I violenti? No, nel caos Askatasuna c’è chi ne sta uscendo ancora peggio: la vergogna delle ultime ore e la narrazione ribaltata

Sulle violenze al corteo Askatasuna c'è chi oggi è in grado di uscire ancora peggio rispetto a quei delinquenti criminali che hanno creato scompiglio. Sono altri criminali, criminali silenziosi, da tastiera, senza vergogna, che minimizzano la questione giustificandosi dietro un "condanniamo le violenze, ma...".

Ci siamo arrabbiati. Tutti. Anzi tutti tutti forse no. Diciamo che si è arrabbiato chi usa semplicemente la logica e il buon senso, non chi si esprime mosso da odio e ideologia a prescindere. Ci siamo arrabbiati, sabato sera, guardando le immagini in tv degli scontri a Torino, dei poliziotti pestati e feriti, della guerriglia per le strade, tra camionette in fiamme e bombe carta. Oggi, due giorni dopo, a mente fredda, dovremmo essere un po’ più tranquilli. E invece no: aprire i quotidiani, o leggere i commenti di politici, giornalisti e associazioni sui social, non fa altro che peggiorare la situazione e aumentare la rabbia.

Perché sì, e non esageriamo, sulle violenze al corteo Askatasuna c’è chi oggi è in grado di uscire ancora peggio rispetto a quei delinquenti criminali che hanno creato scompiglio. Sono altri criminali, criminali silenziosi, da tastiera, senza vergogna, che minimizzano la questione giustificandosi dietro un “condanniamo le violenze, ma…”. Perché c’è sempre un “ma”, nelle loro argomentazioni. C’è sempre un “ma” quando disordini e figuracce provengono da frange di Sinistra, come in questo caso. E il “ma” minimizza, fa più male della violenza stessa. E fa rumore comunque.

Già da ieri mattina, dopo la notte che avrebbe dovuto portare consiglio, si è cominciata a leggere la narrazione pronta a ribaltare la situazione, a rovesciare la frittata, com’è tipico a Sinistra. “Condanniamo la violenza, ma è vergognoso che Meloni e Governo considerino questi scontri come il pretesto per attaccare la Magistratura”, hanno detto. “Condanniamo la violenza, però quei violenti erano anarchici, autonomi, non c’entravano niente coi centri sociali, coi partigiani, con gli antifascisti“. E ancora: “condanniamo la violenza, ma questo è il pretesto affinché il Governo vada verso uno Stato di Polizia” (sì, sono gli stessi che rimanevano in silenzio ai tempi del coprifuoco, della tessera verde e dell’autocertificazione)Ma si è letto anche, udite udite: “condanniamo la violenza, ma ora il Governo userà questa arma per stringere ancora di più le maglie sulla Sicurezza”.

Ora il problema è diventato garantire la sicurezza

Ma che significa? Ma ora il problema è diventata la sicurezza? Se un Governo lavora per garantirla, è esagerato? A Sinistra, in tanti, hanno ritirato fuori il “metodo Cossiga”, in queste ore. E’ relativo a una sua vecchia dichiarazione di quando era Presidente della Repubblica. Cossiga aveva raccontato di aver adottato una certa strategia contro le proteste, infiltrando agenti provocatori tra i manifestanti per far degenerare gli scontri, così da avere un motivo pubblico per una dura repressione da parte delle forze dell’ordine. Oggi, a Sinistra, hanno ritirato fuori questa storiella, come a voler – in qualche modo – dare comunque la colpa al Governo, alla Meloni “fascista”.

Non solo. Com’è tipico della propaganda mediatica, basta trovare un martire, una vittima, per ribaltare il racconto. E’ successo, sta succedendo proprio in queste ore, dove circola – su social e web – il video di un 60enne preso a manganellate da alcuni agenti. Era pacifico, raccontano. Faceva parte dei manifestanti pacifici, dicono. Era un 60enne, affermano. Insomma, gli agenti – a cui è stata espressa solidarietà fino a questa mattina – ora sono diventati nuovamente cattivi. Sono bastate poche ore e un nuovo martire. Tanto basta, probabilmente, per far ritornare tutto alla normalità, la normalità di una Sinistra che grida allo scandalo per una scultura restaurata, che impedisce una conferenza stampa libera e che minimizza delle violenze. E poi si arrabbiano se gli dicono che di antifascista non hanno proprio nulla.