Fu nel suo sublime libro della logica che Aristotele metteva in guardia chi si occupava di un campo di indagine a non trasportare con leggerezza le regole di quel settore ad un altro ambito di competenza. Ciò che vale in un settore, infatti, rischia di perdere di efficacia appena superati i confini che gli sono propri. Ma mai come nel mondo moderno questo saggio consiglio è stato così disatteso: una persona considerata esperta nel suo campo, e anche di profonda intelligenza, ha avuto l’ardire, e spesso la presunzione, di muoversi con la stessa leggerezza in altri campi, facendo spesso figure miserevoli.
Già all’inizio del Novecento Eusapia Palladino, capostipite di tutta una serie di maghi e prestigiatori più o meno truffaldini che soprattutto nel nostro paese ha una lunga e radicata tradizione, nonostante il suo analfabetismo riuscì a prendere in giro non solo le più alte personalità politiche e culturali del tempo, ma anche scienziati di altissima levatura compresi diversi premi Nobel che descrissero con stupore e entusiastica meraviglia il suo incontro. E scambiarono per esperienze extrasensoriali quelli che erano solo banali imbrogli da Mago di Napoli.
Non che i coniugi Curie, o Perrin, Richet e quanti altri fossero improvvisamente diventati dei cretini: erano semplicemente in un campo che non gli apparteneva più. Sarebbe bastato un semplice prestigiatore a spiegare come faceva un tavolo a lievitare o un morto a parlare e via dicendo. Ma per molti di loro, avulsi solo a ricerche di laboratorio, era più facile cercare una spiegazione razionale senza domandarsi, candidamente, del raggiro. È un po’ come se un prestigiatore facesse sparire una carta e si tentasse di spiegare tutto con una complessa teoria di dissoluzione della materia.
Chi raggiunge l’eccellenza in un campo spesso viene coccolato da talk-show e giornali
A noi che ci sentiamo più smaliziati verrebbe da sorridere, ma sarebbe troppo presto. La cosa, in epoca televisiva, non è cambiata: si è solo raffinata. In realtà ancora oggi chi raggiunge l’eccellenza in un campo spesso viene coccolato da talk-show e giornali per dare pareri un po’ su tutto, quasi che l’intelligenza non richieda alcuna specializzazione. E le luci del palcoscenico esercitano un fascino a cui è terribilmente difficile dire di no. Così vediamo che illustri fisici si inventano commentatori politici, storici diventano giuristi dell’ultim’ora, cabarettisti esperti di politica, e via dicendo. Con un unico denominatore comune: una certa notorietà, comunque conquistata. Non che i politici, quelli di mestiere, dal punto di vista culturale siano un granché: anzi spesso quando li si sente parlare i loro discorsi sono spesso terribilmente miserevoli. Ma questo non significa che le argomentazioni di un fisico assumano per questo maggiore valenza.
E non significa, naturalmente, che ogni scienziato, come chiunque altro, non possa avere delle proprie convinzioni religiose, o politiche e finanche ideologiche, o filosofiche e quant’altro. Si chiede solo di tenerle separate dalla sua attività. E che non usi, anche se la tentazione è forte, la popolarità che gli deriva dalla competenza del suo campo per avallarle. Insomma, ognuno faccia il suo mestiere.
Zichichi
Cosicché, in questo mondo fuori posto, il nostro addio a Zichichi è un addio con qualche ombra. Gli riconosciamo altissimi meriti di fisico, che difficilmente gli potranno essere misconosciuti. E certamente alcune sue creazioni, come quello che è riuscito a mettere in piedi al Gran Sasso resteranno, in un paese dove i soldi pubblici si gettano spesso nella spazzatura senza che se ne veda nulla. Poi però si è voluto mischiare in cose che nel suo campo non c’entravano nulla, come la biologia e la filosofia, e allora la comunità scientifica ha cominciato a scansarlo. Anche perché certe battaglie, più che sotto i riflettori, andrebbero combattute, appunto, sulle riviste scientifiche, e non su quelle patinate. E certi dialoghi vanno discussi con gli uomini di scienza e non con l’uomo medio che la rivoluzione darwiniana non sa cosa sia se non per lontane reminiscenze scolastiche ma del Papa si fida perché lo vede ogni giorno in televisione. Insomma, un altro sconfinamento di alto livello.
Una fisica lontana dal puzzo dei laboratori e dall’incomprensibilità delle formule e più vicina al calore della religione che gli ha portato una grande popolarità a prezzo di un bel po’ di serietà. D’altronde, chi saprebbe anche solo nominare tre premi Nobel degli ultimi dieci anni? Il pubblico sorride dei personaggi televisivi alla Sheldon Cooper, ma in realtà di quel mondo poi non conosce nulla. La popolarità, quella reale, si ottiene con queste battaglie, e non dentro i laboratori, che sono luoghi tristi e terribilmente asettici. D’altronde non è neanche solo. Per fare un solo esempio, e ben più emblematico, basta pensare al favore popolare che è derivato a Kary Mullis dopo la pubblicazione di certi suoi articoli. E parliamo di uno scienziato che più di Zichichi è stato alla fine del Novecento un autentico genio della chimica farmacologica e a cui l’uomo medio deve, senza che lo sappia, parecchie cose della rivoluzione scientifica che usa ogni giorno.
Ma si può essere, appunto, un genio della chimica e premio Nobel e sconfinare scrivendo autentiche scemenze, come di morti viventi, alieni in forma di procioni, astrologia e via dicendo. Eppure è più a queste scemenze che alle sue scoperte, di cui appunto il pubblico non capisce nulla, che deve la sua fama e il suo successo editoriale. Ma non per questo si buttano via le sue scoperte scientifiche. Solo si deve dire che le cretinate fanno parte non più dello scienziato ma, più banalmente, dell’uomo fuori dal laboratorio. Evitando di dargli un peso e cercando di fare convivere le due cose. E questo è anche quello che vogliamo dire di Zichichi. Teniamoci il grande fisico, e dimentichiamo tutto il resto.


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