“Ancora una volta il Mezzogiorno viene trattato come un bancomat politico. Le dichiarazioni di Elly Schlein, che propone di usare i fondi del Ponte sullo Stretto per ricostruire i lungomari e sostenere commercianti e Comuni colpiti dal maltempo in Calabria, Sicilia e Sardegna, rappresentano l’ennesimo schiaffo istituzionale a territori già colpiti da decenni di scelte sbagliate”. Lo afferma in una nota il Prof. Veronese Simone Antonio, Presidente dell’Associazione Amici del Ponte dello Stretto.
“È necessario chiarirlo subito, senza ipocrisie: le emergenze non si affrontano cancellando lo sviluppo, né togliendo al Sud l’unica grande opera strategica nazionale prevista per colmare un divario storico. Se Elly Schlein vuole davvero portare risorse al Sud, lo faccia con una proposta politica vera, non usando il maltempo come alibi”.
“Se Schlein vuole spostare fondi al Sud, li tolga alle grandi opere del Nord. Se davvero la segretaria del Partito Democratico intende chiedere di spostare risorse verso Calabria e Sicilia, non le prenda dal Ponte sullo Stretto. Proponga invece di prendere le risorse dalle grandi opere pubbliche già finanziate in Emilia-Romagna e in Toscana, sia ferroviarie che stradali, regioni che negli ultimi anni hanno beneficiato di miliardi di euro di fondi nazionali ed europei. Alta velocità, passanti ferroviari, terze corsie autostradali, potenziamenti infrastrutturali su gomma e su ferro: opere importanti, ma non vitali, che possono attendere”.
“IL PONTE SULLO STRETTO NO. Perché non è un’opera locale, ma un’infrastruttura di riequilibrio nazionale, l’unica che consente a Calabria e Sicilia di entrare davvero nel sistema logistico, economico e produttivo europeo. Se Schlein vuole fare una battaglia di equità territoriale, cominci dal Nord, non colpendo ancora una volta il Sud”.
“Il Ponte non è in alternativa alla ricostruzione: è la condizione per non vivere sempre di emergenze. Usare i danni del maltempo per attaccare il Ponte è politicamente scorretto e moralmente ipocrita. La ricostruzione dei lungomari, il sostegno ai commercianti e agli enti locali si finanziano con fondi emergenziali, Protezione Civile e risorse europee per l’adattamento climatico, non sacrificando il futuro di intere generazioni. Il Ponte non sottrae risorse alla manutenzione, ma crea lavoro, occupazione stabile, gettito fiscale e indotto, cioè proprio quelle risorse che servono per difendere il territorio, mettere in sicurezza le coste, le città e le infrastrutture”.
“Schlein venga a chiedere scusa al Sud. E soprattutto a Reggio Calabria. Prima ancora di parlare di fondi da togliere, Elly Schlein venga a chiedere scusa. Scusa non solo perché rappresenta una forza politica che ha sostenuto governi che non hanno fatto nulla per il Sud, ma soprattutto perché oggi è la segretaria del Partito Democratico, lo stesso partito che a Reggio Calabria e nella Città Metropolitana, guidata da Giuseppe Falcomatà, ha prodotto uno dei modelli amministrativi più fallimentari della storia recente.
Dopo undici anni di gestione PD, Reggio Calabria è una città:
• senza scuole sicure, con edifici chiusi, fatiscenti, invasi da topi;
• con fogna a cielo aperto, strade distrutte e manutenzione assente;
• con le tasse più alte d’Italia;
• con perdite idriche superiori al 50%, contatori mai installati nelle scuole, mentre l’acqua viene fatta pagare ai cittadini;
• con zero tutela ambientale, depuratori non funzionanti e scarichi fognari che finiscono a mare.
E fuori dalla città il quadro non migliora: la Città Metropolitana di Reggio Calabria, governata dallo stesso partito per un decennio, presenta le medesime criticità, se non peggiori”.
“Questa è la realtà che Elly Schlein dovrebbe guardare, prima di chiedere di togliere al Sud l’unica grande infrastruttura capace di cambiare davvero il suo destino. Difendere il Ponte sullo Stretto non è ideologia, è giustizia territoriale. Chi oggi chiede di cancellarlo, proponendo di spostare risorse solo quando si tratta del Sud, sta dicendo che Calabria e Sicilia devono restare indietro. E questa volta, il Sud non deve più accettarlo”.


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