I ‘caschi’ del CIO

Il CIO miliardario di Milano-Cortina è stato inflessibile con l’atleta ucraino che, col suo casco, intendeva rendere omaggio agli atleti ucraini caduti sotto il quadriennale fuoco russo-putiniano

Non c’è bisogno di ricordare che le Olimpiadi si svolsero per la prima volta in Grecia più di 2700 anni fa e che segnavano un momento di tregua tra le polis in perenne lotta tra loro. Sono certo però che se qualche atleta avesse voluto ricordare con qualche effige gli eroi delle Termopili, nessun CIO si sarebbe permesso di squalificarlo. Invece il CIO miliardario di Milano-Cortina è stato inflessibile con l’atleta ucraino che, col suo casco, intendeva rendere omaggio agli atleti ucraini caduti sotto il quadriennale fuoco russo-putiniano. Lo ha estromesso dalle gare e la Divisione ad hoc del Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) ha pure respinto il ricorso presentato dall’atleta.

Nessuno – nemmeno qualche ‘saggio’ che si godeva lo spettacolo – ha fiatato. Ma questo è secondario. Infatti non hanno fiatato nemmeno gli altri atleti che stanno partecipando all’evento, anch’esso miliardario.
Mi sarei aspettato che questi sportivi – elevati ad eroi delle nazioni – almeno esprimessero la loro solidarietà all’atleta ucraino se non che proclamassero uno sciopero immediato. Ma non gli conveniva!