Un tempo le famiglie di contadini che viveva in località più isolate, in mancanza di riferimenti cronologici, si affidavano oltre alle campane della chiesa ai calendari rurali per scandire il susseguirsi delle settimane quaresimali. In Calabria, era consuetudine esporre una pupattola vestita a lutto con un’arancia conficcata sotto l’abitino nero, nella quale venivano inserite sette penne di gallina. Settimana dopo settimana si sfilava una penna, segnando così il cammino verso la Santa Pasqua. Sono le “corajisime“, fantocci rituali della tradizione calabrese che recano in mano fuso e rocca per scandire lo scorrere dei quaranta giorni di privazioni.
Oggi le corajisime godono di un rinnovato interesse
Oggi le corajisime godono di un rinnovato interesse, riapparendo sia tra i vicoli, affacciate alle finestre, sia nelle bacheche dei social. Il ritorno di questa usanza, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, si deve in gran parte all’impegno di studiosi, etno-fotografi e liberi ricercatori come Andrea Bressi, noto cantastorie calabrese ed esperto di tradizioni locali. Bressi ha condotto una meticolosa ricerca ventennale sul campo, indagando non solo le ‘pupattole’ quaresimali, ma l’intera personificazione della Quaresima nell’immaginario popolare.
Bressi è referente per la Calabria della Rete Nazionale Bambole Quaresima
Dal 2016, Bressi è referente per la Calabria della Rete Nazionale Bambole Quaresima, un sodalizio di studiosi e associazioni del Sud Italia nati con l’intento comune di documentare e divulgare questo patrimonio. Come suggerisce la saggezza popolare, ‘Cu simina amura, ricogghia cuntentizza’: i frutti di questa semina sono oggi visibili nelle piccole realtà dove il filo della tradizione non si è mai spezzato.
Nella Locride, quest’anno, quella fiammella è stata ravvivata grazie alla pazienza di ago e filo. Non più solo il ricordo nostalgico di una nonna, ma una memoria affidata a giovani mani: l’impegno dei componenti del gruppo ‘La Fenice’ ha infatti riportato alla luce, nella contrada di Siderno, la suggestiva corajisima mirtonisa.”
Sono tante le realtà e i tentativi di ripristino, risalendo dal Marchesato crotonese al catanzarese, fino a raggiungere l’alto cosentino. E proprio a Mongrassano, comunità arbereshe, nel pomeriggio di sabato 14 marzo, l’Associazione “A. Staffa” ha promosso l’incontro “La Corajisima – Il Filo della Memoria: la Matrona di Mongrassano e l’arte di tessere il tempo”.
A Mongrassano il compito di segnare il tempo è affidato a sette pupattole in abiti tradizionali, appese a una corda tesa tra le abitazioni già dalla sera di Carnevale. Ogni domenica di Quaresima ne viene rimossa una, fino al Sabato Santo, quando rimane solo la “Matrona” con la sua conocchia.
Angelo Posteraro, presidente dell’associazione ospitante, ha sottolineato come, quest’anno, la preparazione delle bambole sia diventata un momento di aggregazione intergenerazionale, dove ognuno ha contribuito con memorie, manodopera e materiali.
Durante l’evento, il confronto culturale aperto dal Prof. Ferlaino, ha offerto importanti riflessioni storiche e artistiche sul concetto di povertà evangelica e spogliazione del superfluo tipici della Quaresima.
In occasione del convegno, nelle sale del Circolo Comunale Anziani di Mongrassano è stata allestita la mostra “Paese che vai, corajisima che trovi” a cura di Andrea Bressi, che ha partecipato attivamente anche come relatore, portando testimonianza della ricerca sul campo sulle corajìsime nelle varie località calabresi.
Come Mongrassano, tante comunità stimolate dalle memorie e dalle preziose testimonianze delle anziane, quest’anno hanno riportato in luce l’antico rito identitario delle corajisime. Il recupero di questa figura quaresimale testimonia la vitalità delle radici locali e il desiderio di preservare un patrimonio immateriale unico. Attraverso gesti antichi e narrazioni ritrovate, la Calabria riscopre nei suoi borghi la forza di un’identità che sa farsi comunità, trasformando la memoria individuale in un bene culturale condiviso e vivo.





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