Marcello Cardona ne ha visti tanti, di fatti come quelli di Torino. E non da lontano, ma da vicino. Perché, come dice lui, “non sono stato un burocrate ma uno da strada”. Reggino, vita parallela, calcio e sicurezza: ma prima ancora che arbitro, e prima ancora che Presidente della Reggina, Marcello Cardona è Questore, è Prefetto. Ha avuto a che fare con la droga, con la mafia, e si è trovato a gestire tante volte manifestazioni come quella per Askatasuna di sabato, che tanti disagi ha creato nella città piemontese. Intercettato dalla redazione di StrettoWeb, ha risposto ad alcune nostre domande sul tema.
Innanzitutto, un suo commento generico sui fatti di Torino.
“La storia ci dice che questi fatti non sono una novità, né in Italia né in Europa. In questi casi si aggregano delle forze che hanno, come punto di riferimento, la destabilizzazione urbana. Queste comunità che spesso fanno capo ad anarchici, o ad eversivi del 2000, ci sono e si aggregano in queste situazioni. Questo va detto perché è opportuno fare un’analisi oggettiva. Chi ha proposto la manifestazione, con le sue idee e il suo modo di pensare, non hanno pensato alle violenze, e mi riferisco agli organizzatori. Però poi succedono questi fatti e io le potrei citare decine e decine di casi. Per questo non sono sorpreso di questi super delinquenti, perché questo sono. Loro si professano anarchici, ma sono dei delinquenti e hanno commesso dei reati. I fatti gravissimi si perpetrano da molto tempo, lì non solo per Askatasuna, ma anche per la Val di Susa”.
Si sono sollevate polemiche per la gestione giudiziaria del caso, con i domiciliari all’aggressore dell’agente.
“Il potere giudiziario, lo dico con onestà intellettuale, non fa altro che applicare quello che legifera il potere legislativo. Se io Parlamento emano una legge e dico che non si può più passeggiare in un viale, il Magistrato si deve adeguare a quella norma. Quando leggo: ‘non contesteranno il tentato omicidio’, è perché non si può, per legge”.
Perché secondo lei si sono verificati i disordini?
“Quando ero Questore a Milano, procedevo subito. Quando tu invece fai realizzare per tanto tempo una situazione illegale, è un po’ come un usucapione. ‘Tanto stanno lì da 10, 11 anni’. Lo Stato lo ha permesso, per tanto tempo, e poi quando va a sgomberare succede questo”.
Come si interviene?
“L’Italia deve essere in grado di intervenire e isolarli socialmente. L’intervento deve essere sì di natura repressiva, ma deve iniziare quando si pone il problema. Le occupazioni, quando ci sono, devono essere subito attenzionate”.
Qualcuno ha paragonato questo periodo agli anni di piombo? Per lei è esagerato il paragone o regge?
“E’ completamente diverso, era una storia diversa. Non c’entra assolutamente niente con le brigate rosse. Però voglio essere ben capito: non sto dicendo che è un problemino semplice. Sono argomenti diversi. Possiamo parlare di pere allora e di mele oggi. O, ancora meglio, di pere marce allora e di mele marce oggi, per rendere l’idea”.
Ha timore che la situazione possa peggiorare? Che questo clima di tensione possa degenerare?
“In realtà, in questo momento, si fa attività politica di dialogo. Si parla di un fatto grave, ma è innegabile che – politicamente – una parte accusa l’altra. E’ giusto che ci sia il dibattito politico, però bisogna stare attenti a non confondere queste discussioni, che ci sono, che si vedono, con la realtà dei fatti. Essendo un uomo delle istituzioni, riguardo al futuro dico che ci troviamo in una condizione di sicurezza. L’Italia, in Europa, è il paese più sicuro, e non lo dico io ma i dati. Io sono molto ma molto tranquillo. Poi esistono dei reati e alcuni reati incidono sulla qualità della vita. Gli ultimi due Ministri, la Lamorgese e ora Piantedosi, due Prefetti, stanno facendo bene. Mi sarei preoccupato se non ci fosse stata attenzione”.
Che pensa del fermo preventivo, una delle norme previste per una maggiore rigidità sulla sicurezza?
“Io non sono stato un burocrate, sono stato per strada. Dentro di me posso dire che serve o non serve, ma lo vedrò solo nel momento in cui sarà realizzato. Perché l’effetto delle norme non si vedrà oggi, ma tra qualche anno. La pancia mi fa dire che un fermo di 12 ore va bene, ma se poi non fermi nessuno… io dico di aspettare, di avere rispetto dell’approvazione politica e di un Ministro che è Prefetto come me. Che questo o altri Governi propongano novità normative è normale, perché oggi viviamo in un’epoca diversa da 30 anni fa”.
“Il nostro paese adesso è governato dal Centro Destra e c’è una foga politica che fa sembrare che tutto sia visto in modo negativo. Ma è la democrazia, ora sono stati eletti questi, magari al prossimo giro saranno gli altri”.
Usciamo un attimo dall’Italia ma restiamo sul tema politico-ideologico-mediatico. Che ne pensa dell’ICE? Esiste da anni, ma ora sta facendo parlare di sé in America.
“Va fatto un incipit di carattere geopolitico mondiale: se analizziamo l’elezione del Presidente USA, io vedo che è stato eletto un imprenditore. Quando in Italia scese in campo Berlusconi era una cosa straordinaria. Se negli USA è stato eletto un imprenditore, il linguaggio e l’atteggiamento è quello. Sui Dazi, sulla guerra. Un politico americano di 30 anni fa non avrebbe mai detto ‘la guerra è finita’. Lui lo dice perché è il suo linguaggio e lo dice pur sapendo che poi la guerra non finisce. Lì è un altro mondo. Il video visto, riguardo all’omicidio a un infermiere, è violento e da noi non esiste, per fortuna”.
Si è parlato di un possibile approdo di ICE in Italia per le Olimpiadi di Milano-Cortina.
“E’ una palla metropolitana, perché nessuno può operare in altro territorio. E questo lo dice la legge”.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?