Ci siamo! Finalmente Sanremo. Una lunga attesa in cui Carlo Conti si è divertito a regalare spizzichi e bocconi di quello che, a detta sua, sarà il suo ultimo Festival, iniziato ufficialmente oggi con una lunghissima serata inaugurale. Tutti e 30 i cantanti in gara si sono alternati sul palco. “Ritmo radiofonico”… mica tanto: abbiamo sfiorato le due di notte. Ma anche questa è una delle consuetudini del Festival: si fa nottata.
E se non ce l’avete fatta a restare svegli, se vi siete persi qualche esibizione, o volete semplicemente sapere se la pensiamo diversamente o allo stesso modo sui brani che vi sono piaciuti di più (o che vi hanno fatto schifo!) ecco le pagelle di StrettoWeb.
Le pagelle di Sanremo 2026
Ditonellapiaga – Che fastidio! 7
Ha il look, la personalità irriverente e la canzone tormentone per essere la sorpresa del Festival al femminile. Le sonorità dell’elettronica che sfociano nella bossa nova (dopo averla citata) sono una chicca. L’inizio ricorda un po’ Rosa Chemical. Se dovesse sciogliersi definitivamente (cantare per prima, la prima sera non è facile) può fare bene.
Michele Bravi – Prima o poi 6
Classico. Scegliete voi che accezione dargli. Lui è intimo, delicato, sobrio La ballata è un po’ vecchiotta, Michele compensa con il talento vocale che gli regala la sufficienza.
Sayf – Tu mi piaci tanto 7
La prima sorpresa in positivo. Pop fresco e impattante, lui molto ‘chill’. Cita Cannavaro ai Mondiali 2006 e Berlusconi “L’Italia è il Paese che amo”. È radiofonica, funzionerà anche sui social.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me 6
Mara Sattei ha talento, ma sembra non voler osare. La canzone è un po’ fuori dal tempo, ma non ha nemmeno una vibe old school accattivante, è proprio vecchiotta. Peccato.
Dargen D’Amico – AI AI 7
Corvo d’Argento, Sacre Scuole, la genesi dei Club Dogo. Beati voi che lo avete scoperto solo a Sanremo. La penna è arguta, la canzone è da tormentino (Come si Balla faceva più presa), il messaggio c’è. Un po’ funk, un po’ disco, e fa riflettere: una “festa pensante” nata da una grande testa pensante.
Arisa – Magica favola 6.5
Arisa ha una voce straordinaria che, unita alla ‘favola’ della canzone (la storia della sua vita), rende tutto un po’ disneyano. In senso buono. La qualità canora le regala mezzo voto extra.
Luchè – Labirinto 5
Nome importante del rap italiano, rimasto per anni underground, da qualche tempo passato al mainstream. Chissà che con Sanremo possa farsi conoscere al pubblico generalista. Rappa bene, cantato ampiamente rivedibile. Forse un ritornello femminile avrebbe aiutato.
Tommaso Paradiso – I romantici 7.5
Una ballata dedicata alla figlia nata lo scorso anno. Un altro papà, dopo Brunori, che porta l’amore romantico e genitoriale sul palco. L’ex “Giornalista” parte tra i favoriti della vigilia e consolida questo status con una canzone di alta classifica, è da capire quanto alta…
Elettra Lamborghini – Voilà 5
Elettrica, come nel nome. Divertente, simpatica, emozionata. Sulla canzone non ci aspettavamo nulla, quindi non correvamo il rischio di restare delusi.
Patty Pravo – Opera 5
11 volte a Sanremo. Una dea della musica nel suo tempio prediletto. E si ritrova a interpretare Giovanni Caccamo. Ma chi lo ha deciso? Ha fatto di meglio in carriera, per fortuna.
Samurai Jay – Ossessione 6
Parte forte, poi rallenta, ritmo latineggiante, ci rappa sopra. La voce di Belen in chiusura mette quel tocco di pepe in più. Il primo samurai sudamerica-napoletano. E strappa una sufficienza solida.
Raf – Ora e per sempre 6
Canzone d’amore classica, seppur ci sia lo zampino del figlio che però non sembra aggiungere modernità. Senza infamia e senza lode, che per uno con l’esperienza di Raf sa di negativo
J-Ax – Italia Starter Pack 7
Un bel viaggio. No, non siamo tornati al 2023. Intendiamo, un bel viaggio tutta la canzone. Torna il J-Ax che canta maschere e vizi dell’italiano medio, con una spruzzata di country, in una bolgia tra violinista e cheerleader che richiamano l’influenza americana.
Fulminacci – Stupida sfortuna 7.5
Più sicuro rispetto alla versione 2021 (com’è normale che sia). Canzone fresca, pop, che ricorda un po’ del cantautorato italiano anni ‘80. Sottovalutato alla vigilia, dopo questa sera…
Levante – Sei tu 5
Lei è sempre molto elegante e raffinata, tanto nei look quanto nella voce. Peccato che la canzone sia uguale, ma con un’accezione negativa, quell’eleganza che sa di stantio, una raffinatezza un po’ pesantuccia.
Fedez & Marco Masini – Male necessario 8
Una coppia strana, già vista l’anno scorso nella serata duetti, che ha funzionato così bene da tornare in gara. Non delude le attese della vigilia che li davano tra i favoriti. Fedez rappa bene e tiene altrettanto nel duo cantato, Masini spacca nel ritornello con la sua voce tagliente.
Ermal Meta – Stella stellina 5.5
Ermal Meta è bravo, sa scrivere, canta in modo particolare. La canzone ha anche un ritmo mediorientale che coinvolge, lui la interpreta bene. Ma è inutile girarci intorno, quando si parla di Gaza, e lo si fa ignorando metà della storia, è sempre ipocrita e moralmente scorretto. Ermal Meta ha provato la furbata impegnata, modello Cristicchi 2025, ma ancora più sfacciata: dalla malattia della mamma siamo passati alla bambina di Gaza. Vincerà uno dei premi secondari per obbligo.
Serena Brancale – Qui con me 8.5
Polistrumentista, spazia fra più generi e stili, capacità attoriale, gran voce. Un’artista completa. E questa volta sul palco dell’Ariston porta una canzone intima che spiazza tutti, ben lontana dai recenti successi come “Anema e Core” o “Baccalà”. Non sembra nemmeno la stessa artista. La dedica è alla mamma scomparsa, la sorella che dirige l’orchestra rende tutto più intimistico. L’interpretazione è da brividi, si prende la standing ovation: è candidata alla vittoria finale.
Nayt – Prima che 6
Nayt è una delle penne più belle del rap italiano e rappa anche bene, da sempre. Perché non faccia successo, nonostante la scrittura, è un altro paio di maniche. Forse gli manca il guizzo, peccato.
Malika Ayane – Animali notturni 7
Malika è una grande cantante, di quelle così brave che spesso si convincono di dover fare solo canzoni serie, ariose, finendo per limitarsi e poi sfiorire. Ecco, questa è l’opposto. Tribale, sudamericana, animalesca come nel titolo e nel testo. Fa ballare, si diverte e mostra un altro lato del suo talento senza sminuirsi.
Eddie Brock – Avvoltoi 5
La chitarra iniziale ricorda Ed Sheeran, la ballata fa un po’ il verso ai Modà, un po’ a Olly. Ha qualche problema con la cuffia, prova a recuperare con qualche urlo e un po’ di gestualità. Ma non guadagna granchè.
Sal Da Vinci – Per sempre sì 7.5
Probabilmente per il pubblico, a livello di coinvolgimento, è un 10. Ed è la grande arma che Sal Da Vinci sa padroneggiare: la reazione della platea alla sua entrata sulle note di “Rossetto e Caffè” è clamorosa. Lui piazza un’altra mina: tutti i matrimoni 2026, 2027 e azzardiamo anche 2028 a Napoli e dintorni avranno questa colonna sonora. Il corredo di gestualità e frasi in napoletano infiocchettano una bomba.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare 7
Toccante, intimista, lo fa notare toccandosi il petto, vicino al cuore. Un bel pezzo quello di Enrico Nigiotti, spesso, troppo sottovalutato. Si prende gli applausi interpretando una bella canzone, delicata, nella quale non ha bisogno di strafare. Perchè ha il talento e l’esperienza per fare bene e ne è consapevole.
Tredici Pietro – 6
Non gli parte il microfono, ma non si lascia intimidire. Rappa, canta, interpreta. Talento di famiglia per il figlio di Gianni Morandi. La canzone regala qualche passaggio interessante nel testo, all’inizio fa un po’ il verso a Tedua. Non convince pienamente, ma magari migliora.
Chiello – Ti penso sempre 6
L’aver visto il meme su Lupo Lucio prima di questa pagella è un colpo basso a ogni possibile giudizio di obiettività. Chiusa la parentesi borderline con gli FSK (con la quale proviamo a riprendere credibilità), Chiello sta provando a costruirsi una strada personale sull’emo-rap-indie. Particolare “quindi amarsi a cosa serve? Se finiamo per odiarci. Quanto tempo che si perde. A dirsi ti amo e dopo addio“.
Bambole di Pezza – Resta con me 7
Inno pop-rock al girl power, il loro stile. Portano sul palco dell’Ariston il peso della prima volta (nonostante la gavetta le aiuti) e quello di essere l’unica band, per altro al femminile (storica a Sanremo), una rarità. E quindi la sufficienza è d’obbligo. Poi la canzone spinge, la voce c’è, sono parecchio convincenti.
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta 6.5
Carini, affiatati (coppia anche nella vita), indie. Hanno preso lo spot dei Coma_Cose dopo che sono implosi. La canzone è orecchiabile e ironica quanto basta.
Leo Gassmann – Naturale 5.5
Gli scappa una stonatura. Ma non è quello il problema. Fatica sempre a trovare il suo posto ed è ampiamente superata la questione di essere ‘figlio di’. La canzone sembra uscita da una colonna sonora di una commedia italiana dei primi anni 2000 tra Roma, baci e motorini. Ha fatto di peggio, chissà se farà di meglio.
Francesco Renga – Il meglio di me 6
Punta sulla voce, senza esplodere, con controllo e l’esperienza. Al pubblico piace, un po’ per il look, un po’ per la storia musicale che si porta dietro (Angelo l’hanno cantata tutti all’ingresso, compresa Laura Pausini). C’è sempre il dubbio che sia ancora nel giro musicale che conta.
LDA & Aka7even – Poesie clandestine 6
L’amore fra i vicoli di Napoli cantato dal figlio di Gigi D’Alessio e dall’ex stellina di Amici. Fanno un po’ di casino, si divertono, c’è sintonia, il pezzo è ballerino e leggero. E dire a qualcuno “sei come Napoli sotterranea” è un gran bel complimento.


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