Ponte sullo Stretto ed emergenza maltempo: da Reggio Calabria una proposta per sbloccare tutti i lavori

Il Prof. Veronese presenta al Ministro Salvini una soluzione per accelerare gli interventi contro il dissesto idrogeologico e l'erosione costiera

“Di fronte agli eventi meteorologici estremi che hanno colpito Calabria, Sicilia e Sardegna, il dibattito politico rischia ancora una volta di scivolare su una narrazione strumentale. Da giorni la sinistra ripete la stessa litania: utilizzare i fondi destinati al Ponte sullo Stretto per la ricostruzione delle opere danneggiate dal ciclone. Una posizione che viene presentata come solidaristica, ma che in realtà non affronta il vero problema e nasconde un disegno politico ben noto”. Lo afferma in una nota il Prof. Veronese Simone Antonio, Presidente dell’Associazione Amici del Ponte dello Stretto.

“Il problema reale, infatti, non è l’assenza di risorse, ma il fatto che le opere di messa in sicurezza esistono, le risorse spesso anche, ma gli interventi restano bloccati da una normativa paesaggistica rigida e incoerente. In questo contesto, la richiesta di spostare fondi già finalizzati a un’opera strategica nazionale diventa un pretesto per dirottare risorse destinate al Sud verso altri territori, in particolare verso le Regioni del Nord governate dalla sinistra, come Emilia-Romagna e Toscana, dove storicamente le emergenze vengono affrontate senza mai mettere in discussione le grandi opere e gli investimenti infrastrutturali”.

“Si tratta di un copione già visto: al Sud si chiede sempre di rinunciare allo sviluppo in nome dell’emergenza, mentre al Nord le emergenze diventano occasione per ottenere nuove risorse aggiuntive, senza sacrificare nulla. È per questo che la polemica sui fondi non risolve i danni del ciclone e non mette in sicurezza i territori colpiti, ma serve solo a riaprire una partita politica sulle risorse, ancora una volta a danno del Mezzogiorno”.

“Il nodo centrale resta il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004), applicato oggi in modo indifferenziato sia alle trasformazioni del territorio sia agli interventi di pubblica incolumità, come la difesa costiera, il contrasto all’erosione costiera, la sistemazione dei corsi d’acqua, il consolidamento dei versanti e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Il risultato è una paralisi amministrativa che espone cittadini, infrastrutture e centri abitati a rischi sempre maggiori, indipendentemente dalla disponibilità dei fondi”.

“Per questo motivo, oggi pomeriggio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Roma, il Prof. Simone Veronese incontrerà il Ministro Matteo Salvini per consegnare una relazione tecnica e una proposta normativa dettagliata, elaborata dall’Ing. Benedetto Romeo, consulente tecnico che da anni collabora con l’Associazione Amici del Ponte dello Stretto, offrendo contributi qualificati sui temi della pianificazione territoriale, della sicurezza e delle infrastrutture strategiche”.

“La proposta dell’ing. Romeo entra nel merito del Codice paesaggistico e individua con precisione i punti che oggi impediscono allo Stato e agli enti locali di intervenire tempestivamente. In particolare, viene proposta una modifica dell’articolo 142 del D.Lgs. 42/2004, introducendo una deroga esplicita ai vincoli paesaggistici per tutte le opere di prevenzione, ripristino e contrasto del dissesto idrogeologico e dell’erosione costiera, comprese quelle realizzate all’interno dei corsi d’acqua e lungo le fasce costiere”.

“Un secondo punto qualificante riguarda il superamento di un vuoto normativo storico, che genera interpretazioni difformi e discrezionali da parte delle amministrazioni competenti. La proposta mira a rendere coerente l’applicazione del Codice con la volontà originaria del legislatore, evitando che strumenti pensati per la tutela del paesaggio vengano utilizzati come fattori di blocco anche in presenza di emergenze certificate”.

“Grande attenzione viene dedicata anche alla revisione dell’articolo 167, relativo alla sanatoria paesaggistica. La proposta prevede l’estensione della sanatoria anche ai casi in cui le opere abbiano comportato la realizzazione di volumi, purché conformi alla normativa urbanistica. Oggi, infatti, molti immobili e manufatti situati in aree a rischio idrogeologico o costiero non possono essere messi in sicurezza proprio perché privi di autorizzazione paesaggistica, creando un paradosso che aumenta il pericolo invece di ridurlo”.

“Ulteriore elemento centrale è l’estensione a tutte le Regioni del modello già adottato in Emilia-Romagna, basato su accordi tra Stato e Regioni che consentono agli enti locali di dotarsi degli strumenti urbanistici necessari anche in caso di inerzia amministrativa. Un modello che, paradossalmente, viene accettato senza polemiche quando riguarda il Nord, ma che diventa improvvisamente inaccettabile quando si parla di Sud”.

“La proposta si muove, infine, nel solco della legge Galasso n. 431/1985, ripristinandone lo spirito originario: tutela del paesaggio sì, ma non a discapito della sicurezza pubblica e della capacità dello Stato di intervenire. In questa visione, la messa in sicurezza del territorio, il contrasto all’erosione costiera e lo sviluppo infrastrutturale non sono alternative, ma parti di una stessa politica moderna e responsabile”.

“La vera risposta alle emergenze climatiche non è spostare fondi già destinati al Sud, ma mettere lo Stato nelle condizioni di agire, rimuovendo rigidità normative che oggi producono solo ritardi, danni e insicurezza. È questa la proposta che il Prof. Veronese porta oggi all’attenzione del Ministro Salvini e del Governo, sulla base del lavoro tecnico dell’ing. Romeo: concreta, strutturata e immediatamente traducibile in iniziativa legislativa” conclude.