“Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici“. Così uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso nel caso della morte di Abderrahim Mansouri ha confermato a verbale, interrogato il 19 febbraio, le “richieste di soldi e droga” da parte dell’assistente capo Carmelo Cinturrino in carcere da ieri per omicidio volontario. L’agente l’ha descritto come violento e “poco raccomandabile”: pestava pure con “accanimento” con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri detto Zack: “So che lui lo voleva prendere“.
La scorsa settimana, infatti, i quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, difesi dagli avvocati Massimo Pellicciotta, Antonio Buondonno e Matteo Cherubini, sono stati interrogati dal pm Giovanni Tarzia e dagli investigatori della Squadra mobile della Polizia. E in più passaggi dei verbali alcuni hanno confermato quel quadro di richieste di pizzo e droga e pestaggi che sono al centro degli approfondimenti dell’inchiesta su Cinturrino, coordinata anche dal procuratore Marcello Viola.
“Che lei sappia ha mai visto che Cinturrino non ha fatto un verbale di sequestro di sostanza?“, ha chiesto il pm. E un agente: “Lo presumo. Se mi dicono che ha preso della sostanza e poi non vedo un verbale di sequestro mi viene il dubbio (…) se ne parlava che non era tutto pulito e lineare (…) noi eravamo al bosco e spesso non riuscivamo a trovare nulla, mentre lui aveva sempre qualcosa. Quindi ci sono venuti dei dubbi e cercavamo di stare distaccati“. Un altro collega gli ha raccontato che non voleva “uscire da solo con lui, non gli piaceva il fatto che la sostanza apparisse dal nulla (…) i dubbi diventavano sempre più forti“.
Sempre il poliziotto interrogato ha messo a verbale, ad esempio, che un frequentatore del bosco gli avrebbe detto “lasciandomi basito ‘se io do tutto di solito mi lasciano stare’, intendendo la busta con tutto, monete, soldi, sostanza“. Sempre nei verbali – uno è di un ispettore del Commissariato Mecenate, che è tra gli indagati – si legge: “Mi hanno detto che con ‘Luca’, soprannome di Carmelo, facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava“. E poi ancora “urla, schiaffi, qualche colpo con un pezzo di legno (…) lo faceva per farsi dire dove era la sostanza“.
Agente: “Cinturrino mi scrisse per far credere che Zack fosse ancora vivo”
Carmelo Cinturrino, l’assistente capo in carcere da ieri per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, mandò messaggi ad un altro agente, che era presente nel bosco di Rogoredo per l’operazione antispaccio, dopo che aveva già sparato al 28enne ma per fargli “credere che a quell’ora Zack“, soprannome del giovane, “non era ancora morto“. E’ un dettaglio rivelato nell’interrogatorio del 19 febbraio dal collega del 41enne. Alle 17.46 (il colpo alla testa è delle 17.33) l’agente ricevette tre messaggi da Cinturrino con scritto: “E’ arrivato in fondo Zack. Zio. Vieni che è lì“. Agente che, comunque, aveva già visto “il corpo a terra“.


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