“L’alleanza tra Giappone e Stati Uniti resta la pietra angolare, ma approfondiremo anche la cooperazione con gli alleati, i partner e il Sud del mondo. Con il presidente Trump, riaffermeremo il legame incrollabile tra Giappone e Stati Uniti. Il nostro obiettivo è aprire un nuovo capitolo nella storia dell’alleanza tra Giappone e Stati Uniti, in ambito diplomatico, economico e di sicurezza. Poiché la situazione internazionale sta diventando sempre più grave, il Giappone deve agire con determinazione e chiarezza“. È quanto dichiarato dal Primo Ministro giapponese, Sanae Takaichi, dopo aver stravinto le elezioni.
Oltre il 90 percento dei 337 candidati del partito conservatore giapponese LDP ha vinto dei seggi, un numero enorme, tanto da non aver avuto abbastanza nomi da inserire nelle liste a rappresentanza proporzionale: ciò comporta che l’LDP è costretto a cedere 14 seggi ad altri partiti (principalmente di opposizione).
Non solo il record di voti ottenuto ma è anche la prima volta nel dopoguerra che un singolo partito ottiene una maggioranza qualificata di due terzi alla Camera Bassa con 316 seggi. Disastro all’opposizione per il partito Chudo (alleanza tra socialisti del CDP e centristi di Komeito) che passa da 167 seggi a 49. Il partito comunista JCP ha dimezzato i seggi da 8 a 4, il partito socialdemocratico non ha preso seggi per la prima volta nella sua storia.
I partiti di opposizione emergenti hanno ottenuto notevoli guadagni. Per la prima volta, il Team Mirai (tecnocrazia) ha vinto seggi alla Camera bassa, assicurandosi 11 seggi. Anche Sanseito (estrema destra) ha ampliato la sua presenza da due a 15 seggi, ed è ora il terzo partito di opposizione dopo il DPP e Chudo-Asahi.


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