“Nato in Italia, prigioniero in Italia. Mio figlio non può andare a Londra”: l’assurda storia dalla Calabria e la lettera a Mattarella

E' nato in Italia, ma non ha il passaporto perché prigioniero della burocrazia: la madre affidataria di un bambino, che non può andare in viaggio d'istruzione a Londra, scrive al Presidente della Repubblica

“È nato in Italia dodici anni fa, vive in Italia, studia in Italia. Eppure oggi non può uscire dall’Italia. Non può partire con la sua classe per un viaggio d’istruzione a Londra già pagato. Non può ottenere un passaporto. Non può avere un documento che lo riconosca. È un minore che esiste, ma che lo Stato non riesce a collocare. È il paradosso di un bambino italiano di fatto, prigioniero di un cortocircuito burocratico tra Italia e Romania”.

A denunciare la vicenda è Antonella Cozza, madre affidataria del ragazzo da sette anni, che ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver già interpellato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani senza ottenere risposta. Nella sua lettera parla apertamente di “una condizione di apolidia di fatto, frutto di una situazione amministrativa irrisolta. I genitori naturali rumeni – racconta – non hanno più la patria potestà, ma l’adozione non è possibile per un intreccio normativo tra ordinamento italiano e romeno che, di fatto, blocca ogni soluzione”.

Da mesi, infatti, la famiglia si muove tra consolati non collaborativi, uffici territoriali, tentativi legali in Romania e richieste formali rimaste senza esito. Il risultato è un muro. Un rimbalzo continuo di competenze e responsabilità. Il minore non riesce a ottenere il passaporto, né un titolo di viaggio per apolidi, nonostante le convenzioni internazionali prevedano strumenti di tutela in casi simili. Nel frattempo il tempo scorre. Il volo per Londra è stato acquistato dal 31 marzo all’11 aprile 2026. La classe partirà. Lui no.

“La questione – precisa ancora la mamma affidataria – non è formale. Non è tecnica. È sostanziale. Un ragazzo di dodici anni viene escluso da un’esperienza educativa e relazionale fondamentale perché intrappolato in una falla amministrativa che nessuno riesce – o vuole – risolvere. Mio figlio – scrive nella lettera a Mattarella – è bloccato in un limbo giuridico che non gli appartiene. La diagnosi informale a cui la famiglia affidataria è arrivata è chiara: condizione assimilabile all’apolidia. Ma invece di trovare tutela, il caso si scontra con inefficienze, silenzi, lentezze. In un Paese che giustamente rivendica la centralità dei diritti dei minori – dice ancora – questa vicenda apre una domanda scomoda: quanto vale davvero l’interesse superiore del bambino quando si scontra con la burocrazia?”.

La madre affidataria chiede “un intervento autorevole affinché gli uffici competenti trovino una soluzione immediata e quindi il rilascio dei documenti necessari o di un titolo di viaggio temporaneo, come previsto dalle procedure della Polizia di Stato e dalle convenzioni internazionali. Non un favore. Non un’eccezione. Semplicemente un diritto”.