Ammettiamolo: tutti abbiamo inventato scuse, più o meno credibili, a volte anche assurde, per non aver fatto i compiti. Ma chi di noi ha giustificato il fatto di non aver potuto studiare per essere stato in gara alle Olimpiadi? È il caso di Madeline Schizas, che ha dovuto ritardare la consegna di un progetto universitario poichè rappresenta il Canada alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
La ventiduenne studentessa-atleta canadese ha scritto una mail al suo professore di sociologia alla McMaster University di Ontario provando la convocazione nella nazionale di pattinaggio artistico con tanto di articolo del Comitato olimpico, rilanciato sui suoi canali social.
Sportivamente parlando, il compito lo ha svolto egregiamente: non solo ha gareggiato nel programma corto di pattinaggio singolo femminile, ma ha portato il Canada in finale grazie alla sesta posizione guadagnata in pista.
Il caso di Schizas rimanda a un modello educativo che sta prendendo piede nelle università del Nord America e, più lentamente, in Europa: la doppia carriera per studenti-atleti. Non si tratta di un privilegio, ma del riconoscimento che competere ai massimi livelli sportivi richiede lo stesso impegno cognitivo, emotivo e organizzativo di un lavoro a tempo pieno.


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