Concorsi e giovani, Cuzzola: “non è la Repubblica di Mattarella”

Concorsi e giovani, Cuzzola: "ai giovani non va chiesto di “adattarsi”, ma di lottare civilmente"

“Il Presidente Mattarella nel discorso di fine anno “Ai giovani dico: non rassegnatevi. Siate esigenti. Abbiate il coraggio di partecipare. Il futuro non va atteso: va scelto.” “La libertà e la democrazia non sono mai acquisite una volta per tutte. Vivono dell’impegno quotidiano delle persone.” Molti giovani, però, oggi sono delusi. Non per astratte teorie politiche, ma per fatti concreti: notizie – vere o presunte tali – di concorsi pubblici truccati, di selezioni piegate a favore di figli, parenti, amici di assessori, consiglieri, dirigenti comunali. Notizie che circolano, si sommano, si rafforzano a vicenda, fino a produrre una convinzione pericolosa: “non vale la pena impegnarsi”. E’ quanto afferma Enzo Cuzzola, già assessore del Comune di Reggio Calabria e di Messina.

“È proprio a questi giovani che va chiarito un punto fondamentale: le parole del Capo dello Stato non descrivono una prassi consolidata, ma indicano una direzione da conquistare. Quando Sergio Mattarella invita i giovani a non rassegnarsi, a essere esigenti, a scegliere il futuro, non sta chiedendo obbedienza o pazienza, ma l’esatto contrario: sta chiedendo partecipazione critica, vigilanza democratica, capacità di non accettare l’ingiustizia come normalità”, sottolinea Cuzzola.

“Ai giovani non va chiesto di adattarsi”

“Se pratiche clientelari, favoritismi e opacità esistono – e ogni singolo episodio va accertato, denunciato e punito nelle sedi competenti – esse non sono la Repubblica. Sono la sua negazione. Ed è qui che l’appello ai giovani diventa più esigente, non più consolatorio. Ai giovani non va chiesto di “adattarsi”, ma di lottare civilmente: per la libertà dal bisogno, perché senza autonomia economica non esiste vera libertà; per la trasparenza, perché senza regole uguali per tutti il merito diventa una parola vuota; per una pubblica amministrazione giusta, che non sia strumento di potere privato, ma servizio alla collettività. Lottare non significa urlare, né distruggere le istituzioni”, rimarca Cuzzola.

“Significa pretendere legalità, studiare, partecipare, vigilare, usare gli strumenti democratici: concorsi, ricorsi, stampa libera, associazionismo, politica vera. La rassegnazione è il miglior alleato della società corrotta. La democrazia, invece, vive solo se qualcuno ha il coraggio di dire: “così non va, e non ci sto”. Se oggi molti giovani pensano che le parole del Presidente siano smentite dai fatti, allora il compito di chi ha responsabilità pubblica e culturale è uno solo: dimostrare, con gli atti e con le battaglie civili, che quelle parole non sono retorica, ma una promessa da mantenere. Mentre a chi di dovere il compito di smentire le dicerie”, conclude Cuzzola.