Ve la ricordate l’ormai celebre e famosa immagine in cui Donald Trump, tavola alla mano, aveva annunciato tutti i Paesi del mondo colpiti dai dazi USA con relativa percentuale di imposta? Una dichiarazione d’intenti per riequilibrare i rapporti economici fra Stati Uniti e resto del mondo, inserita nella personale visione che il presidente USA aveva della “Golden Age” che aspettava l’America sotto il suo secondo mandato.
Un gesto etichettato come folle dai soliti catastrofisti. Trump, al quale si può dire di tutto, ma letteralmente di tutto, tranne di non essere capace di fare e gestire soldi, è stato messo alla gogna non solo per gli eventuali danni alle economie degli altri Stati, ma anche per quelli che avrebbe apportato alla propria. Insomma, tariffe boomerang che gli si sarebbero ritorte contro affossando il tycoon e l’economia USA fra le risate, in primis, della sinistra italiana pronta a mettere nel mirino (scegliete voi se metaforicamente o meno, viste le scritte apparse a più riprese…) Giorgia Meloni e l’asse creato con Trump.
Peccato che i dati raccontino un’altra verità. Le solite Sinistre profezie, fin qui, non si sono avverate. Nel mese di ottobre 2025, il deficit commerciale americano è calato del 39%, arrivando a quota 29,4 miliardi di dollari. Si tratta della cifra minima raggiunta dal 2009, la bellezza di 16 anni. Le importazioni sono scese del 3,2% a 331,4 miliardi, mentre le esportazioni sono salite del 2,6% a 302 miliardi.
Numeri che determinano come, anche a grazie agli accordi giusti trovati con diversi partner internazionali, i dazi imposti da Trump abbiano riequilibrato l’economia USA e i rapporti con le altre nazioni, spesso troppo sbilanciati a favore dell’estero, permettendo all’economia americana di migliorare i propri dati in maniera più equa secondo gli interessi a stelle e strisce.


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