Un tifoso dell’ACR Messina, Antonio Calafiore, ha scritto alla redazione di StrettoWeb per mostrare tutta la sua rabbia e delusione in merito al cammino sportivo recente della squadra peloritana, alle prese con un vero e proprio incubo che la avvicina alla retrocessione in Eccellenza. “Quello cui stiamo assistendo, è un vero e proprio dramma sportivo, che ha nel Messina calcio la sua vittima sacrificale. Sono difficili queste ore per noi tifosi, perché dopo la débacle interna con la Gelbison, la speranza di ottenere la salvezza è ridotta al lumicino. La gogna della retrocessione è dietro l’angolo” inizia lo scritto.
“Anche se è presto per fare processi, ritengo che diverse siano le ragioni sottese alla tragedia sportiva che stiamo vivendo. Tra tutte, l’aver pensato che un cambio di passo potesse prescindere dal duo Martello-Romano, vale a dire coloro i quali avevano – sino ad un certo punto del torneo-, alimentato sogni e speranze” fa notare il tifoso. “Difatti, riavvolgendo il nastro di questo thriller, possiamo dire che sotto la guida di mister Romano, il Messina è stato come quel moribondo che veniva tenuto in vita con le cure “caserecce” e la profonda esperienza di un dottore che conosceva bene il suo paziente, a cui somministrava farmaci indispensabili a tenerlo in vita. Sì, perché quel medico, vivendo diuturnamente col paziente, formandone un unicum, ne controllava finanche i respiri e il colorito. Sebbene il compito fosse arduo, tra l’incredulità generale, Il paziente iniziava a rialzarsi muovendo passi importanti, settimana dopo settimana”.
“Si è gridato al miracolo. Quel medico, senza farmaci particolari, e con una esperienza superlativa nel settore, era riuscito a salvarlo da morte certa. Certo, la gravità della malattia imponeva una condito sine qua non, vale a dire che il paziente venisse tenuto, sempre, sotto stretta osservazione. Il degente, sebbene parlasse, non era in grado di determinarsi. A ciò, pensavano i suoi legittimati ex lege, i quali, intuendo che fosse in via di guarigione, decisero di sostituire la guida medica. Non è dato sapere se alla base della decisione vi fossero state ingerenze relativamente alle modalitá di recupero del malato, ovvero se fossero stati richiesti farmaci più idonei al tipo di malattia. O forse il convincimento che il paziente fosse in via di completa guarigione”.
“Fatto sta che mai calcolo fu così azzardato e sbagliato. Il paziente, abituato alle cure del suo salvatore iniziale, è caduto in un coma irreversibile” continua il tifoso utilizzando una parabola medica. “La somministrazione del nuovo farmaco – che alla luce degli esiti si è rivelato essere né più né meno di un semplice palliativo -, ha prodotto effetti collaterali, determinandone il peggioramento Ora il malato ansima. I familiari hanno perso ogni speranza, soprattutto dopo l’estremo tentativo effettuato dall’entourage sanitario nel pomeriggio di domenica. Le due pasticche di “Gelbison”, assunte a stomaco vuoto, hanno fatto precipitare la situazione. Che ora è drastica! La sofferenza è tanta. Solo la clemenza divina potrebbe salvarlo da morte certa, perché i sogni di potersi salvare si infrangono ogni domenica in quello SCOGLIO che, per diversi decenni, fece innamorare tutti gli amanti del calcio.


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