Referendum sulla Giustizia: le ragioni del Sì e il sostegno dell’avvocato Cataldo Calabretta (Lega)

Cataldo Calabretta, esponente calabrese della Lega di Matteo Salvini, già Sub Commissario regionale, ha espresso pubblicamente il proprio sostegno alla riforma

Il dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia entra nel vivo in vista del referendum di marzo 2026. Tra giuristi e operatori del diritto cresce il confronto sulle implicazioni del voto, mentre il fronte del Sì sottolinea la necessità di intervenire su equilibri e funzionamento del sistema giudiziario italiano per garantire maggiore efficienza, trasparenza e parità tra le parti nel processo penale. Secondo i sostenitori della riforma, il voto favorevole rappresenterebbe un passaggio decisivo verso un modello di giustizia più moderno e coerente con i principi del giusto processo. In particolare, uno degli aspetti più evidenziati riguarda la necessità di rafforzare il contraddittorio e assicurare un equilibrio effettivo tra accusa e difesa, ritenuto essenziale per garantire diritti e tutele ai cittadini coinvolti in procedimenti giudiziari.

“Se vincerà il Sì diventeremo finalmente un Paese civile”

Tra le voci favorevoli si inserisce quella dell’avvocato Cataldo Calabretta, esponente calabrese della Lega di Matteo Salvini, già Sub Commissario regionale, che ha espresso pubblicamente il proprio sostegno alla riforma. “Se vincerà il Sì diventeremo finalmente un Paese civile, in cui in un procedimento penale accusa e difesa si confronteranno ad armi pari”, ha dichiarato, sottolineando come il referendum possa contribuire a rafforzare i principi di equilibrio e imparzialità del sistema giudiziario. Il Comitato nazionale “Si Riforma” per una giustizia più equilibrata Cataldo Calabretta ha aderito al Comitato Nazionale che sostiene le ragioni del Si, presieduto dal Professore Nicolò Zanon e di cui è portavoce Alessandro Sallusti; e ha come fondatrici le consigliere laiche del Consiglio superiore della magistratura (CSM), gli Avvocati Isabella Bertolini e Claudia Eccher. Il Comitato mette insieme professionisti del diritto, magistrati e cittadini con l’intento di rilanciare efficienza e credibilità della giustizia.

“Questa riforma costituzionale non ha alcun intento punitivo nei confronti dei magistrati”

Calabretta respinge le critiche secondo cui la riforma sarebbe orientata a penalizzare la magistratura, evidenziando invece una prospettiva diversa: “è evidente che questa riforma costituzionale non ha alcun intento punitivo nei confronti dei magistrati. Al contrario, è dalla parte dei magistrati, quelli che oggi sono letteralmente schiacciati – anche negli avanzamenti di carriera – da un sistema dominato dalle correnti e dal mercimonio del potere”. Nel fronte del Sì, molti sostenitori ritengono che la riforma possa contribuire a ridurre dinamiche interne considerate opache e a promuovere criteri più meritocratici all’interno della magistratura, favorendo al tempo stesso una maggiore fiducia dei cittadini nelle istituzioni giudiziarie. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il sistema più equilibrato e funzionale, senza compromettere l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Il referendum di marzo 2026 si preannuncia dunque come un passaggio centrale nel dibattito politico e giuridico nazionale. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi su una riforma che, secondo i promotori del Sì, potrebbe incidere profondamente sull’organizzazione della giustizia e sul rapporto tra istituzioni e cittadini, aprendo una nuova fase per il sistema giudiziario italiano.