“Se la visione è una Reggio più vivibile e realmente turistica, allora dobbiamo avere il coraggio di dirlo fino in fondo: una città turistica non nasce per decreto, né per addizione di piccoli interventi. Nasce quando le sue funzioni principali vengono riorganizzate in modo coerente, quando la mobilità viene ripensata separando i flussi, quando il fronte mare torna ad essere ciò che deve essere: spazio pubblico di qualità e grande piattaforma dell’ospitalità”. E’ quanto afferma Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina.
“Il primo punto è semplice: il lungomare e la via Marina non possono essere, insieme, passeggiata identitaria e corridoio amministrativo. In epoca digitale, la concentrazione di uffici nel tratto più pregiato della città è un anacronismo urbanistico. La delocalizzazione della “città degli affari” a monte non significa impoverire il centro, ma liberarlo: liberare spazi, funzioni, prospettive. E, soprattutto, rendere possibile ciò che oggi appare difficile: la riconversione di grandi volumi, pubblici e privati, in strutture alberghiere e servizi turistici di fascia alta, riportando Reggio nel circuito delle città mediterranee che sanno trasformare il valore paesaggistico in economia reale”.
“Ma questa operazione non regge senza un secondo pilastro: la mobilità. La città soffre perché confonde traffico di attraversamento e traffico urbano. Spostare a monte il raccordo della 106, lasciando l’attuale asse dedicato al solo traffico cittadino, vuol dire restituire ordine. Vuol dire sicurezza, fluidità, qualità dell’aria e, soprattutto, possibilità di ricucire i quartieri senza subire ogni giorno l’effetto “barriera” di un’infrastruttura nata per tutt’altro compito”.
“A questo punto entra la terza intuizione, forse la più moderna: collegare il nuovo raccordo alla città non con innesti casuali, ma utilizzando le aste longitudinali naturali, a partire dai torrenti Sant’Agata e Calopinace, e un asse trasversale collinare capace di distribuire i flussi senza schiacciare tutto sulla costa. Non è solo viabilità: è un disegno morfologico. È la città che smette di essere “lineare” e torna tridimensionale, mare–collina, evitando che ogni movimento finisca per gravare sul centro”.
“Dentro questa geometria può nascere il quarto pilastro: un nuovo sistema di attrattori urbani. L’ex fiera di Pentimele può diventare un polo fieristico e congressuale legato alle tecnologie agrumicole e alla ricerca mediterranea: un luogo dove turismo congressuale, identità produttiva e innovazione si tengono insieme. Se lo si collega con un sistema di mobilità efficace – funivia verso la collina e connessione con l’Università – si costruisce una cerniera tra città e sapere, tra economia locale e reti internazionali”.
“Il quinto pilastro è la vocazione marittima: un porto turistico moderno e un sistema di connessioni rapide verso aeroporto, stazione e grandi attrattori culturali, incluso il Museo Nazionale della Magna Grecia ed il Museo del Mare. Porto e aeroporto non devono essere “punti”, ma elementi di una rete integrata: ferroviaria, metropolitana di superficie, trasporto urbano efficiente, interscambio vero. Il turismo, oggi, è prima di tutto accessibilità”.
“Infine, il cuore verde: nella medio-alta valle del Calopinace, un Parco Urbano del Calopinace collegato direttamente al nuovo raccordo e alla città attraverso l’asta del torrente. Un parco non come ornamento, ma come infrastruttura ambientale e sociale: sport, natura, educazione, benessere, resilienza. È l’altra faccia della città turistica: non solo cartolina sul mare, ma qualità della vita quotidiana”.
“Questo disegno può sembrare ambizioso. Ma la domanda decisiva non è “dove troviamo i soldi”, bensì “abbiamo una visione abbastanza chiara da attrarre risorse pubbliche e private?”. Le risorse seguono i progetti credibili, non i desideri generici. Reggio ha bisogno di una piattaforma programmatica vera: poche idee forti, coerenti, misurabili nel tempo. E di una comunità capace di discuterle senza tifoserie, perché una città turistica non si improvvisa: si progetta. Mi auguro che le forze politiche ed i movimenti, che scenderanno in campo per le prossime comunali, vogliano analizzare, recepire, integrare, modificare, questa “visione”, sperando che i sogni diventino realtà grazie all’impegno di tutti”.


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