“La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Questa frase, presente nel pensiero di Kant ma popolarmente attribuita a Martin Luther King, l’abbiamo sentita spesso negli anni del Covid e del lockdown. Ora, capite bene che già mettere a confronto Kant, Luther King e il Covid suoni malissimo, ma ancora non avete visto niente. Ai tempi della tessera verde per entrare al ristorante, ai tempi del coprifuoco, dell’autocertificazione per spostarti di 100 metri, ai tempi in cui la gente frequentava spesso i canili (e magari non conosceva neanche i versi dei cani), c’erano quelli che abbiamo definito ‘mpanicati. Oggi fa ridere, il solo pensiero, ma all’epoca c’era poco da ridere. Erano quelli che al mattino si svegliavano e si travestivano da sceriffi. Si affacciavano alla finestra, rigorosamente con la mascherina – perché “non sia mai” – e urlavano: “dove vai? Torna a casa, puoi infestarci tutti, ci vediamo tra due settimane“. Ecco, tralasciando il fatto che poi due settimane dopo non accadesse nulla, ma erano proprio loro i promotori di “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Tradotto: “non puoi andartene in giro bellamente se ci sono io vicino, perché la nostra libertà è uguale”. Insomma: una grande supercazzola. Capite perché poi Kant e Luther King accanto sia da considerare blasfemo.
Ma tant’è, il punto non è questo. Il punto è che oggi c’è altro. Ci sono le continue e violente manifestazioni degli estremisti di Sinistra, e degli anarchici, contro il Governo. Da quelle pro Pal a quelle di sabato a Torino per Askatasuna. Allora, negli anni del lockdown, erano tutti zitti. Tutti questi anarchici non c’erano. A protestare, semmai, e ne avevano ampiamente ragione, c’erano gli imprenditori stanchi delle continue chiusure. “A pranzo si può aprire ma solo due ore, a cena no”. Senza parlare dei ridicoli ristori.
Ma il punto non è neanche questo. Il punto è che, chi oggi minimizza le violenze per attaccare il Governo, e urla addirittura alla possibilità che ora possa stringere la cinghia sulla sicurezza – e menomale, finalmente! – non utilizza più quella frase sulla libertà di cui sopra. E vi possiamo assicurare che sono gli stessi. Gli stessi che oggi parlano di Governo fascista ma che stavano in silenzio per i DPCM di Conte e Speranza. Se ieri valeva quel concetto, però, ecco, allora vale anche oggi.
La mia libertà, infatti, è di poter passeggiare tranquillamente all’aperto senza il rischio di poter essere derubato, rapinato, aggredito. Proprio perché la libertà di un delinquente finisce dove inizia quella degli altri, ovvero della maggioranza della popolazione, della gente comune, del cittadino libero, incensurato e onesto. Del cittadino che chiede misure ristrette e che si indigna se un violento aggredisce e ferisce un poliziotto. Insomma, dell’italiano normale dotato di buon senso, scevro da ideologie e odio politico, tutti fattori che non hanno fatto altro che inquinare il dibattito pubblico.



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