Non si sottrae, su considerazioni più politiche che giuridiche, ma sa bene come “dribblarle” nel contesto di un argomento talmente delicato che – è storia nota – si sta politicizzando più del dovuto. Il sostituto procuratore di Palmi Federico Moleti, però, ha le idee chiare. Intervistato da StrettoWeb sul Referendum sulla Giustizia, entra nel merito, spiega le motivazioni a favore della riforma e le argomenta in modo impeccabile. “Io guardo tutti i fenomeni nel loro complesso. Se uno non facesse così direbbe no a tutto, fermerebbe il futuro e il progresso” ci tiene a precisare. Un messaggio importante che, di questi tempi, va anche oltre l’aspetto prettamente giudiziario.
Procuratore, partiamo dalla più semplice delle domande: un suo pensiero sulla riforma?
“Penso che sia una riforma fondamentale della Giustizia, che contribuisce a completare il pensiero del disegno accusatorio voluto da Giuliano Vassalli. Intervistato nel 1987 dal Financial Times, Vassalli diceva: ‘senza la separazione delle carriere il mio codice non funzionerà mai’. Nel 1988, facendo il primo codice di procedura repubblicana, il legislatore prendeva spunto dal modello anglosassone ma non lo attuava pienamente, così da far attenere una figura del pm simile a quella del giudice. Sarebbe stato corretto se si fosse mantenuto il modello inquisitorio, ma questo oggi è incoerente in un modello in cui la prova non è preocostituita ma contradditoria. Le carriere di pm e giudice non sono più influenzate vicendevolmente. Oggi questo è un modello fallimentare e inconcludente”.
E per quanto riguarda il sorteggio?
“Cambiano le modalità di elezioni dei membri del Csm, non più preferenze ma sorteggio. Il sorteggio è fatto tra persone che hanno vinto un concorso, quindi il metodo è più idoneo e imparziale. Il membro del Csm togato deve valutare curricula e giudicarli nel modo più imparziale possibile. Anche per questo io sono favorevole”.
E poi ci sarebbe una Alta Corte al di sopra di chi decide. E’ sbagliato parlare di controllo?
“Sì, è sbagliato, è una dicitura che vale per un atto amministrativo. Qua si parla di repressione di illeciti, che sono stabiliti con riserva di legge. L’Alta Corte non potrà inventarsi un illecito, chiaramente. Fino al 2006 gli illeciti dei Magistrati non erano nemmeno tipizzati. L’Alta Corte quindi offre maggiori garanzie, perché è scelta dal Capo dello Stato, ma non avrà il compito di controllare, bensì di verificare l’eventuale illecito, stabilito però dalla Legge”.
Si parla tanto di: libertà. Sia i Sì che i No, motivando la loro scelta, spiegano: ‘votando così ci sarà più libertà’. Ma dove sta la verità?
“Parlano i numeri: nei Csm che scaturiscono dalla riforma un 67% sono togati e un 33% laici. Io come governante posso controllare i giudici se controllo gli organi che ne gestiscono i trasferimenti. Il 33% è insufficiente a controllarli, tra l’altro dentro questa percentuale c’è anche una base di opposizione, quindi la percentuale di togati scende intorno al 25%. E’ un numero troppo esiguo”.
Cosa ne pensa delle correnti?
“E’ diritto Costituzionale, l’articolo 2 stabilisce la libertà del singolo nelle e dalle formazioni sociali. Significa che io posso far parte di una formazione sociale o non farne parte, è una mia libera scelta. Una proposta del tipo ‘aboliamo le correnti’ sarebbe anticostituzionale. Altro concetto è volere un Csm con appartenenti alle correnti e persone che non sono mai appartenute a questi fenomeni associativi. Il Csm che verrà fuori avrà al suo interno una varietà maggiore, da questo punto di vista”.
Purtroppo, anche questo argomento, così delicato e importante, è sfociato nella deriva politica ideologica.
“Ed è un grave peccato che si politicizzi tutto. I Ministri passano, la Costituzione resta. L’elettore non dovrebbe guardare simpatia o antipatia verso il Governo, perché poi cambia. E’ come se in un ristorante io guardo alla simpatia dello Chef e non alla qualità del piatto. Magari il piatto non è buono ma lo Chef mi sta simpatico, o viceversa. Non funziona così. Va analizzata la riforma nel merito”.
Però l’orientamento sembra chiaro: a Destra votano Sì, a Sinistra buona parte No, anche se qualcuno ha dichiarato di essere favorevole.
“Io vedo molte persone che hanno un orientamento politico centrista in gran parte favorevoli alla riforma. E’ un qualcosa che la Destra ha fatto proprio, però va ricordato che Vassalli era un esponente socialista, quindi di Sinistra, anche se non radicale”.
Cosa ne pensa delle parole di Gratteri?
“Quelle di Gratteri sono dichiarazioni infelici. L’intenzione sua, su ciò che voleva dire, non è dato saperla. Di certo però quelle parole possono aver ferito molte persone, che si sono sentite chiamate in causa, che votano sì e che non hanno problemi con la Giustizia”.
In una recente intervista ha detto che molti suoi colleghi in Calabria non apprezzano i toni di Gratteri.
“Io non sono un sondaggista, quindi sono l’ultima persona a cui fare questa domanda, però posso dire che ai Comitati del Sì ho trovato persone che con passione portano avanti questa teoria, cioè il Sì e le motivazioni del Sì, al di là delle dichiarazioni dell’autorevole collega”.


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