“Sanità? No, razzismo istituzionale”: arriva da Reggio la critica all’accordo Calabria-Emilia Romagna

Mobilità sanitaria, Michele Conia contro l’accordo Calabria-Emilia Romagna: "imposta una dogana sanitaria contro i cittadini calabresi. È razzismo istituzionale"

“In merito all’accordo siglato tra le Regioni Calabria ed Emilia-Romagna sulla mobilità sanitaria, esprimo la mia più netta e indignata contrarietà. Siamo di fronte a quella che, senza mezzi termini, può essere definita una vera e propria dogana sanitaria”. E’ quanto afferma il consigliere metropolitano delegato alla Sanità, Michele Conia, che in una nota parla della “realizzazione di un vero e proprio confine amministrativo contro il diritto alla cura dei cittadini calabresi. Un accordo – spiega Conia – che limita la libertà di scelta terapeutica, restringe l’accesso alle strutture di eccellenza fuori regione e mortifica chi, già costretto a viaggi della speranza, ora si vede chiudere ulteriormente le porte”.

Secondo il consigliere metropolitano si tratta di “una decisione politicamente miope, moralmente inaccettabile e giuridicamente sospetta. La Costituzione – sottolinea – tutela la salute come diritto fondamentale e sancisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione territoriale. Quale uguaglianza resta se a un cittadino calabrese viene, di fatto, impedito di curarsi dove ritiene più opportuno? Questa intesa – aggiunge Michele Conia – istituzionalizza una discriminazione territoriale che ha un sapore amaro perché rischia di introdurre un principio pericoloso secondo cui il diritto alla salute varia in base al codice di avviamento postale. È un precedente gravissimo che sa di razzismo istituzionale e colpisce una popolazione già segnata da carenze strutturali e servizi insufficienti”.

Quindi, il consigliere di Palazzo Alvaro chiama in causa direttamente Roberto Occhiuto, Governatore e super Commissario per la Sanità calabrese: “chi ha nelle proprie mani sia la guida politica della Regione sia i poteri straordinari sul sistema sanitario non può sottrarsi alle proprie responsabilità. Se l’obiettivo era ridurre la mobilità passiva, la strada non è chiudere le porte ai pazienti, ma rendere la Calabria attrattiva, efficiente e credibile sul piano sanitario”.

Secondo Michele Conia, “invece di colmare il divario con investimenti strutturali, assunzioni stabili, tecnologie moderne e programmazione seria, si sceglie la via più semplice e più ingiusta, quella di comprimere la libertà dei cittadini calabresi. È una vergogna – incalza – che si tenti di riequilibrare i conti non migliorando l’offerta sanitaria regionale, ma limitando un diritto costituzionale. Non si governa un sistema sanitario creando pazienti di “serie B” e non si può accettare che venga introdotta una “dogana” che divide gli italiani lungo un confine regionale”.

Così, Michele Conia chiede “un immediato confronto pubblico con i vertici della Regione ed una verifica puntuale di legittimità costituzionale dell’accordo Calabro-emiliano. La salute – conclude il consigliere Conia – non è una concessione, né è una voce di bilancio da comprimere e neppure un privilegio geografico. È un diritto. E i diritti non devono conoscere frontiere”.