Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha parlato al Senato sugli scontri a Torino, al corteo Askatasuna: “serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il Governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L’auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso. È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa”.
“Su alcuni organi di stampa, ho sentito ipotizzare da alcuni commentatori, che a Torino, la gestione dell’ordine pubblico avrebbe evidenziato qualche forma di impreparazione o addirittura di eccessivo uso della forza. Io respingo tali ipotesi con la massima decisione. E lo faccio non per la difesa della reputazione del ministro di turno, ma del lavoro e della professionalità di decine e centinaia tra prefetti, questori e dirigenti di polizia, che ci hanno lavorato anche a rischio della propria incolumità” ha aggiunto.
“C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal Governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale. E’ un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile: le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale Governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente. Cambiano le argomentazioni, ma lo stile, o meglio il metodo squadrista, resta lo stesso”.



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