Gradito ritorno al Teatro Massimo Bellini del pianista Giovanni Bertolazzi, giovane virtuoso già affermato in ambito internazionale, che sarà protagonista di un recital incentrato su alcune delle pagine più intense e visionarie del repertorio romantico e tardoromantico. Un percorso che parte dalla somma lezione di Franz Liszt – alternando pezzi originali e trascrizioni da Wagner a Bellini – fino alla tradizione pianistica di Sergej Rachmaninov.
L’appuntamento è per domenica 15 marzo alle 17:30 per la stagione dei recital e per il turno A della stagione dei concerti. Ad aprire sarà l’inarrivabile Isoldes Liebestod dal wagneriano Tristan und Isolde, nella celebre trascrizione pianistica realizzata da Liszt nel 1867. Il brano deriva dal finale del melodramma composto tra il 1857 e il 1859 e rappresenta uno dei momenti più alti del teatro musicale ottocentesco: l’estasi conclusiva di Isotta, che nella morte si ricongiunge spiritualmente a Tristano.
Il pianoforte restituisce la tensione armonica e la progressiva espansione sonora della dimensione operistica, trasformando la tastiera in un vero e proprio spazio orchestrale. Il cuore del programma è dedicato ancora a Liszt con tre creazioni molto diverse tra loro. La monumentale Après une lecture du Dante. Fantasia quasi sonata, scritta nel 1849 e poi inclusa nel secondo libro delle Années de pèlerinage (pubblicato nel 1858), si ispira alla Divina Commedia di Dante Alighieri e traduce in musica un percorso drammatico che evoca le visioni dell’Inferno e il desiderio di redenzione, costruendo una struttura ampia e quasi sinfonica. Passaggi di grande virtuosismo si alternano a episodi lirici e solenni, fino alla luminosa conclusione.
Seguirà Recueillement. Vincenzo Bellini in memoriam (1842), breve e intensa meditazione composta in omaggio a Vincenzo Bellini, morto prematuramente nel 1835. Liszt, grande ammiratore della tradizione operistica italiana, rievoca in questa composizione il carattere cantabile e malinconico del linguaggio belliniano. La scrittura è essenziale e raccolta: una linea melodica pura emerge sopra un accompagnamento discreto, creando un clima di intima contemplazione.
Con Totentanz. Parafrasi sul Dies irae il compositore e pianista ungherese torna a un linguaggio di straordinaria energia e teatralità. Concepito originariamente tra il 1847 e il 1849 e successivamente rielaborato negli anni Sessanta dell’Ottocento, il brano si basa sul celebre tema gregoriano del Dies irae, la sequenza medievale della Messa dei defunti. Attraverso una serie di variazioni di eccelso virtuosismo, Liszt sviluppa un vero e proprio dramma pianistico, alternando momenti di violenta energia ritmica a episodi più cupi e visionari.
Il concerto si concluderà con la Sonata per pianoforte n. 2 in si bemolle minore op. 36 di Rachmaninov. Composta inizialmente nel 1913 e profondamente revisionata dall’autore nel 1931, rappresenta una delle espressioni più significative del pianismo del primo Novecento. La scrittura ampia alterna slancio drammatico, passaggi virtuosistici e momenti di intensa cantabilità, riflettendo pienamente il linguaggio romantico tardivo del compositore e pianista russo, richiedendo al virtuoso grande controllo tecnico e forza espressiva.
Tutte doti che si ritrovano anche nel pianista veronese Giovanni Bertolazzi, classe 1998, che si è imposto sulla scena internazionale vincendo il 2 premio e cinque premi speciali al Concorso Internazionale “Franz Liszt” di Budapest, risultato che si aggiunge a oltre quaranta riconoscimenti ottenuti in concorsi pianistici come il“Busoni”di Bolzano, il“Thalberg” di Napoli e il“Premio Alkan” di Milano. Si è esibito con orchestre quali Hungarian Philharmonic, Kodály Philharmonic, Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, in sedi prestigiose tra cui il Palazzo del Quirinale e la Liszt Academy di Budapest. È docente di pianoforte al Conservatorio di Ferrara e tiene regolarmente masterclass in Italia e all’estero.


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