“Libertà, democrazia, progresso per l’Iran“. È quello che chiedono i manifestanti nelle principali piazze del Paese mentre vengono falciati dal fuoco delle forze di sicurezza del regime che reprime nel sangue le proteste, tagli l’accesso a internet per bloccare la diffusione delle immagini, nega diritti e libertà fondamentali degli stessi cittadini che non esita a giustiziare. La stessa frase si trova su un volantino del PCI d Bologna che, nel 1979, scriveva con caratteri cubitali di giubilo “LO SCIA’ SE N’E’ ANDATO“.

“E’ una prima fondamentale vittoria del Popolo Iraniano in lotta contro un decennale regime oligarchico, corrotto e sanguinario“, scrivevano esultanti per la caduta dello Scià, esaltavano la ‘rivoluzione’ khomeinista, applaudivano l’inizio dell’era degli ayatollah. Khomeini lottò al fianco del partito comunista Tudeh contro lo Scià, salvo poi giustiziare migliaia di giovani comunisti una volta salito al potere.
Dagli anni Ottanta a oggi, l’Iran è regredito, si è chiuso in sé stesso, ha perso progressivamente diritti e libertà. Tutto il contrario del ‘sogno’ comunista. Un errore dal quale, magari, prendere le distanze.
Ma la sinistra non ce la fa: deve restare coerente nella sua incoerenza. Oggi che il regime iraniano riempie obitori e ospedali con cadaveri e sangue della sua stessa gente, la sinistra italiana si trova in crisi. Non può urlare al ‘fascismo’ perchè i fascisti sono quelli che fino adesso hanno applaudito.
Succede quindi che, davanti a 12.000 morti dichiarati tra i manifestanti in 2 settimane (secondo fonti come Iran International e fonti mediche che arrivano nonostante il blackout di internet), le piazze restano vuoti, i politici di sinistra minimizzano, al più si dedicano a qualche condanna di facciata, Landini non trova un venerdì utile per organizzare le proteste.
Eppure, quando Hamas sbagliava i suoi stessi conteggi, nonostante le addizioni si imparino alle elementari, pur di fare da cassa di risonanza ai terroristi, politici, media e influencer rilanciavano i numeri con parole di forte condanna. Oggi, davanti ai morti dell’Iran, la sinistra si mette gli occhialetti da contabile, prende la calcolatrice, dubita.
Nel mondo della sinistra è normale dare ascolto alla versione dei tagliagole di Hamas, coerenti e attendibili come qualsiasi organizzazione terroristica, mentre si mette in dubbio quanto sta accadendo in Iran. Per la sinistra i morti non sono tutti uguali? Se c’è Israele (e la destra) di mezzo, i morti sono di serie A, se i morti li provoca un vero e conclamato regime dittatoriale, ma che sta a sinistra (Maduro, Khamenei), i morti sono di Serie B?
La libertà vale solo quando la narrazione fa comodo. I diritti umani vanno difesi con vere e proprie devastazioni di piazza solo quando si protesta contro Israele. Le proteste si organizzano se si può colpire il governo di destra. Ieri applaudivano l’ayatollah e pensavano che i 47 anni successivi di teocrazia sarebbero stati ‘illuminati’. Oggi scoprono che sono stati ‘sanguinari’, ‘repressivi’, ‘bui’. E tacciono. Fino alla prossima possibilità di fare la morale.


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