Il Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Nella stessa data si voterà anche per elezioni suppletive che serviranno a coprire i due seggi della Camera lasciati vacanti dal governatore del Veneto Alberto Stefani e dall’assessore della sua giunta, Massimo Bitonci.
La soddisfazione di Caiazza
Soddisfatto invece il presidente del Comitato ‘Sì Separa’ della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza: “finalmente c’è la fissazione della data che consente a tutti noi di poter organizzare al meglio la campagna referendaria, nella speranza che non siano poste in essere ulteriori iniziative dilatorie e speculative visto che il referendum è già indetto e non c’è nessuna necessità della raccolta firme”.
La protesta di Bachelet
Per Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No, rappresenta un “segnale di paura” da parte del governo e “un’ulteriore dichiarazione di disinteresse verso l’opinione pubblica perché, dopo un passaggio parlamentare inutile, visto che non c’è stata la possibilità neppure di un emendamento, adesso verrebbe compresso anche il dibattito popolare”.
“Il governo ignora la costituzione”
Il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla Giustizia, Carlo Guglielmi, ha sottolineato: “il governo ha deciso di ignorare la Costituzione che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni, giungendo a sfottere con un suo ministro gli oltre 350 mila cittadini che in pochi giorni hanno firmato dicendo che il loro diritto ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all’ipotesi che suo nonno fosse un treno – puntualizza riferendosi alle parole del ministro Foti – Dato che purtroppo nel governo non c’è cultura istituzionale ce ne dovremo fare carico noi. Informeremo domani il presidente della Repubblica e i comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede”.


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