Massimo Ripepi assolto da tutte le accuse, “il fatto non sussiste”: l’inchiesta shock che ha stroncato la sua carriera politica era completamente falsa | DETTAGLI

Il Tribunale scagiona il consigliere comunale di Reggio Calabria dall’accusa di favoreggiamento personale. “È il trionfo della verità dopo cinque anni di sofferenza”, dichiara Ripepi

Si chiude con la formula più ampia e liberatoria prevista dal codice di procedura penale il calvario giudiziario del Consigliere Comunale di Reggio Calabria, Massimo Ripepi. Il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste in ordine al reato di favoreggiamento personale. L’accusa ipotizzava che il Consigliere avesse convinto una madre a non denunciare presunti abusi subiti dalla figlia. La sentenza odierna smentisce categoricamente tale ricostruzione, sancendo l’assoluta innocenza di Ripepi e l’inesistenza di qualsiasi condotta illecita o morale volta a coprire fatti così gravi.

Con questa inchiesta, è stata stroncata la carriera politica di Massimo Ripepi che in quel momento era nella direzione nazionale di Fratelli d’Italia, il partito oggi al governo del Paese con Giorgia Meloni, da cui è stato costretto a dimettersi. Sul caso erano intervenuti, speculando barbaramente, tanti famosi personaggi nazionali, su tutti Andrea Scanzi che aveva dedicato a Ripepi la pubblica gogna, basata sul falso! Chissà se adesso chiederà scusa…

Le parole di Ripepi dopo l’assoluzione

Le dichiarazioni del Consigliere Massimo Ripepi: Oggi non festeggio solo la fine di un incubo, ma il trionfo della verità. Sentirsi dire che ‘il fatto non sussiste’ è una liberazione che fatico a descrivere. Sono stati oltre cinque anni di sofferenza atroce, legata a un’accusa infamante. Se non avessi creduto nell’unico e vero Dio Gesù Cristo probabilmente non ce l’avrei fatta. Il mio primo, profondo ringraziamento va alla mia meravigliosa famiglia e alla mia celeste Chiesa Cristiana di Catona, che hanno subito insieme a me una gogna mediatica senza precedenti. Siamo stati attaccati su ogni fronte: dalla politica, dal mondo della cultura e, con immenso dolore, anche da alcuni fratelli del Consiglio delle Chiese Cristiane di Reggio Calabria. Questi ultimi, senza nemmeno una telefonata per cercare un confronto, non hanno esitato a scrivere comunicati per prendere le distanze da me e dalla mia comunità”.

“Voglio ringraziare di cuore i miei legali, gli avvocati Carlo Morace e Mario Sant’Ambrogio, per la straordinaria professionalità e il supporto umano. Un grazie va anche ai miei amici e a chi non ha mai dubitato della mia integrità. Da convinto garantista, il mio pensiero va a chi si trova a processo: cittadini che sono presunti innocenti ma che spesso vengono condannati mediaticamente già nelle indagini. Nel mio caso, la gogna è iniziata un istante dopo la notizia sui giornali della denuncia, ferendo persone, famiglie e la democrazia stessa. Continuo a servire la mia città con la stessa forza di sempre, ma con la consapevolezza di chi ha attraversato il fuoco ed è tornato a testa alta”.

“Come dissi già dopo la sentenza di primo grado, rifarei tutto quello che ho fatto. Noi cristiani rischiamo moltissimo nel servire le anime più deboli e bisognose, ma non possiamo mai fermarci dal fare il bene che abbiamo ricevuto da Gesù Cristo, fonte di ogni bene. Da ‘piccolo cristiano’ quale sono, dopo essere stato perdonato da Gesù Cristo da tutte le mie colpe, perdono pienamente tutti coloro che, con cattiveria inaudita, mi hanno colpito senza pietà, inducendo l’opinione pubblica a credere che avessi commesso persino l’orrore della pedofilia. Infine, ringrazio il Signore Gesù Cristo per avermi dato la forza di combattere questa battaglia, che so non essere l’ultima. A Lui va tutta la mia lode per avermi sostenuto in ogni momento di questo calvario.”