Il fastidio di pensare – La filosofia delle macerie

Il fascismo ha attuato fino in fondo la propria ideologia devastando il mondo. Il comunismo ha devastato il mondo purtroppo tradendo la propria ideologia

Qualche giorno fa, in un dibattito televisivo, lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha espresso in maniera esemplare la nuova versione, adeguata ai tempi, con cui tutto un mondo social-comunista difende al di là di tutto e sopra le macerie della storia e la puzza dei cadaveri le ragioni della propria ideologia: “L’equiparazione fra fascismo e comunismo è veramente intollerabile. […] Questa equiparazione nella storia d’Italia è da rigettare interamente e come spesso ripete Alessandro Barbero giustamente, c’è anche una ragione, diciamo, filosofica. Il fascismo ha attuato fino in fondo la propria ideologia devastando il mondo. Il comunismo ha devastato il mondo purtroppo tradendo la propria ideologia. C’è una differenza filosofica profonda”. In pratica, osserva lo storico toscano, mentre il fascismo era una ideologia criminale già nelle sue premesse e ha poi quindi espresso nella pratica quelli che erano i suoi presupposti, il comunismo era una ideologia di alto sentire morale ma che è stata poi storicamente tradita da coloro che si erano incaricati di realizzarla (ma resta, si lascia intendere, animata da ottime premesse).

Sangiuliano

L’ex ministro Sangiuliano, che gli si contrapponeva, gli ha obiettato un secolo di orrori e una dichiarazione del parlamento europeo, e lo ha fatto con una certa animosità. Ma al di là degli intenti le sue obiezioni sono state spazzate via dall’astuzia di questa nuova impostazione. Con questa dichiarazione di comodo i nuovi difensori del comunismo alla Montanari e alla Barbero (ma se ne potrebbero citare una lunga fila ancora) si possono permettere di liquidare velocemente e senza colpo ferire i vari Pol Pot, Mao, Stalin e via dicendo che nel secolo scorso hanno ammucchiato cadaveri in giro per il mondo in nome di Marx: loro, dicono semplicemente, non erano comunisti veri, ma traditori dell’idea comunista che è un’idea corretta sporcata da coloro che se ne sono impadroniti. Ed anzi, sporcandola, le hanno fatto addirittura cattiva pubblicità.

Il comunismo vero è un’altra cosa

E stai a vedere che dopo averceli propinati per decenni come modelli politici e spirituali adesso ce li fanno anche passare per fascisti. Il comunismo vero è un’altra cosa. E non insisterei neanche molto neanche a tirar fuori mozioni del parlamento europeo o altre leggi che adesso lo vanno condannando di qua e di là: la giurisprudenza non incide in queste discussioni. Non sono le leggi a determinare i confini del male: altro è la giustizia, altro è la legalità, come ben comprese Hannah Arendt quando si trovò di fronte un Eichmann che si proclamava un cittadino esemplare solo perché aveva sempre obbedito alle leggi. Per sconfessare questo discorso è opportuno fare capire che coloro che il comunismo lo hanno attuato in realtà non erano i traditori dell’idea, ma in realtà di quella idea i perfetti esecutori, e che quindi era l’idea in sé ad essere scellerata.

Montanari i testi marxisti non li ha studiati bene

La ragione, come dice appunto Montanari, è filosofica, ma è lui a non comprenderla, proprio perché i testi marxisti non li ha studiati bene. Sarebbe fin troppo facile (ma qui siamo ancora nella storia) dire che ovunque si sia provato a crearlo questo comunismo vero è sempre finito dietro cumuli di cadaveri e questo suo umanitarismo non si è mai visto. E quindi forse questa idea tradita del comunismo di cui si parla forse non è mai esistita e bisognerebbe fare i conti con la realtà. Di più: forse questi comunisti dovrebbero spiegarci come mai questi leader che ora disdegnano per decenni gli sono andati fin troppo bene e li hanno sempre osannati, e solo dopo decenni hanno scoperto che erano orrendi criminali.

Basterebbe leggere l’apologia che Pertini scrisse di Stalin dopo la sua morte: “Si resta stupiti per la grandezza di questa figura … Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto”. E il diniego di tutto un mondo culturale italiano verso Solženicyn che aveva la colpa di denunciare quello che stava succedendo nell’Unione Sovietica. Adesso improvvisamente, ma la storia cammina a piccoli passi, Stalin è un traditore dell’idea, ma l’idea resta comunque buona. Tutti gli esuli e i carcerati di quarant’anni di purghe sono i frutti di cattivi amministratori, ma Marx non aveva questo in mente. Adesso, d’un tratto, una certa sinistra sembra essersi svegliata dal suo sonno dogmatico ed essersi resa conto che tutti quegli osannati leader erano solo dei criminali e quel mondo dorato era solo un gigantesco carcere.

Il comunismo non lo si è saputo attuare

Ma in realtà il risveglio è solo a metà. Se quello era solo un carcere, dicono, era solo perché il comunismo non lo si è saputo attuare: le premesse erano buone, gli esecutori erano sbagliati. E allora Montanari e Barbero (e tutti gli altri) dovrebbero leggere, visto che il problema è filosofico, gli scritti filosofici di Marx e tutte le critiche e le obiezioni che gli erano state mosse. Critiche e obiezioni filosofiche, appunto, da Kelsen, Bernstein e tutti gli altri. In cui si dice, appunto, che il sistema di Marx non era un sistema della libertà, ma una dittatura (Marx stesso non lo negava, definendo la democrazia quale noi la concepiamo solo una democrazia falsa, di natura “borghese”, e volendo sostituirgli una dittatura di classe). Su cosa serva lo Stato per il marxismo, basterebbe leggere, tra gli altri, questo passaggio di una lettera di Engels ad August Bebel (1875) dove lo dice esplicitamente: “… parlare di uno Stato popolare libero è pura assurdità: finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma nell’interesse dello schiacciamento dei suoi avversari”.

È il dominio di una parte sulle altre, non l’armonia generale. E su come debba essere coordinato una volta conquistato, basti leggere la critica che Kelsen rivolse al sistema già negli anni venti (in Socialismo e Libertà, 1920): “Se le svariate opinioni e volizioni dei singoli circa ciò che è utile e necessario per l’insieme e per ogni singolo non vengono piegate, con ferrea energia e con inesorabile costrizione, sotto un pensiero, sotto una volontà dominante, il piano economico comunista e l’ordinamento sociale su di esso fondato non può non fallire”. Insomma, i critici ci sono sempre stati, e di alto spessore: intere biblioteche hanno sempre tratto le stesse conclusioni, ma probabilmente sono stati i comunisti a non avere letto e a ostinarsi a non volere leggere. In quelle righe sembra di sentir parlare di Stalin. E infatti è lui il vero interprete del comunismo. E forse sono i vari Barbero e Montanari a non averci capito nulla. Filosoficamente, s’intende.