“Viviamo in una realtà in cui la dimensione emergenziale, legata ai molteplici fattori di rischio che interessano il nostro territorio, impone una riflessione seria e non più rinviabile. Possiamo davvero convivere con eventi naturali sempre più frequenti senza subirne conseguenze sul piano sociale e psicologico? Nel giro di pochi giorni, nella provincia di Messina, abbiamo registrato un evento sismico di magnitudo 4 della scala Richter non devastante, certo, ma sufficiente a ricordarci, qualora lo avessimo dimenticato, che viviamo in un’area ad elevata sismicità.
Oggi, lunedì 19 gennaio 2026, e anche domani, siamo inoltre in allerta meteo per rischio idraulico e idrogeologico, con possibili mareggiate e venti impetuosi. È legittimo chiedersi se tutto questo non genera nei cittadini una sorta di “ansia da allerta”, è quanto afferma Gaetano Sciacca di “Rinascita Messina”.
“Ansia subdola”
“Un’ansia subdola, continua, che inevitabilmente si ripercuote sulla salute e sul benessere delle persone, soprattutto in un contesto generale già segnato da incertezze, preoccupazioni e fragilità diffuse. Se è vero che dobbiamo imparare a convivere con eventi naturali sempre più frequenti, è altrettanto vero che dobbiamo chiederci cosa si può e si deve fare per attenuare questo stato di disagio permanente, che certamente non giova alla salute collettiva. Io penso SI! qualcosa si può e si deve fare. Mi collego, a questo proposito, a un post pubblicato qualche giorno fa sulla grande opportunità che i fondi del PNRR avrebbero potuto rappresentare, se ben utilizzati, per la nostra città”, rimarca Sciacca.
“Mi riferisco in particolare al monitoraggio e alla verifica sismica degli edifici pubblici e privati esistenti. Un grande progetto strutturale che avrebbe potuto finanziare interventi di miglioramento e adeguamento sismico del patrimonio edilizio, con priorità alle strutture strategiche. Senza dimenticare le strade, in particolare quelle individuate nel Piano di Protezione Civile come infrastrutture strategiche. Senza considerare le enormi ricadute occupazionali che tali opere avrebbero comportato. Allo stesso modo, non si può non ricordare il progetto, elaborato quando ero Ingegnere Capo del Genio Civile, per la messa in sicurezza dell’intero bacino idrografico del torrente Santo Stefano. Un intervento organico che interessava l’intera vallata, dalle sorgenti fino alla foce, includendo l’abitato di Galati Marina. In quel progetto era prevista anche la messa in sicurezza della linea di costa, in continuità con quanto già realizzato per Santa Margherita, attraverso il prolungamento della barriera soffolta fino a tutto il villaggio di Galati Marina”, evidenzia Sciacca.
“La messa in sicurezza del territorio non si affronta in emergenza”
“I recenti eventi meteomarini hanno dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’importanza e l’urgenza di quell’intervento, purtroppo trascurato dall’insipienza della politica. Oggi, invece, assistiamo a iniziative estemporanee e improvvisate come fossati scavati lungo la costa, rilevati in terra, massi in calcestruzzo collocati a protezione delle abitazioni. Interventi sbagliati, spesso inutili e talvolta dannosi, che rappresentano solo uno spreco di risorse pubbliche. La messa in sicurezza del territorio non si affronta in emergenza. Gli interventi vanno programmati, progettati e realizzati per tempo, con visione, competenza e responsabilità. Tutto questo rappresenta un’amara constatazione di ciò che andava fatto e non è stato fatto. Si sono preferite opere spesso inutili, dimenticando che un’opera pubblica, per essere davvero tale, deve produrre un beneficio tangibile e duraturo per i cittadini”, conclude Sciacca.



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