Reggio Calabria ferita dal maltempo non si arrende: contro i danni e contro l’indifferenza dei media nazionali

La devastazione del lungomare e il silenzio dei telegiornali nazionali riaprono una ferita antica: tra polemiche social e assenza mediatica adeguata, la città viene puntualmente ignorata

  • maltempo a reggio calabria 13 febbraio 2026 lidi lungomare distrutti
    Foto di Sabrina Calabrò
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    Foto di Sabrina Calabrò
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  • maltempo a reggio calabria 13 febbraio 2026 lidi lungomare distrutti
    Foto di Sabrina Calabrò
  • maltempo reggio calabria lido pepys lungomare
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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di Alessio Marrari – Esiste una geografia dell’anima che trascende le semplici coordinate sulla mappa, un’appartenenza profonda che nessuna distanza può cancellare. Per chi porta dentro di sé il mare dello Stretto, Reggio Calabria non rappresenta soltanto il luogo di nascita: è l’epicentro esistenziale, il centro gravitazionale attorno cui ruota l’intera costellazione identitaria. Ecco perché le immagini della devastazione inflitta alla pavimentazione del lungomare e al patrimonio urbano hanno prodotto una lacerazione viscerale, un trauma che penetra gli strati più profondi della coscienza collettiva.
Le fotografie e i video diffusi attraverso quotidiani, televisioni e canali social raccontano di una ferita profonda inferta a quello che D’Annunzio definì, con intuizione poetica, “il chilometro più bello d’Italia”, quell’incomparabile belvedere proteso sullo Stretto, dove l’Etna si staglia come quinta scenografica di una bellezza che sfida ogni descrizione.

Sui telegiornali il nulla assoluto

Eppure, al di là dello sgomento per i danni materiali, si insinua un’altra forma di amarezza, più subdola e corrosiva. Nell’architettura informativa dei telegiornali nazionali hanno trovato spazio le cronache del cosentino, le narrazioni del vibonese, ma della città dello Stretto? Il nulla assoluto, l’oblio mediatico. Nessun approfondimento, nessun collegamento in diretta, nessuna analisi. Un silenzio che, lungi dal sorprendere, continua a ferire profondamente. Perché quando la narrazione riguarda la cronaca criminale o le patologie sociali, l’attenzione mediatica si accende istantaneamente, generando dibattiti, ospitate televisive, proclami e quella consueta narrazione stereotipata che riduce il Sud a caricatura. Ma quando a essere colpito è un simbolo di bellezza, un patrimonio identitario e un bene collettivo, cala il sipario dell’indifferenza nazionale.

Evento meteorologico di straordinaria violenza ha devastato porzioni consistenti del lungomare

Un evento meteorologico di straordinaria violenza ha devastato porzioni consistenti del lungomare più prestigioso d’Italia. E il web? Si è trasformato, in parte, in un’arena polemica. Sui social network si sono moltiplicate le invettive contro le strutture balneari non smantellate, rimaste sulla battigia in vista della prossima stagione estiva. Ma qui si impone una necessaria distinzione. Le eventuali responsabilità legate a concessioni, autorizzazioni e contenziosi costituiscono materia tecnico, amministrativa, di competenza degli organi preposti. Non possono e non devono confondersi con ciò che oggi si manifesta sotto gli occhi di tutti: il danneggiamento del patrimonio pubblico, degli arredi urbani e degli spazi che appartengono alla collettività, mantenuti con le risorse dei cittadini.

La questione centrale è un’altra: il dopo. La ricostruzione, il ripristino, la capacità di visione. Che la pavimentazione venga restaurata costituisce il minimo indispensabile. Ma l’accaduto potrebbe, e dovrebbe, trasformarsi in occasione per un intervento più ampio di ammodernamento e riqualificazione. Le rifiniture segnate dal tempo meritano nuova vita. E merita attenzione anche l’area del playground dedicato alla memoria di Kobe Bryant, che a poco più di un anno e mezzo dalla realizzazione mostra già i segni dell’umidità e, in alcuni casi, di episodi vandalici. Anche quello spazio costituisce parte integrante del nostro fronte mare, simbolo di un’apertura internazionale e di un dialogo tra generazioni.

Capitale umano straordinario

Reggio ha sempre dimostrato di possedere un capitale umano straordinario. I reggini, ovunque nel mondo, si distinguono per cultura, capacità imprenditoriale e attitudine a fare rete. È da qui che bisogna ripartire. Dai social come spazio di proposta e non di scontro, fino ad azioni concrete di volontariato, pulizia e riqualificazione. Non per sostituirsi alle istituzioni, ma per affiancarle con determinazione, per ribadire che l’amore per la propria città non è vuota retorica, bensì responsabilità condivisa e pratica quotidiana.

Oggi il lungomare è ferito. Domani può tornare a essere più forte

La storia, tanto recente quanto remota, insegna che troppo spesso lo Stato è apparso distante, quando non latitante. Ma insegna anche che Reggio Calabria sa contare sulle proprie forze. Sa rialzarsi dalle difficoltà, sa trasformare le ferite in occasioni di riscatto collettivo. È questa la Reggio che conosciamo e amiamo: quella laboriosa, solidale, orgogliosa della propria identità. Quella che non fa rumore nei palazzi romani, ma che costruisce ogni giorno, lontano dai riflettori, il proprio futuro. Oggi il lungomare è ferito. Domani può tornare a essere più forte, più moderno, più curato. A condizione che la città scelga di fare ciò che le riesce meglio: stringersi, reagire con determinazione, dimostrare ancora una volta che l’identità non si piega alle mareggiate, né si arrende all’indifferenza.