Il prossimo 3 marzo l’Italia di calcio femminile scenderà in campo per la prima volta al Granillo. Lo farà, contro la Svezia, per la prima partita delle qualificazioni al Mondiale del 2027. La notizia, com’è normale che sia, a Reggio Calabria è stata accolta bene. E’ un bell’evento, è pur sempre la maglia azzurra, e riguarda un movimento – quello del calcio femminile – che negli ultimi anni è sicuramente in ascesa. Tutto bello, dunque, poi però parla Paolo Brunetti e facciamo francamente fatica – ma non è la prima volta che capita – a capire il significato di certe dichiarazioni.
Riportiamo testualmente le sue parole, direttamente dal comunicato stampa del Comune: “il prestigioso risultato ottenuto dalla città di Reggio Calabria nasce dalla sinergia tra la Federazione calcio femminile, la Reggina 1914 e l’Amministrazione comunale. Una scelta che conferma la vocazione sportiva della nostra città e l’attenzione verso il calcio femminile. Lo stadio Granillo negli anni è stato oggetto di riqualificazione energetica e di altri interventi che hanno modernizzato la struttura e ne hanno migliorato la funzionalità. Siamo certi che il pubblico saprà far sentire tutto il proprio sostegno in una partita di grande importanza contro un’avversaria di valore come la Svezia”.
Un occhio attento qualcosa l’avrà già intuita. Innanzitutto, non capiamo cosa c’entri Brunetti con l’Italia femminile a Reggio Calabria. Non è Sindaco, non è delegato allo Sport. E’ semplicemente Assessore ai Lavori Pubblici. Nel comunicato, effettivamente, parlano sia Battaglia (Sindaco f.f.) che Latella (delegato allo Sport). Si dicono orgogliosi dell’evento, da reggini. E va bene così. Poi però parla Brunetti e, francamente, non c’entra niente. A questo punto fate parlare tutti gli altri Assessori. In tutta questa vicenda, e vogliamo anche usare un po’ di sarcasmo, l’unico legame di Brunetti è la Reggina, che non per niente cita nel comunicato.
Fossimo in lui, però, in realtà non ne andremmo così fieri. Reggio Calabria ha ospitato la Nazionale italiana di calcio, in passato. Sì, ma quella maschile. Quando la Reggina era in Serie A. Quando la Reggina sfidava al Granillo Juventus, Inter, Milan, Roma. Al Granillo segnò Totti il suo primo gol con la maglia azzurra. Al Granillo Pippo Inzaghi (non sapendo che vent’anni dopo sarebbe diventato allenatore amaranto) segnò una doppietta. Se la Nazionale all’epoca tre volte campione del mondo arrivò sullo Stretto era per merito della ribalta della Reggina e di chi l’aveva resa grande. Se invece oggi la Reggina è in Serie D, giustamente, non può andare oltre la Nazionale femminile.
Insomma, tutto rispecchia il momento della città. Tutto rispecchia il momento – disastroso – della sua principale squadra di calcio. Stride, oggi, dunque, gonfiarsi il petto di parole come “città a vocazione sportiva”. Che vocazione sportiva dovrebbe avere, oggi, Reggio Calabria? La Reggina è in Serie D per il terzo anno di fila, la Viola è in quarta serie, le strutture sono vecchie e fatiscenti e i ragazzi di atletica sono addirittura costretti ad allenarsi al Ce.Dir. La “v” c’è, ma non è di vocazione, bensì di vergogna. Ecco, una vergogna sportiva.
Una vergogna sportiva che, con la sua scelta di due anni e mezzo fa, Brunetti ha sicuramente alimentato. Una scelta su cui avrebbe dovuto prendersi le responsabilità. Non l’ha mai fatto. Ha rivendicato la scelta politica, ha difeso gli attuali proprietari. E oggi parla di un evento in città come se fosse epocale, nascondendo un particolare: in quel business plan tanto discusso, si parlava anche di calcio femminile. L’attuale società di Ballarino avrebbe dovuto realizzare una squadra di calcio femminile. Non l’ha mai fatto, se non attraverso una selezione giovanile. Tralasciando il fatto che ci siano altre priorità, oggi tutto questo sembra assurdo. Ma forse è un segno nel destino…


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?