“Come Comitato a tutela della salute siamo arrivati a una conclusione che ci spaventa, ma che sentiamo il dovere di dire con estrema chiarezza: la sanità in Calabria, così com’è oggi, non ha futuro. In queste condizioni non si può più parlare di ripresa. Serve una riforma e una rivoluzione strutturale profonda, che non può nascere solo a livello regionale, ma deve partire dal Governo centrale”, è quanto afferma Marisa Valensise, portavoce del Comitato a tutela della salute. “Non è più possibile nemmeno rivolgerci direttamente al Presidente–Commissario della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Non mettiamo in discussione le sue capacità personali, comunicative o strategiche. Ma dopo quindici anni di piano di rientro e quattro anni di poteri straordinari, è evidente che la situazione è arrivata a un punto tale da non poter essere rimessa in ordine, nonostante gli sforzi e gli annunci che vorrebbero farci passare per soluzioni, ma che soluzioni purtroppo non sono. E questa non è una critica fine a se stessa.
Bene i medici cubani; potrebbero andare bene anche gli indiani, i giapponesi, gli indonesiani. Ma il problema non è solo la carenza di medici”, rimarca Valensise.
“Manca organizzazione”
“Il vero nodo è l’assenza di un’organizzazione sanitaria seria, di una programmazione stabile, pensata per una terra che è stata privata di diritti fondamentali e isolata da ogni reale possibilità di riscatto sociale, sia dalla sinistra sia dalla destra. Continuare a raccontare che “tutto va bene, ma bisogna fare di più” è offensivo per chi ogni giorno subisce disservizi, liste d’attesa infinite e migrazioni sanitarie forzate. Chiediamo al Presidente Occhiuto di abbassare i toni dell’autosufficienza e di aprire finalmente un dialogo vero con la minoranza e con i cittadini. La salute non ha colore politico e non può essere ostaggio di equilibri tra ministeri, aziende sanitarie e propaganda. “Fuori i mercanti dal tempio”, puntualizza Valensise.
“Servono i fatti”
“Presidente, non è una resa e non è una sconfitta dire: “Mettiamoci tutti insieme a riprenderci la sanità che ci è stata negata”. Perché la verità è una sola: in quindici anni hanno responsabilità tutti, nessuno escluso. Bisogna essere onesti, anche intellettualmente, e dire che questa situazione è frutto di anni di ruberie e di immobilismo politico bipartisan. Chiedere aiuto ai cittadini e a tutte le forze politiche per risanare la sanità calabrese non è debolezza: è un atto d’amore, di generosità e di grande lungimiranza. Noi saremmo i primi a stare al suo fianco, Presidente. Ci pensi. Perché trovare una via d’uscita insieme significa essere davvero leader di una Calabria che soffre, ma che vuole rinascere. Ora servono i fatti. Dimostri con le scelte, non con le parole, l’amore per questa terra che dice di avere. Noi crediamo che insieme si possa incidere di più”, conclude Valensise.


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