Catania, “La vedova allegra” di Lehár al Teatro “Massimo Bellini”

Catania, “La vedova allegra” di Lehár al Teatro "Massimo Bellini". L’eleganza frizzante dell’operetta illumina la Stagione 2026

  • Alessandro Idonea
  • Roberto Gianola
  • Mario Cassi
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Valzer scintillanti, ironia sofisticata e, in filigrana, la sottile malinconia che attraversa l’Europa della Belle Époque. La vedova allegra, il capolavoro dell’operetta firmato da Franz Lehár, approda al Teatro Massimo Bellini dopo l’inaugurale Aida per un altro successo annunciato. Sono infatti in programma nove rappresentazioni sold out: ai sette turni in abbonamento che si terranno dal 6 al 13 marzo, si aggiungono infatti le prove generali aperte alle scolaresche  del 4 e 5 marzo.

È un’ulteriore occasione per il pubblico etneo di abbinare alla bellezza dell’esperienza musicale quella riflessione sui valori e gli ideali di cui il Teatro musicale è portatore. Die lustige Witwe intreccia infatti intrigo sentimentale e stigmatizzazione politico-sociale, raccontando con leggerezza il potere del denaro e quello, ben più imprevedibile, dell’amore.  Al centro della vicenda, l’ambasciata del piccolo Stato balcanico del Pontevedro a Parigi, sede diplomatica impegnata a evitare il tracollo finanziario del Paese: l’ingente patrimonio della giovane vedova Hanna Glawari deve restare entro i confini nazionali attraverso un matrimonio “strategico”. Il candidato ideale è il conte Danilo, antico amore della donna, ma orgoglio e malintesi ritardano il lieto fine, mentre si sviluppa anche la relazione proibita tra Valenciennes e Camille, in un susseguirsi di feste sfarzose e dichiarazioni mancate, irresistibili slanci melodici e ritmi briosi.

Produzione

La produzione impegna un doppio cast di qualità, in cui spiccano autentici specialisti. Sul podio il direttore Roberto Gianola, mentre la regia è affidata ad Alessandro Idonea, drammaturgia e coregia a Giandomenico Vaccari. Gli innamorati  Hanna e Danilo sono interpretati rispettivamente dal soprano Mihaela Marcu e dal tenore Mario Cassi, che si alterneranno con Francesca Tiburzi e Michele Patti. Altra coppia in primo piano è quella formata da Valencienne e Camille de Rosillon, con le voci del soprano Jessica Nuccio e del tenore Matteo Falcier, ai quali subentreranno Evgeniya Vukkert e Ivan Tanushi. Nei panni di Njegus, figura arguta e irresistibilmente comica, osservatore disincantato delle dinamiche diplomatiche, l’attore Giovanni Calcagno. Il Barone Mirko Zeta sarà interpretato dal baritono Fabrizio Brancaccio e, nel cast alternativo, da Paolo Ingrasciotta. Nei ruoli di fianco, Nicola Pamio (Visconte Cascada), Stefano Consolini (Raoul de St. Brioche), Gianni Giuga (Bogdanowitsch), Paola Francesca Natale (Sylviane), Filippo Micale (Kromow), Tatiana Previati (Olga), Giovanni Palminteri (Pritschitsch) e Antonella Colaianni (Praškowia), contribuiscono a delineare il vivace microcosmo dell’ambasciata parigina del Pontevedro.

Un’altra prova di versatilità attende dunque l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo Bellini, insieme al Balletto del Sud con le coreografie di Fredy Franzutti, che daranno corpo alle trascinanti danze, tra atmosfere parigine e suggestioni balcaniche. Scene e costumi sono firmati da Giacomo Callari, i video da Leandro Summo. L’allestimento, del Teatro Politeama Greco di Lecce, si distingue per eleganza visiva e cura del dettaglio, evocando il fascino della Belle Époque con uno sguardo contemporaneo.

Le parole di Giovanni Cultrera di Montesano

“Con La vedova allegra – dichiara il sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano – abbiamo scelto un titolo che, dietro la brillantezza della commedia musicale, custodisce uno sguardo acuto sulla società europea di inizio Novecento. L’operetta di Lehár è un inno alla leggerezza intelligente, capace di unire eleganza e profondità, satira e sentimento. In un tempo segnato da tensioni e incertezze, riportare in scena questo capolavoro significa riaffermare il valore culturale del sorriso, della grazia e della bellezza condivisa”. E aggiunge: “Il Teatro Massimo Bellini prosegue così una linea programmatica che affianca al grande repertorio operistico titoli capaci di dialogare con pubblici diversi, nel segno della qualità, dell’inclusione e della sostenibilità culturale. La nostra istituzione, profondamente radicata nel territorio ma con una vocazione internazionale, intende valorizzare ogni linguaggio del teatro musicale come strumento di crescita civile e coesione sociale. La vedova allegra, con la sua raffinata ironia e il suo spirito europeo, incarna pienamente questa visione: un’opera che intrattiene, ma al tempo stesso stimola una riflessione sui rapporti tra potere, denaro e sfera emotiva, temi ancora oggi di stringente attualità”.

Composta su libretto di Victor Léon e Leo Stein, tratto da L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac, l’operetta debuttò il 30 dicembre 1905 al Theater an der Wien di Vienna, segnando una data destinata a cambiare la storia del teatro musicale leggero. Quella “fatidica” prima rappresentazione trasformò Lehár, allora trentacinquenne, nel protagonista della cosiddetta “età d’argento” dell’operetta viennese.

Il 1905 si colloca nel pieno clima della Secessione, stagione di straordinario fermento artistico che vedeva la capitale dell’impero austroungarico al centro delle avanguardie europee, tra arti figurative, architettura e musica. Sono gli anni delle opere dorate di Gustav Klimt, dell’estetica raffinata e sensuale della Vienna fin de siècle. Nello stesso anno, a Dresda, andava in scena la scandalosa prima di Salome di Richard Strauss: due opere diversissime, eppure entrambe simbolo di un’Europa inquieta e modernissima, sospesa tra tradizione formale e tensione verso il nuovo. Nei tre atti in cui si snoda La vedova allegra, Lehár seppe perciò rinnovare il genere, superando i modelli ottocenteschi e coniugando la leggerezza brillante dell’operetta con una scrittura orchestrale più ricca e sofisticata. Il successo fu immediato e travolgente: nel giro di pochi anni conquistò i palcoscenici di qua e al di là dell’Oceano, fono a diventare un fenomeno planetario, imponendosi come uno dei titoli più rappresentati in assoluto. Tra numeri celeberrimi come la “Canzone di Vilja”, il duetto “Tace il labbro”, o il trascinante “È scabroso le donne studiar”, Lehár costruisce un affresco musicale di irresistibile freschezza, capace ancora oggi di sedurre il pubblico.

Si conferma intanto il felice andamento della campagna abbonamenti alla Stagione 2026, rivelatasi tra le migliori d’Italia. La risposta calorosa degli spettatori testimonia il forte legame tra il Bellini e la città, nonché la vitalità di una programmazione che coniuga tradizione e apertura cosmopolita.