“Nella vicenda Delmastro-Bisteccheria che è costata la “testa” del sottosegretario, senza entrare nel merito di aspetti che riguardano l’inchiesta giudiziaria e che spettano solo agli inquirenti, c’è un aspetto che per noi è sinora sottovalutato che riguarda le troppe “falle” della scorta. Un aspetto che tira in ballo non solo la sicurezza di alti profili dell’Amministrazione Penitenziaria ma si sono messe a rischio informazioni importantissime perché in occasione delle cene nel noto locale potrebbero essere avvenute intercettazioni ambientali. Risulterebbe che nessun controllo degli ambienti venisse effettuato prima delle cene, come mai in un luogo frequentato abitualmente non sono stati effettuati controlli sui proprietari dei locali e su chi ci lavorasse?”. Così Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, che ha scritto al Ministro degli Interni Piantedosi, sollecitando: “la massima attenzione sull’attività delle scorte, in particolare dell’apparato Amministrazione Penitenziaria, perché le falle evidenziate non abbiano a ripetersi”.
“Non sfugga che la scorta assegnata all’ex sottosegretario era “di livello 2” – due auto blindate, spesso con un dispositivo composto da 4 o più agenti in totale, vale a dire una misura di protezione ad alto rischio – con personale del Corpo della Polizia Penitenziaria scelto, a quanto pare, anche con indicazione dello stesso scortato”. È evidente dai fatti raccontati dalle cronache dei giornali che sia per l’impiego che nel comportamento della scorta più di qualcosa non ha funzionato. La prima “avvisaglia” si è avuta la notte di Capodanno tra il 2023 e il 2024, durante una festa nei locali della Pro Loco di Rosazza, nel biellese. Durante l’evento – ricordiamo – un colpo d’arma da fuoco è partito accidentalmente dalla pistola di proprietà di un deputato ferendo lievemente il genero di un agente della scorta. Ebbene, compito principale della scorta è quello di scongiurare la presenza di un’arma da fuoco a qualsiasi titolo detenuta e da qualsiasi persona, senza escludere nessuno. Pertanto è inspiegabile che in quell’occasione non ci sia stato il controllo doveroso con il sequestro dell’arma. Poi la vicenda Bisteccheria dove da tempo l’ex sottosegretario oltre alla scorta ha portato anche l’intero vertice dell‘amministrazione penitenziaria. Si badi bene: in un locale che sembrerebbe affiliato al clan Senese. È possibile, in ogni caso, che la scorta che dovrebbe proteggere dalle mafie – come ha detto la Meloni – non sapesse a chi appartenesse quel locale? La scorta ha effettuato i controlli preventivi di ogni genere compresi quelli ambientali tanto più in occasione di cene con alti dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria? Sono legittime domande in attesa di risposta come le risposte ad altri interrogativi che verranno dall’inchiesta. A noi preme evidenziare da un lato la necessità di una trasparente selezione con criteri di assoluta professionalità e preparazione del personale impiegato per le scorte e distolto dai servizi istituzionali e dall’altro garantire la massina sicurezza degli scortati è vitale per la tutela di informazioni la cui diffusione potrebbero mettere a rischio l’ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari. Ci sono ragioni più che sufficienti perché il Ministro Piantedosi – afferma Di Giacomo – intervenga per un monitoraggio sulle scorte in attività in tutto il Paese – circa 500 per oltre 3 mila uomini e donne delle forze dell’ordine impiegati – facendo in modo che non si verifichino più situazioni come quelle acclarate da giornali, tv e media”.


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