La Trumpfobia della sinistra: dalla Groenlandia a La Spezia, il problema delle armi e di chi le USA

Il problema delle armi tra USA e Italia: la narrativa distorta della sinistra dalla (non) violenza in Groenlandia all'omicidio di La Spezia

Nessuno vuole essere più americano, tranne i rapper“. È proprio vero. Dopo aver mangiato per decenni il loro cibo (spazzatura), aver indossato i loro jeans, aver sognato con le loro stelle del cinema, aver cantato le loro canzoni in un inglese maccheronico, in Italia, nel 2026, si guarda agli USA con una certa diffidenza. Con il ritorno al comando di Donald Trump poi, è scoppiata una vera e propria Trumpfobia tra dazi, politica estera aggressiva e venti di guerra.

Una situazione che la sinistra, segretamente, benedice ogni giorno poichè le ha dato qualcosa a cui appigliarsi per costruire identità ed elettorato. Nella narrazione di PD e compagni, Trump è descritto come il pazzo guerrafondaio che gioca a fare il gangster e vede il mondo come il suo personale tavolo da Risiko. E il governo Meloni si inginocchia al suo volere.

La Groenlandia e la “non violenza” di Trump

Davos doveva essere il banco di prova. Grande attesa per l’annuncio di Trump sulla Groenlandia da annettere a tutti i costi, anche e soprattutto militarmente. E, invece, il presidente USA dichiara: “non userò la forza. Davvero qualcuno pensava che gli USA avrebbero attaccato con il proprio esercito la Groenlandia scatenando una guerra interna alla NATO? A sinistra, evidentemente, sì. E ci sono anche rimasti male.

Del resto, Giorgia Meloni si è dimostrata, ancora una volta, paziente, riflessiva e coerente nelle sue posizioni, fra isterie della sinistra e di diversi governi d’Europa (in primis Macron con i suoi occhiali da sole) che invocavano esercitazioni militari e spedivano qualche soldatino a pescare merluzzi in Groenlandia con la pretesa di ‘spaventare’ lo Zio Sam.

Niente armi, quindi. Strano. Gli USA, cattivi, malati, con un fetish per la pistola da tenere sotto il cuscino, come vuole il Secondo Emendamento, non ricorrono alla violenza? Uno shock culturale per chi è abituato a credere alle versioni di Hamas e vedere dittatori ovunque, tranne in Iran, Venezuela e Russia.

Il caso di La Spezia: ma il problema non erano le armi negli USA?

Va bene, magari gli USA non attaccheranno la Groenlandia. Però è innegabile che abbiano un problema con le armi da fuoco. La Costituzione ne regolamenta il possesso, sono fonte di autodifesa e simbolo di libertà, la lobby NRA (National Rifle Association) è una fra le più potenti e influenti del Paese, fioccano i casi di cronaca.

A proposito di armi e casi di cronaca. L’Italia è stata scossa, pochi giorni fa, dall’omicidio di uno studente a La Spezia, accoltellato a scuola da un altro giovanissimo. Non ci sono pistole di mezzo. La circolazione delle armi, qui da noi, non è “libera” come negli USA. Queste cose non dovrebbero succedere, giusto? E, invece, succedono. Succede che un ragazzo si procuri un coltello, cosa ormai abbastanza banale, e lo usi, altrettanto banalmente, per vendicarsi di un coetaneo, finendo per ucciderlo.

Due famiglie piangono per ragioni differenti. Nei salotti tv ci si interroga su come si è arrivati a un tale episodio di violenza in una scuola, un luogo che dovrebbe insegnare a ripudiare tali comportamenti e nel quale ora si vorrebbero mettere, addirittura, i metal detector, modello aeroporto, per scovare tira pugni, catene, coltelli e quant’altro.

E non sta succedendo negli Stati Uniti di Donald Trump, quelli del Far West narrato dalla sinistra. Succede in Italia, dove una pistola viene sostituita da un coltello, un coltello può essere sostituito da un pugno e via dicendo. Il problema non riguarda l’arma, riguarda l’educazione, il rispetto della vita altrui della quale si pensa di poter disporre con agghiacciante facilità.

La stessa che nei mesi scorsi ha portato un ragazzo, nello Utah, a sparare con un fucile alla gola di Charlie Kirk, giovane politico cristiano-conservatore, marito e padre, perchè non ne condivideva le idee. Il killer scriveva “Bella Ciao” sui proiettili, era vicino ad ambienti di estrema sinistra. La stessa estrema sinistra che in Italia scrive sui muri l’invito a “sparare a Giorgia Meloni”. La cultura dell’odio non ha confini geografici definiti ed esiste da prima di Trump: oggi fa solo più comodo demonizzarlo e scandalizzarsi se succede anche qui, dove ci hanno raccontato, che è diverso, che non può succedere.