“La posizione del governo spagnolo si riassume in poche parole: no alla guerra“. Pedro Sanchez è un genio della comunicazione, ha pronunciato una frase mai sentita prima, un atto di direzione ostinata e contraria alla deriva del mondo che potrebbe fargli guadagnare una decina di post sulle pagine social dei Lorenzo Tosa di turno e magari un tentativo di candidatura del PD italiano nel caso in cui si stancasse di Madrid. In pratica, la Spagna resta ferma davanti alla minaccia dell’Iran, non appoggia le altre nazioni UE, né tanto meno Trump con il quale ha avuto diversi scontri in passato, dai dazi alla questione Gaza.
“Il mondo, l’Europa e la Spagna ci sono già passati 23 anni fa, quando un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente, una guerra che in teoria, secondo quanto affermato allora, era volta a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che in realtà ha prodotto l’effetto contrario, scatenando la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia subito dalla caduta del muro di Berlino“, ha dichiarato il leader spagnolo.
Sanchez ha poi aggiunto come la guerra in Iraq “ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un aumento generalizzato dei prezzi dell’energia e del costo della vita“.
Sanchez parla di errori del passato, facendo chiaro riferimento alla guerra in Iraq. Ma dimentica e mortifica l’11 settembre. L’attentato alle Torri Gemelle, operato dall’organizzazione terroristica Al-Qaeda, viene universalmente riconosciuto come la scintilla che ha portato poi gli USA a iniziare la “guerra al terrorismo”. Ai giorni nostri, USA e Israele hanno colpito pochi giorni prima che l’Iran potesse realizzare l’atomica, nonostante i tanti avvertimenti rivolti a Teheran sul nucleare e a diversi tentativi di negoziazione respinti dal regime.
Davanti alla minaccia nucleare di un Paese che da anni giura morte all’America, che addestra e finanzia terroristi per distruggere Israele, che risulta una minaccia per i Paesi Arabi circostanti, cosa avrebbero dovuto fare USA e Israele, restare immobili e aspettare di vedere cosa sarebbe successo e se sarebbe successo? Sperare che l’arricchimento dell’uranio dell’Iran, ben oltre i livelli standard e finanziato in maniera spropositata, non riguardasse obiettivi bellici nonostante tutti gli indizi andassero in quella direzione? O avrebbero dovuto aspettare di essere colpiti da un’arma nucleare, perdere centinaia di migliaia di vite, e poi decidere se rispondere (per Sanchez magari sarebbe bastata una condanna verbale) o no?


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