Messina, Mutti e l’aneddoto sulla promozione in Serie A. Poi difende Franza: “non meritava certe illazioni. E se tornasse…”

Bortolo Mutti, allenatore che riportò il Messina in Serie A nel 2003-2004, svela un aneddoto su quell'anno e poi parla dell'allora Presidente Pietro Franza

“Nella stagione 2003-2004 vincemmo la Serie B col Messina ma non avevamo un campo dove fare gli allenamenti. Alla fine divenne uno dei nostri punti di forza”. Lo ha dichiarato Bortolo Mutti, ex allenatore della squadra siciliana che ottenne la storica promozione in A al termine della stagione 2003-2004. L’ex mister è stato intervistato da Giovanni Remigare nel corso di “Belle Storie”, il nuovo format di Stanleybet.news dedicato alla Serie B e ai suoi protagonisti in onda su Youtube sul canale del gruppo Stanleybet.

“Giocavamo le partite in casa allo Stadio Celeste che l’anno dopo sarebbe stato sostituito dal nuovo Stadio San Filippo e durante la stagione non avevamo un campo dove allenarci. Allora eravamo ospiti al campo militare. Molti giocatori si spostavano a piedi e mentre lo raggiungevano incontravano i tifosi che li incitavano mentre stavano andando a lavoro. Era un contatto che rallegrava tutti e la testimonianza che la gente di Messina ci stava seguendo e sostenendo. Un rapporto tanto genuino quanto efficace. La marea giallorossa che vedevamo nel week end allo stadio era incredibile. Mi ha dato più soddisfazione la vittoria in B di quell’anno che le successive stagioni positive in Serie A”, ha spiegato Bortolo Mutti.

“Conobbi il Presidente del Messina Franza prima dell’inizio della stagione e mi fece subito una bella impressione nonostante la giovanissima età. Un grande presidente, con una grande famiglia che non ci ha mai fatto mancare nulla. Peccato per come è finita perché non meritava di subire certe illazioni. Mi piacerebbe rivederlo in quel ruolo anche se mi sa che lui è molto restio al momento. È uno vecchio stampo e un po’ come De Laurentiis ama il calcio passionale e la sua terra e il business che c’è dietro al calcio di oggi non gli appartiene”, ha aggiunto Mutti.