Prima i ProPal, ora Askatasuna. La Figec chiede l’introduzione del reato di “ostacolo all’attività giornalistica”

Prima le violenze dei ProPal, ora quelle di Askatasuna. Giornalisti nel mirino degli invasati di sinistra, la Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione chiede l'introduzione del reato di "ostacolo all’attività giornalistica"

Giornalisti nel mirino degli invasati di sinistra. Prima i ProPal che sono arrivati a distruggere la sede de “La Stampa” poichè “complice della narrazione pro Israele” (in realtà giornale di sinistra e critico con Israele). Ora le violenze al corteo di Askatasuna contro la troupe della Rai. Raccontare la realtà dei fatti, avere un punto di vista differente (e come nel caso de “La Stampa”, anche uguale) è diventato un pericolo per chiunque esercita la professione di giornalista e si ritrova ad avere a che fare con gli ambienti della sinistra radicale.

La Figec, Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, ha da tempo avanzato sia in Parlamento sia al Ministero dell’Interno delle proposte volte a contenere il dilagare di minacce e di atti di violenza nei confronti dei giornalisti per limitare o imbavagliare la libertà di informazione.

In particolare si è proposto di introdurre il nuovo reato di “ostacolo all’attività giornalistica” che preveda che: “chiunque, per limitare o impedire la ricerca, la raccolta, la ricezione, l’elaborazione, il controllo, la pubblicazione o la diffusione di informazioni, opinioni o idee di interesse pubblico, utilizza violenza, minaccia o frode in danno di soggetti esercenti l’attività giornalistica, è punito con la reclusione da due a sei anni“.

La norma, frutto del lavoro di giornalisti, autorevoli giuristi, magistrati e costituzionalisti, trae origine non soltanto dall’articolo 21 della Costituzione, ma anche dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dall’articolo 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

La Figec ha chiesto al ministro Piantedosi di introdurre tale disposizione nel Pacchetto Sicurezza. Sono diversi gli interventi normativi (leggi n. 7/2007, n. 113/2020, n. 56/2023, n. 25/2024 e n. 71/2024) con i quali il legislatore penale ha delineato una maggiore tutela dei soggetti impegnati in prima linea al servizio dei cittadini (forze dell’ordine operanti in occasione di manifestazioni sportive; esercenti una professione sanitaria o socio-sanitaria, docenti e personale della scuola, ecc.).

L’art. 20 del decreto-legge sicurezza 11 aprile 2025 n. 48, convertito con modificazioni nella legge 9 giugno 2025 n. 80, è intervenuto sull’art. 583-quater c.p., estendendo indistintamente questa forma di protezione penale a tutti gli agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza che subiscono aggressioni nell’adempimento delle loro funzioni.

Una certezza della pena che andrebbe estesa anche a chi aggredisce i giornalisti impegnati, ogni giorno, a svolgere la propria professione fornendo un servizio essenziale ai cittadini mentre mettono a rischio la propria incolumità e la propria vita.