“Ogni Natale, puntuale come un rito amaro, il Mezzogiorno torna a scoprire di essere lontano. Non in chilometri, ma in euro. Biglietti aerei e ferroviari con prezzi fuori scala per chi deve tornare a casa dal Nord o dall’estero. Famiglie costrette a rinunciare, studenti che anticipano o posticipano le partenze, lavoratori che fanno i conti non con il calendario, ma con il portafoglio. E allora la domanda si ripropone, sempre la stessa: perché succede? E soprattutto: succede solo da noi? La risposta è netta: no, non succede solo in Italia. Ma solo in Italia – e più in generale in Europa – lo viviamo come una contraddizione politica irrisolta. Negli Stati Uniti i rincari nei periodi di punta esistono, sono anche più duri di quelli europei. Ma lì nessuno finge stupore: il trasporto è considerato un servizio di mercato. L’infrastruttura serve a far funzionare il mercato, non a correggerlo. Se la domanda esplode, il prezzo sale. Punto”. Comincia così il pensiero di Enzo Cuzzola, noto professionista di Reggio Calabria e già assessore comunale della città.
Altrove le cose vanno diversamente
“Altrove, però, le cose stanno diversamente. In Russia, lo Stato non accetta che il prezzo dei trasporti spezzi il Paese. Le ferrovie sono pubbliche, le tariffe controllate, le rotte aeree interne sovvenzionate. Nei periodi di esodo si aggiungono treni, non zeri al biglietto. Non è generosità: è unità nazionale. In Cina, durante il Capodanno lunare si muovono centinaia di milioni di persone. Un evento di massa senza precedenti al mondo. I prezzi non esplodono, perché sarebbe politicamente inammissibile. La risposta è pianificazione, aumento dell’offerta, controllo pubblico. La mobilità non è solo economia: è ordine sociale. In Giappone, le ferrovie sono formalmente private, ma profondamente regolate. Lo Shinkansen costa più o meno lo stesso tutto l’anno. Nei periodi di punta aumentano i treni, non le tariffe. Il cittadino deve sapere che può contare sul sistema. È una questione di affidabilità, prima ancora che di profitto.
E l’Europa? L’Europa sta nel mezzo, ed è proprio questo il problema. Dichiariamo che le infrastrutture servono a ridurre le disuguaglianze, a garantire accessibilità, a produrre valore pubblico. Ma poi, nei momenti decisivi, lasciamo che sia il prezzo a fare selezione. Il caso del Mezzogiorno non è un’anomalia tecnica, né una distorsione temporanea del mercato. È la conseguenza diretta di una ambiguità politica mai sciolta: vogliamo che la mobilità sia un diritto o una merce? Finché continueremo a dire la prima cosa e a praticare la seconda, ogni Natale discuteremo degli stessi rincari, con le stesse indignazioni e le stesse promesse. E ogni Natale il Sud scoprirà che tornare a casa è possibile, sì — ma non per tutti”.
Il nodo che la politica non vuole sciogliere
“A questo punto va detta una verità scomoda, senza giri di parole. Il Governo potrebbe intervenire, anche solo temporaneamente, nei periodi di massimo esodo – come le festività natalizie – per impedire che il prezzo dei trasporti diventi una barriera sociale. Gli strumenti esistono, il diritto europeo lo consente, altri Paesi lo fanno. Non si tratta di abolire il mercato, ma di sospenderne gli effetti più distorsivi quando entra in conflitto con un interesse pubblico evidente. Se non lo si fa, non è per impossibilità tecnica o giuridica. È per scelta politica. Perché fissare un tetto temporaneo, imporre obblighi di servizio, o garantire quote di biglietti calmierati significherebbe ammettere che la mobilità non è una merce qualunque, e che lo Stato ha il dovere di intervenire quando il mercato seleziona per censo anziché per bisogno.
Il paradosso è tutto qui: Europa proclamiamo la coesione territoriale come valore fondante, ma poi accettiamo che tornare a casa a Natale sia possibile solo per chi può permetterselo. Finché questa contraddizione non verrà affrontata apertamente, ogni indignazione stagionale resterà retorica, e ogni promessa di intervento resterà un alibi. Perché un Paese che rende oneroso il ritorno a casa nei suoi momenti simbolici più forti non sta solo fallendo una politica dei trasporti: sta rivelando la propria idea di comunità”.



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