Esattamente 854 giorni. Tanto è lungo il calvario della Reggina nel fango del dilettantismo. Ottocentocinquantaquattro giorni da quel 12 settembre 2023, quando la FIGC ammetteva in soprannumero una società neonata in Serie D, dopo il disastro firmato da Felice Saladini. In quel momento, la città aveva una sola missione: scappare via, immediatamente, dall’inferno dei dilettanti per tornare nel calcio che conta. E invece siamo ancora qui. Ancora nel fango.
E lo saremo almeno per altri 110 giorni, solo nella migliore delle ipotesi. Se la Reggina dovesse vincere questo campionato, il 3 maggio, sarà rimasta in serie D 964 giorni. Non è mai successo prima nella storia. E’ peggio di ogni peggiore incubo di qualsiasi tifoso amaranto.
Oggi, però, a Reggio Calabria spira un vento strano. Un entusiasmo tanto diffuso quanto inspiegabile avvolge l’ambiente per un filotto di sette vittorie consecutive. Sette successi maturati contro squadre di paesi minuscoli, realtà nobili per la loro storia locale ma che, fino a tre anni fa, non avrebbero ottenuto nemmeno un’amichevole estiva al Sant’Agata. Eppure, noi di StrettoWeb non cambiamo spartito. Abbiamo avuto il coraggio della coerenza quando eravamo soli contro tutti, e non lo perdiamo oggi per tre punti contro il fanalino di coda di turno.
La classifica della vergogna: dietro l’Igea Virtus e l’Athletic Palermo
Guardiamo la realtà in faccia, quella che gli “ottimisti a comando” fanno finta di ignorare. Nonostante le sette vittorie, la Reggina è quarta. In Serie D. A meno quattro dalla vetta occupata dall’Igea Virtus. Ripetiamolo insieme: l’Igea Virtus. Una squadra che rappresenta una realtà in cui la Reggina, nei trent’anni d’oro della gestione Foti, non avrebbe mandato neanche la formazione Berretti per un test di metà settimana.
E non è tutto. In classifica siamo dietro persino all’Athletic Palermo, la seconda squadra del capoluogo siciliano, una compagine neopromossa dall’Eccellenza che tra l’altro pochi mesi fa ha vinto passeggiando al Granillo. È questo il ridimensionamento che accettate? Per trent’anni la Reggina ha guardato negli occhi il Palermo “vero”, quello rosanero, sfidandolo in Serie A e in Serie B davanti a 30.000 spettatori alla pari. E spesso vincendo. Oggi i reggini esultano perché arrivano dietro la “succursale” palermitana tra i dilettanti. È il trionfo della mediocrità.
Le responsabilità: da Saladini a Ballarino (e Falcomatà)
Sia chiaro un punto: se la colpa della caduta nel 2023 è totalmente di Saladini, la colpa della permanenza in questo limbo per tre lunghi anni è tutta di Ballarino e dell’Amministrazione Falcomatà. Non dimentichiamo come siamo finiti in queste mani. L’allora sindaco facente funzioni Brunetti scelse Ballarino preferendolo a una cordata di imprenditori reggini seri, solidi, singolarmente molto più facoltosi della proprietà attuale, che si presentavano in società con la potenza di fuoco di un multimiliardario come Stefano Bandecchi. Brunetti disse che si sarebbe assunto ogni responsabilità, sul rispetto di quel business-plan che prometteva subito il doppio salto in serie B in due anni. E invece di anni ne sono passati tre, la Reggina marcisce in serie D, e Brunetti è ancora lì, a fare l’assessore con 10 mila euro mensili di stipendio pagato dai cittadini.
I tifosi “allocchi” e il miraggio di maggio
E poi ci sono loro: i tifosi allocchi. Quelli che ad ogni gol contro l’ennesima squadra di provincia urlano a squarciagola come se avessimo vinto la Champions League. Quelli che dopo ogni vittoria ci scrivono boriosi: “Ci vediamo a maggio”. Cari amici, è da tre anni che dite così. E puntualmente, ogni anno a maggio, quando la realtà presenta il conto e il fallimento sportivo diventa ufficiale, scomparite imbarazzati. Noi restiamo qui, a scrivere la verità, mentre voi tornate nel letargo dell’ennesima estate di illusioni.
Il baratro dietro l’angolo: l’incubo del “modello Praticò”
Ammettiamo pure, per assurdo, che Ballarino riesca a vincere questo campionato (e se non ci riesce quest’anno, con un girone tecnicamente nullo e senza avversari di rango, non ci riuscirà mai più). Cosa succederà in Serie C? La storia non mente. Questa società non ha la struttura economica per sostenere il professionismo. Il rischio è quello di rivivere il mesto fallimento già visto con la gestione di Mimmo Praticò tra il 2016 e il 2018: tre anni drammatici di umiliazioni, goleade incassate da chiunque al Granillo e una lenta agonia terminata nel baratro.
Reggio Calabria merita di meglio rispetto a questo spettacolo indecoroso. Esultare oggi per sette vittorie in Serie D non è amore per la maglia: è la definitiva accettazione della propria irrilevanza. Noi, per fortuna, non ci stiamo. La Reggina non può e non deve morire così.


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