Veronese: “la fuga di Vannacci, il regalo al centrodestra e il destino dei traditori”

Il presidente dell’Associazione LIFE, Simone Antonio Veronese, attacca l’addio alla Lega: “Nessuna censura, ma incompatibilità con un progetto di governo moderno”. E difende la linea di Matteo Salvini: “il centrodestra prende le distanze da ogni nostalgia ideologica”

“Chi opera ogni giorno nelle scuole, accanto ai ragazzi, attraverso lo sport, l’educazione al rispetto delle regole, alla lealtà e al senso di comunità, impara una verità semplice ma profonda: le parole valgono poco se non sono accompagnate dai comportamenti. Ed è proprio da questa prospettiva educativa — non ideologica, non tifosa — che va letta la scelta di Roberto Vannacci”. Lo afferma in una nota il Prof. Simone Antonio Veronese, Presidente dell’Associazione LIFE.

“La sua uscita dalla Lega non è un atto di coraggio, né una ribellione romantica. È una fuga politica calcolata, maturata nel momento in cui si è reso conto che certe idee non avevano spazio, né futuro, all’interno di un progetto politico serio e di governo.  Nessuna emarginazione, nessuna censura. È doveroso chiarirlo con onestà: Vannacci non è stato ostacolato. Al contrario, ha ricevuto fiducia piena, fino a una nomina rapidissima a vicesegretario, segno inequivocabile di apertura e inclusione. La rottura non nasce dal ruolo, ma dalla linea politica”.

“Quando Vannacci ha tentato di riproporre e amplificare un’ideologia di estrema destra, fatta di suggestioni nostalgiche e di schemi superati, ha trovato un limite netto. Non un muro personale, ma una scelta politica consapevole. Quelle idee non trovano spazio non perché proibite, ma perché non rappresentano più il Paese reale. La Lega di oggi, guidata da Matteo Salvini, sta costruendo un partito territoriale, moderato, popolare, radicato in tutta Italia, orientato alla buona amministrazione, alla difesa delle opere pubbliche, delle infrastrutture e dello sviluppo concreto. Non un partito ideologico, ma un partito di governo. Ed è proprio questa impostazione a rendere incompatibile ogni tentativo di riportare in vita vecchie categorie politiche, che appartengono al passato e non al futuro”.

“Il paradosso politico: un doppio regalo al centrodestra. La fuga di Vannacci produce un effetto politico ancora più ampio e significativo: non solo rafforza il centrodestra, ma indebolisce ulteriormente il centrosinistra. Perché il centrosinistra ha costruito per anni un intero impianto narrativo su un presupposto: la destra come minaccia, come pericolo, come ritorno di ideologie estreme. Oggi quel castello si sfalda da solo.

La fuoriuscita di Vannacci dimostra, nei fatti, che:

• le ideologie estremiste non trovano spazio nella Lega
• non trovano spazio nel centrodestra
• non sono compatibili con un progetto politico moderno e democratico

Vannacci non è stato espulso: se n’è andato perché quelle idee non avevano cittadinanza politica. Ed è questa la dimostrazione più forte che il centrodestra non ha nulla a che fare con nostalgie ideologiche, togliendo al centrosinistra l’unico argomento identitario che ancora agitava. Un regalo politico enorme, fatto senza volerlo soprattutto a Matteo Salvini”.

“La storia insegna: i traditori non vincono mai. C’è poi una lezione che va oltre la contingenza politica, una lezione che la storia ripete senza eccezioni. I traditori cambiano bandiera, ma non cambiano destino. Marco Giunio Bruto, che tradì Giulio Cesare nel nome di ideali proclamati, finì sconfitto e suicida, ricordato non come liberatore ma come simbolo di infedeltà. Giuda Iscariota barattò la fiducia per un tornaconto immediato e rimase nella storia come archetipo del tradimento. Benedict Arnold, passato al nemico, non fu mai stimato né da chi lo aveva accolto né da chi aveva tradito”.

“La regola è sempre la stessa: chi tradisce una volta non è mai affidabile. Viene usato, isolato, poi dimenticato. La lezione educativa che resta. Nelle scuole e nello sport insegniamo ai ragazzi che la squadra viene prima dell’ego, che la fiducia ricevuta è una responsabilità, non un titolo di credito da incassare e spendere altrove. Chi prende la fiducia, occupa il ruolo e poi abbandona il campo perché il gioco non gira intorno a lui, non insegna libertà. Insegna solo opportunismo. La politica, come la vita, può anche perdonare gli errori. Ma non dimentica chi ha confuso l’onore con l’ambizione. E la storia, su questo, non ha mai cambiato giudizio”.