Corrente ad alta tensione: chi tocca i fili…

La polarizzazione politica del confronto, alimentata sapientemente dagli oppositori del governo, ha avuto successo, creando un disagio alla maggioranza che guida il Paese

Reputo che il mio scritto, dal titolo “Per qualche voto in più”, ed ospitato in questa sede qualche giorno prima del referendum meriti, dal mio punto di vista, intriso di consapevolezza e colpevole vanità, un supplemento di riflessione, alla luce del risultato finale: il “NO” ha prevalso nettamente sul “SI”. I sostenitori della prima opzione plaudono alla difesa della Costituzione, accompagnando la soddisfazione con balli sfrenati, degni di miglior causa e una ben nota canzone. La polarizzazione politica del confronto, alimentata sapientemente dagli oppositori del governo, ha avuto successo, creando un disagio alla maggioranza che guida il Paese. E questo avviene in un momento storico in cui ci vuole compattezza, ovvero la disponibilità al dialogo tra forze politiche nel supremo interesse, come si ama dire, a volte con ipocrisia, del Paese.

Costituzione

Il paravento di tutto è la Costituzione, considerata, dagli appassionati, la più bella al mondo. E senz’altro lo è, avendo raccolto, con raffinata perizia, principi e contenuti di altri documenti, già storicamente consolidati che vanno da quella di Weimar del 1919 (Germania), da quella francese del 1946, che riprendeva i concetti ed i valori di “uguaglianza, libertà, fratellanza” (libertè, egalitè, fraternitè), ai quali è da aggiungere la sovranità nazionale. Di essi si ha memoria nello scritto fondamentale della Rivoluzione Francese ‘’Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789’’. I testi citati scaturiscono tutti nel dopoguerra, come espressioni di una manifesta volontà volta al miglioramento della vita civile delle nazioni e per la chiusura con passati nefasti.

In Italia, la Commissione dei 75, presieduta da giurista Meuccio Ruini, e preposta alla preparazione della Costituzione, raccolse il meglio della dialettica democratica, impregnata di illuminismo (Voltaire, Rosseau, Montesquieu) che pose le basi della rivoluzione francese. Così ispirata la Costituzione è legittimamente intoccabile e da tutelare a tutti i costi. Si può essere, però, d’accordo, se ci si limita a parlare di linee guida, di cornici entro le quali bisogna attenersi ed ispirarsi. Quando si passa, però, a contenuti ed alla estrinsecazione di tali valori un dubbio assale: ma è proprio possibile che quanto è stato scritto nel 1946 dai padri fondatori e dalla commissione di 75 sia valido ed attuale in toto ancora oggi, malgrado gli sconvolgimenti che ci sono stati nel nostro Paese e che continuano tutt’ oggi, anche di riflesso di una turbolenza geopolitica internazionale in perenne fibrillazione?

Aggiustamenti

Degli aggiustamenti, o meglio degli adattamenti ispirati dal più costruttivo pragmatismo, si impongono, tenendo da conto dinamiche critiche, secondo cui, nella più bella costituzione del mondo – e lo ripeto- prevalgono costantemente i diritti, mentre si citano in maniera più contenuta di doveri. E qui – direbbe qualcuno, saggio, del popolo – casca l’asino! I governi che hanno tentato, in maniera più o meno giusta, più o meno ideologica, di ritoccare il sacro testo ne sono usciti sconfitti, a furore della gente. Ciò si è verificato, semplificando il quadro ma rendendolo particolarmente leggibile, perché le opposizioni ai governi hanno sempre trovato buon gioco, toccando l’elettorato nella parte più sensibile: c’è una Costituzione che tutela i miei diritti (e che è la mia salvaguardia, se non il mio alibi), al di là dei miei meriti, responsabilità e doveri. Una domanda sorge spontanea: perché cambiarla ovvero ritoccarla. Ciò è rischioso e va contro i miei interessi personali. Non tocchiamo i fili, è pericoloso, ma non rischiamo nemmeno la scossa.

Cazzullo

Scrive Aldo Cazzullo sul Corsera del 25 Marzo us, con riferimento alla recente esperienza referendaria: “Si dirà: non si votava sul governo, ma su un quesito tecnico. All’evidenza, l’elettorato non l’ha interpretato così. Il referendum diventa – forse è un fatto improprio, ma è un fatto – un odio per sfogare, nella semplificazione del no, le frustrazioni e il malcontento, che sono sempre trasversali. Non a caso il no ha prevalso sia al Sud sia nelle ricche città del Centro-Nord”.

Il Governo faccia tesoro della recente esperienza

Mi auguro che il governo, che fin qui ha operato bene, assicurando stabilità e credibilità a livello internazionale, faccia tesoro della recente esperienza ed eviti di lanciarsi, con voglia di rivalsa, nelle altre riforme promesse in campagna elettorale: per Forza Italia vale la legge sulla separazione delle carriere dei magistrati, per Fratelli d’Italia il premierato, per la Lega l’autonomia differenziata. Si lavori sugli aggiustamenti, previsti dai padri della Costituzione ed esplicitamente dal Presidente del Comitato dei 75 Meuccio Ruini, e si evitino altre riforme che fatalmente andrebbero ad impattarsi sul muro del ‘’patriottismo costituzionale’’. Nel nostro Paese e non solo, le riforme portano male anche ai migliori. A conferma, interpretiamo le dimissioni in corso e paventiamo la frana che può mettersi in moto, se salta il buon senso.