Dietro Giuseppe Falcomatà, dopo Giuseppe Falcomatà, c’è il nulla. L’ex Sindaco di Reggio Calabria non ha lasciato niente in eredità, dopo quasi 12 anni alla guida di una delle Città metropolitane d’Italia. Anzi, una cosa sì: le macerie. E non si parla solo di progetti, idee, sviluppo di città e di visione futura, ma anche di persone. Il Demi Arena di turno per Scopelliti, o anche il Federico Basile di turno per il De Luca. Un uomo, una persona, o più persone, che potessero dare continuità al percorso intrapreso. Ma siccome di percorso non si può parlare, perché dal 2014 ad oggi non c’è stato alcun percorso – bensì solo improvvisazione, sospensioni, veleni e continui rimpasti – allora la strada è tracciata.
E’ storia nota, e lo ribadiamo spesso: Falcomatà ha litigato con tutti. Buona parte dei vice Sindaci delle varie giunte susseguitesi, ma anche Assessori come Angela Marcianò, Nino Zimbalatti; per non parlare di figure come Giovanni Muraca, lo stesso Carmelo Versace. Insomma, tanti, troppi. Talmente tante macerie che alla fine, alle Primarie del CentroSinistra, appoggerà… Mimmetto Battaglia. Che c’è di male, penserà chi è poco attento alle dinamiche politiche? Di male non c’è nulla, ovviamente, se non la naturale conseguenza di due consiliature nefaste.
Falcomatà e Battaglia, infatti, non sono politicamente vicini, checché ne dica la stessa appartenenza al Partito Democratico oggi. Sono storia ed espressione di ben altro, molto altro di diverso. Le famiglie, l’ideologia, il percorso politico, nonché la concorrenza in occasione delle ultime Primarie, dodici anni fa. Per capirne di più sulla vicenda, è necessario fare un piccolo passo indietro, solo di “qualche” annetto, si fa per dire.
Tra passato e presente: la storia di Piero Battaglia, Italo Falcomatà e dei loro figli
Prima Repubblica, sono la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista a darsi battaglia a livello nazionale. Piero Battaglia, padre di Mimmo e “Sindaco della rivolta”, a Reggio Calabria, è espressione della DC, partito moderato e ben lontano dall’ideologia comunista. Non sono propriamente coetanei, ma qualche anno più tardi emergerà sulla scena locale un “tale” di nome Italo Falcomatá. Dicono che si farà, promette bene. Lui è invece espressione di ben altro partito, il PCI, partito comunista italiano, e poi della DS (Democratici di Sinistra), uno dei due “corpi” (l’altro e la Margherita) da cui si è ramificato il PCI. Un democristiano da una parte e un comunista dall’altra. Idee diverse, storie diverse, seppur entrambi accomunati dalla difesa a spada tratta della propria città.
Oggi, Mimmo Battaglia e Italo Falcomatà non sono solo i figli di quei due Sindaci, ma i figli di quelle idee, di quelle espressioni, di quelle storie, di quei modi di fare. Pur appartenendo entrambi al PD, partito che dal CentroSinistra si sta sempre più trasformando in Sinistra, Battaglia resta pur sempre un democristiano e Falcomatà un comunista, esattamente come i loro padri. La storia, sempre la storia, in fondo ci dice quello: Mimmetto Battaglia, eletto consigliere provinciale della DC nel ’90, nel 2006 ottiene la stessa carica con la DS, prima di passare al PD, nel frattempo la prosecuzione della Margherita; Falcomatà è invece, espressione del PD da sempre, ma figlio di quella Sinistra vera nata dal PCI del papà Italo.
Oggi, Battaglia e Falcomatà dovrebbero farsi la guerra, politicamente. E infatti così fanno, nel 2014. Dopo oltre due mandati di Destra, a guida Scopelliti, e dopo lo scioglimento del Comune, la Sinistra ha l’occasione di tornare al comando della città di Reggio Calabria. Sceglie, così come farà adesso, la strada delle Primarie. I candidati più forti sono appunto Mimmo Battaglia e Giuseppe Falcomatà (ci sono anche Enzo Amodeo e Filippo Bova). Il secondo, figlio di Italo, vince le Primarie per una risicatissima manciata di voti (appena 200), dopo una lotta serrata a suon di colpi. E’, lo era allora anzi, anche la naturale conseguenza di due anime politicamente e ideologicamente diverse. E avrebbe dovuto esserlo ancora, oggi, dodici anni dopo.
Giuseppe Falcomatà avrebbe potuto sostenere un suo (ex) amico, Giovanni Muraca. Avrebbe potuto sostenere (qualora si candidasse) Carmelo Versace. Ma con loro i rapporti sono ai minimi storici. Con Massimo Canale, poi, non ne parliamo. Troppa terra bruciata, troppi dispetti e veleni, troppe macerie. Quelle che ha lasciato per la città, oggi, le ha lasciate anche nei rapporti umani e politici. A tal punto che, adesso, è “costretto” a sostenere un suo avversario, una persona che fino a un po’ di tempo fa neanche considerava. Non bisogna dimenticare, infatti, che Falcomatà – da Sindaco – ha sempre tenuto ben lontano Battaglia da incarichi in Giunta. Solo nell’ultimo periodo, a causa delle sue “peripezie”, e dei primi scricchiolii col partito, ha deciso di “accoglierlo”, ma probabilmente più per “ordini” di partito. Fino a – ma solo ora – appoggiare colui a cui faceva la battaglia. Non è un paradosso?


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