Il Venezuela ha liberato diversi prigionieri internazionali, fra i quali anche un italiano: si tratterebbe, secondo l’Ansa, dell’imprenditore settantenne Luigi Gasperini. Sull’eventuale liberazione di altri italiani, sempre secondo quanto si apprende, si attende il completamento delle procedure. Tra i detenuti liberati dal Venezuela figurano anche Rocío San Miguel, esperta di questioni militari venezuelane, ed Enrique Márquez, ex candidato presidenziale e figura di spicco dell’opposizione al chavismo. Lo riporta “El Pais”.
L’annuncio ha subito riacceso le speranze in Italia per la sorte di Alberto Trentini, da oltre 400 giorni nelle carceri di Caracas. Ma anche per quella degli altri oltre 25 connazionali reclusi nel paese sudamericano, compreso Gasperin. Tanto più che sono arrivate già notizie sul rilascio di altri cittadini europei: cinque spagnoli, come confermato dal governo di Madrid.
“Al fine di promuovere la pacifica convivenza, il governo bolivariano e le istituzioni statali hanno deciso di rilasciare un numero significativo di cittadini venezuelani e stranieri, e questo processo è in corso“, ha reso noto il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, fratello della leader ad interim Delcy Rodriguez.
Le autorità di Caracas, tra dicembre e l’inizio di gennaio, avevano già rilasciato circa 200 persone arrestate durante le proteste per la rielezione di Maduro, ma in questo caso si tratta del primo rilascio di prigionieri politici deciso dal nuovo governo dal blitz americano contro il leader del regime.
Speranza per Trentini
A Roma i riflettori si sono accesi soprattutto su Trentini, il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, senza accuse formali, mentre lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e poi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo nella capitale.
In questi oltre 400 giorni di detenzione le autorità italiane a tutti i livelli, governo, diplomazia e intelligence, hanno lavorato sottotraccia per riportalo a casa, in condizioni di estrema difficoltà, avendo a che fare con un regime che Roma non riconosce come legittimo e che sfrutta la cosiddetta diplomazia degli ostaggi per ottenere contropartite. In questa partita è stata frequente l’interlocuzione con il governo americano: diverse le telefonate tra il ministro Antonio Tajani ed il collega Marco Rubio, con Washington che ha garantito tutto il suo impegno.
Di una possibile svolta su questo dossier si è iniziato a ragionare dopo l’uscita di scena di Maduro. Lo stesso Tajani ha stimato che la nuova presidente Delcy Rodriguez potesse essere “più flessibile rispetto al passato e compiere anche un gesto positivo nei confronti dei detenuti di polizia“.
E in effetti alcuni segnali da Caracas sono iniziati ad arrivare: l’appello dell’opposizione (con Corina Machado in testa) all’amnistia generale per tutti i detenuti politici è stata condivisa da alcuni pezzi del regime. Secondo l’ultimo rapporto della ong Foro Penal in Venezuela ci sono 863 prigionieri politici, 86 dei quali sono cittadini stranieri o possiedono doppia cittadinanza. Oltre a Trentini, ci sarebbero altri 27 connazionali (alcuni con doppio passaporto) coinvolti per motivi legati alla politica, all’attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode al regime.
Appena ieri, i genitori del cooperante veneto, Amanda ed Ezio Trentini, che stanno seguendo dalla loro casa a Lido di Venezia gli sviluppi di quanto sta avvenendo a Caracas dopo il blitz degli Stati Uniti, avevano fatto sapere di vivere “giorni di angoscia e di speranza“.



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