“Lui guardava più avanti di tutti, che era un genio di straordinaria modernità e audacia. Quegli occhi guardano anche verso di noi, e ci indicano la strada della perseveranza, della metodicità, dell’impegno: lui era un gran lavoratore, e ci dice che, attraverso il lavoro, anche noi possiamo raggiungere dei risultati”. Così l’artista reggino Natino Chirico descrive il ritratto, da lui realizzato, di Gianni Versace. L’opera è attualmente presente alla mostra del Museo di Reggio Calabria a lui dedicata, Terra Mater. Natino Chirico, grande amico di Versace da ancor prima che diventasse famoso, racconta al Quotidiano del Sud il loro rapporto.
“Ero suo amico, e, proprio per questo, avevo qualche disagio a partecipare alla mostra, non volevo salire su un palcoscenico che era solo il suo, tra l’altro tragicamente macchiato di sangue; così, ho deciso di chiedere, per così dire, il permesso di realizzare quel ritratto a Santo Versace; lui mi ha dato il via libera e mi sono messo all’opera, nel mio studio di Perugia, di mattina presto, come faccio quando devo fare delle cose che mi prendono dentro: è un ritratto classico, ma, in omaggio alla modernità di Gianni, è realizzato su un pannello Forex bianco fosforescente ed è chiuso in una teca di metacrilato colorata” spiega Chirico, in relazione al ritratto realizzato.
Quegli occhi febbrili, su quel viso magnogreco, guardano anche lei. È così che la guardava? “Sì – risponde – Credo anche che Gianni fosse attratto da me. Lui, come tutti sanno, era gay e, in quel periodo e in quella città, soprattutto se non eri gay, e io avevo ben altre passioni, non era facile frequentarlo: battutine, allusioni… io ero un ragazzo molto ingenuo, vedevo la sua diversità, naturalmente, ma mi sembrava bella, perché lui la viveva con naturalezza”.
“La nostra amicizia? L’amicizia, come l’amore, è una cosa fantastica, e non c’entra niente con la sessualità. Riconoscevo in lui un’intelligenza che io non avevo, e siccome ero molto curioso della vita, compresi che frequentarlo era un’occasione di crescita”. Com’è lavorare con lui? Ha fatto solo “piccole cose, quando lui cominciava a muovere i primi passi: disegnavo modelli, stoffe, ma solo ed esclusivamente seguendo le sue indicazioni precise. Quando divenne Gianni Versace, feci un passo indietro. Fu lui, poi, a venire ad una mia mostra, a Milano – io, in segno di rispetto, non l’avevo invitato – lui scelse alcune mie opere, che io gli avrei regalato volentieri, e pretese di pagarle al triplo del prezzo”.
Gianni andò via da Reggio, si sa, e da lì fece fortuna. L’intervistatore chiede a Chirico se lo fece anche perché veniva deriso e irriso, in città, a quei tempi. “Io stesso fui testimone di qualche episodio sgradevole, ma non fu per questo che lui andò via da Reggio. A lui non importava niente del giudizio della gente. Era talmente avanti…” afferma.



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