“Niente piazzate, siamo qui per lavorare“. Quel ‘piazzate’ ricorda tanto un’altra parola(ccia), Giorgia Meloni è maestra di comunicazione e ha sintetizzato al meglio l’impegno del governo per Calabria, Sicilia e Sardegna alle prese con la conta dei danni relativi al passaggio del Ciclone Harry. Le ‘piazzate’ sono, neanche a dirlo, quelle della sinistra, che si è precipitata in Calabria e Sicilia neanche fosse la Protezione Civile, con una velocità inversamente proporzionale all’utilità delle rispettive presenze dei vari volti dell’Opposizione.
Schlein, Bonelli e compagni sono arrivati nei luoghi colpiti dal passaggio del Ciclone Harry per fare propaganda politica, per prendere il fango delle mareggiate e buttarlo sul governo, per fare disinformazione e prendere in giro l’intelligenza delle persone che si trovano in una situazione di difficoltà.
La ricostruzione e i soldi del Ponte sullo Stretto
Ogni scusa è buona per tirare in ballo il Ponte sullo Stretto. Era già successo con il terremoto in Calabria delle scorse settimane, l’occasione si è ripresentata con il Ciclone Harry. Qualcuno ha provato a tirare in ballo la questione della sicurezza, ma gli è stato risposto che esistono esperti che determinano attraverso studi scientifici la resistenza a fenomeni naturali ben più gravi di una tempesta, e a sinistra hanno dovuto cambiare rotta.
Se non si può parlare di sicurezza, il jolly sono, sempre, i soldi. E quindi: perchè non dirottare i miliardi del Ponte per la ricostruzione nelle aree colpite? Questo è il pensiero della sinistra, di chi fa Opposizione e sogna di governare, un 2+2 fatto con la calcolatrice, in fretta e furia, populista e ignorante.
PD e correlati impongono una scelta: o il Ponte o la ricostruzione (ma prima era o il Ponte o l’alta velocità, o il Ponte o la Sanità ecc.). Una scelta che non ha ragione di esistere. I miliardi messi a disposizione per il Ponte sono slegati da quelli delle emergenze e, soprattutto, non vanno a generare una mancanza di fondi per la quale la gente di Calabria, Sicilia e Sardegna resterà senza casa, senza attività commerciali e quant’altro.
Il messaggio mandato dalla sinistra è scorretto moralmente e anche falso. I costi del Ponte sono già noti da tempo: 13 miliardi spalmati su più anni, arriveranno in larga parte dall’Europa. La conta dei danni del Ciclone Harry è ancora in corso, si parla di 2-3 miliardi (neanche 1/4 del Ponte): una volta stimata con esattezza, si procederà allo stanziamento dei fondi. Il fatto che il governo abbia stanziato subito 100 milioni per gli interventi immediati, di prima necessità, non deve trarre in inganno: si tratta di briciole rispetto all’intervento complessivo, ma che servono unicamente alla fase preliminare.
Parallelamente, l’ottima attività di coordinamento fra governo nazionale e Regioni, con Occhiuto in Calabria e Schifani in Sicilia, il grande lavoro della Protezione Civile e l’impegno dei cittadini a rispettare allerte ed evacuazioni, ha permesso di evitare morti e feriti. Un’attività di prevenzione riuscita alla perfezione, se pensiamo che qualche giorno dopo, il Ciclone Harry, fortemente indebolito, è arrivato in Grecia provocando 5 morti. Lo dimostra anche la storia di alluvioni e terremoti in Italia che, tristemente, ha portato con sé morti e feriti. E nessuno, in quei casi, ha dato la colpa a cambiamento climatico o ha chiesto di dirottare fondi delle grandi opere per la ricostruzione.
La frana e i Ni-scemi del cambiamento climatico
Nel mappazzone catastrofico-climatico della sinistra è entrata anche la frana di Niscemi che con il Ciclone Harry non ha nulla a che vedere. La frana è avvenuta dopo il passaggio del Ciclone, quando splendeva il sole e, soprattutto, è un fenomeno idrogeologico di lungo periodo e che era già avvenuto nel passato. Una montagna che si muove da secoli e che oggi è stata attivata dalle piogge abbondanti degli ultimi mesi, come era già successo nel 1997 e nel 1790, stesso quartiere e stessa zona. E il cambiamento climatico non veniva, minimamente, preso in considerazione all’epoca. Utilizzarlo come pretesto oggi, per bloccare o dirottare i fondi sullo Stretto, è un esercizio di disonestà intellettuale.
La sinistra, per altro, fino a pochi mesi fa parlava di siccità in Sicilia, causata anch’essa dal cambiamento climatico. Oggi parla di sovrabbondanza di piogge causate dal cambiamento climatico. Tutto e il contrario di tutto. La stessa sinistra che per decenni ha bloccato il Ponte sullo Stretto, ha governato in Sicilia, in Calabria e al governo nazionale, ha dato priorità al dissesto idrogeologico, al clima, e oggi sbraita sulle sue stesse mancanze.
Stessi soggetti, stessi discorsi rimpastati e adattati alla situazione di turno, da sfruttare per generare consenso parlando alla pancia della gente, alimentando l’ignoranza sul tema, la paura, senza dare soluzioni pratiche, reali e soprattutto corrette.
A Niscemi la questione è elementare: in futuro ci sarà un’altra frana, la vedranno i figli o i nipoti delle persone che oggi sono in difficoltà, è già successo, ricapiterà. La soluzione è ricostruire la cittadina in una zona distante qualche chilometro, non soggetta alle stesse criticità idrogeologiche. Non è una soluzione inusuale, va solo messa in pratica usando come principio imprescindibile la sicurezza e le necessità primarie dei cittadini: avere una casa sicura, restare lontani dai catastrofisti del clima.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?