“Al netto delle dichiarazioni di Antonio Randisi, il nipote di Gino Molinetti ora pentito, rese agli inquirenti di Milano e utili a capire la elevata reputazione criminale di Giuseppe Calabrò alias “Dutturicchiu”, arrestato il 7 febbraio per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti avvenuto nel 1975, ci sono evidenze di persone di notevole peso ‘ndranghetistico che si erano già pronunciate in merito”. E’ quanto inviato alla stampa dal giornalista Klaus Davi.
“Il rispetto e la considerazione per “Dutturicchiu” sono stati cristallizzati dall’inchiesta Propaggine del 10/05/2022 contro la cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria). A pag. 112 dell’ordinanza del G.I.P. dr. Gaspare Sturzo a parlare sono i pesi massimi della cosca Alvaro, una delle più importanti e radicate a Roma. Dalle intercettazioni di una conversazione tra Antonio Carzo, condannato a 18 anni per la prima “locale” di ‘Ndrangheta di Roma, e Francesco Maria Cutrupi, emerge che Carzo, dopo aver citato proprio Davi («’sto cornuto di Klaus Davi…non ve lo…non ve l’ho fatto vedere là…la cosa della metropolitana… voleva mettere i capi bastone di Roma…della ‘ndrangheta…come ha fatto a Milano…qua nella metropolitana… perché vuole denunciare la ‘ndrangheta e gli elementi che…i boss che siamo qua…e qua…e già lo aveva fatto…»), fa riferimento a Calabrò: «…ma intanto sta dando fastidio proprio là sotto a tutti… ‘sto bastardo… se ne è andato a S. Luca da CALABRO’ (vicenda accaduta in Bovalino nell’agosto 2017 allorquando Klaus DAVI avvicinò CALABRO’ Giuseppe cl. ’50 inteso ‘U Dutturicchiu) …inc …una persona di 66 anni… 65… ne ha passate di cotte e crude… è uscito fuori qua e là… lui se ne è andato e dice… ma… lei è il narcotrafficante qua e là… quello gli ha detto vattene lasciami in pace… vattene da qua… tanto ha insistito che una di sopra (del piano di sopra)… una parente sua gli ha lanciato un vaso… lo hanno denunciato… e devono fare la causa… bloccata la campagna di Klaus Davi contro la mafia calabrese…” conclude Davi.




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