alle associazioni sportive dilettantistiche e agli enti di promozione sportiva che, da anni, tengono in piedi il tessuto sportivo cittadino spesso senza adeguato supporto.
L’impianto di Modena Ciccarello, per la sua posizione strategica, può diventare molto più di un semplice campo di calcio: può trasformarsi in un vero polo sportivo della periferia, un luogo di crescita, inclusione e opportunità.
La strada è chiara: bandi pubblici, regole trasparenti, accesso equo. Strumenti che garantiscono non solo efficienza, ma soprattutto fiducia da parte dei cittadini.
L’utilizzo pubblico degli impianti è l’unica via per il raggiungimento dell’interesse pubblico sotteso al loro impiego, obiettivo evidentemente non perseguibile attraverso la cessione economica a privati delle strutture pubbliche. Lo dimostrano scelte già viste, come quella relativa al PalaBenvenuti – meglio noto come Botteghelle – la cui gestione viene sacrificata, forse, per adempiere agli obblighi economici derivanti dal cosiddetto “Patto per Reggio”, sottoscritto negli anni passati per accedere a risorse finanziarie oggi in parte da restituire e sulle cui ricadute complessive resta ancora troppa opacità. Ma questa è un’altra storia.
L’occasione mancata di oggi, però, non deve diventare l’ennesima pagina da archiviare. Deve essere la base su cui costruire un modello nuovo: una gestione degli impianti sportivi fondata su partenariati seri tra istituzioni, federazioni e associazioni, accompagnata da un controllo pubblico costante e rigoroso. Perché lo sport non è un costo da tagliare, ma un investimento da difendere. E il futuro di una città passa anche – e soprattutto – da scelte come queste“, ha concluso Iatì.


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