10 gennaio 2026, il giorno della liberazione di Reggio Calabria

Reggio Calabria è stata liberata. Da due giorni, dal 10 gennaio, anche ufficialmente, per via della decadenza di Giuseppe Falcomatà

Reggio Calabria oggi è libera, dopo oltre undici anni. Reggio Calabria è stata liberata. Da due giorni, dal 10 gennaio, anche ufficialmente, per via della decadenza di Giuseppe Falcomatà. Alt! Sappiamo cosa state pensando: è esagerato parlare di liberazione, la città non era sotto regime e l’ormai ex Sindaco è stato eletto democraticamente dal popolo. Per ben due volte. Vero. E, menomale, anche ovvio, in un paese democratico, checché ne dicano proprio a Sinistra quando a governare è l’altra parte politica.

Ma il punto è un altro: per chi non ha votato Falcomatà, soprattutto al secondo mandato, e per chi l’ha votato ma si è pentito (insomma, per chi è fortemente scontento delle sue amministrazioni, perché sono state tante), è stata davvero una liberazione. Non da un regime, non da una dittatura, ma dalla cattiva amministrazione, dalla mediocrità, dai ricatti, dai dispetti, dalle bugie, dal degrado, dal sottosviluppo, dalle umiliazioni, dalle scelte sbagliate. Chi oggi si sente libero vuole cambiamento, visione, prospettiva, futuro. Vuole una nuova primavera, come è stato con suo padre Italo e come è stato anche dopo. Vuole una nuova primavera perché dal 2014 ha visto solo l’inverno. Quello più brutto, cupo, freddo, buio, insidiato dalla nebbia, dalla tempesta.

Ecco, per questo, e così sì, si può parlare di liberazione. E no, non è un fatto “politico”, non è “la Sinistra”. La Sinistra c’è ancora, Mimmetto Battaglia guiderà il Comune fino a nuove elezioni. Per tanti, in città, è proprio un fatto di persone. In tanti, in città, si sentono liberi dopo l’addio di un personaggio che non ha lasciato il segno. Anzi sì, lo ha fatto, ma in negativo. E la dimostrazione sta tutta nei voti che, a Reggio Calabria, ha raccolto per essere eletto in Consiglio Regionale. Avrebbe dovuto prenderne a decine di migliaia, lui che ha guidato la sua città per due mandati. Ne ha prese poche migliaia. E, ancora, è rimasto solo, a fare opposizione al Governo regionale ma forse anche ai suoi stessi “alleati”.

Che per tanti l’addio di Giuseppe Falcomatà rappresenti una liberazione è supportato dai fatti. O, per meglio dire, dai “non fatti”. Da tutto ciò che aveva promesso e non ha mantenuto. Da tutto ciò che è rimasto identico al giorno del suo insediamento. E, pure, da tutto ciò che è decisamente peggiorato rispetto a quando è diventato Sindaco. Una decrescita lenta e allo stesso tempo rapida, un declino verso il buio, verso l’ultimo posto, quello della qualità della vita. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo, a grandi linee e per macro aree, questi oltre undici anni da Sindaco.

L’aspetto politico: litigi, rimpasti, dispetti e ricatti

15 novembre 2014. Falcomatà ufficializza la nuova Giunta, composta da: Saverio Anghelone (Vice Sindaco), Armando Neri, Giovanni Muraca, Angela Marcianò, Giuseppe Marino, Antonino Zimbalatti, Patrizia Nardi, Mattia Neto e Agata Quattrone. Risultato? Dovremmo dirvelo? Disastro, su tutta la linea. Anghelone, Neri, Marcianò e Zimbalatti oggi sono all’opposizione. Con Muraca sono fresche le frizioni legate alle elezioni al Consiglio Regionale. Con Marino idem, ma riguardano i contrasti col PD. Falcomatà ha litigato con tutti. Con tutti. Ma è solo l’inizio.

Un inizio apparentemente sorridente, come si può vedere nella foto qui in basso, proprio di quel 15 novembre 2014. Apparentemente, dicevamo. Il luogo protagonista, tra l’altro, Santa Venere. Fu simbolicamente scelto da Falcomatà come volontà di occuparsi anche dei paesi più interni, per non lasciarli soli e avvicinarli alla città. Li ha così tanto avvicinati che un anno fa gli anziani del paese hanno protestato davanti a Palazzo San Giorgio perché il Sindaco si è dimenticato di loro.

prima giunta falcomatà assessori

Passano due anni e c’è già il primo rimpasto, il primo di una lunga serie. Cambia il vice, c’è Neri per Anghelone. Arrivano Irene Calabrò, Anna Nucera e Lucia Anita Nucera. Nel 2018 nuovo rimpasto, entra Mariangela Cama. Primi quattro anni, più della metà del primo mandato, ed è già caos. Ma ancora la città non aveva visto niente. Secondo mandato, che lui definisce secondo tempo. In campagna elettorale comincia a inaugurare opere che in realtà ancora non sono terminate. E la città abbocca. Rivotato, grazie alla vittoria al ballottaggio contro un candidato – quello del Centro Destra – abbastanza debole.

La Giunta è nuova di zecca. Il vice questa volta è Tonino Perna, persona preparata, esperta, di cultura, con un passato in Giunta a Messina. Dura anche lui il tempo di un amen. Se ne va sbattendo la porta e facendo intendere chiaramente che il Sindaco rappresenti un serio caso da studiare. In quella Giunta c’erano anche Rocco Albanese, Demetrio Delfino, Giuggi Palmenta e Rosanna Scopelliti. Confermato il fedelissimo Paolo Brunetti, tra i pochi con cui Falcomatà non ha litigato. “Premiato” per l’eccellente lavoro svolto nel primo mandato, come delegato all’idrico, diventerà poi vice e “ricambierà il favore” al Sindaco con la splendida scelta Ballarino nell’estate 2023. Ma questa è un’altra storia.

Doveva essere secondo tempo, ma è più disastrato del primo. E’ sconfitta netta, 0-4, con diverse espulsioni a seguito. C’è la sospensione per la vicenda Miramare, il rimpasto, il rientro, un altro rimpasto, poi i dispettucci pre e post Consiglio Regionale, per l’ultimo e definitivo rimpasto. Ah no? E no! Non è l’ultimo. Proprio a seguito di quel rimpasto, infatti, Falcomatà riesce a litigare anche con il suo stesso partito. Il PD non lo vuole, gli chiede di azzerare la Giunta. Così Brunetti non è più il vice, c’è Mimmetto Battaglia, mentre Mary Caracciolo si dimette dopo pochi giorni. Per gli stessi dispettucci, e senza un apparente motivo, Falcomatà rimuove anche i vertici delle partecipate Hermes e Castore. Avevano “appoggiato” un altro candidato del PD alle Regionali, anziché lui. Incredibile…

Le grandi opere? No, neanche le piccole

In undici anni, non in due, qualche opera importante la si aspetterebbe. Fermiamoci al centro città. Al padre Italo è associato il Lungomare, che prende appunto il suo nome. A Scopelliti sono associate tante importanti piazze, oltre alla Ztl sul Corso e soprattutto al tapis-roulant. E a Falcomatà? Il parco Tempietto, l’opera Tresoldi e Piazza De Nava (sfruttando i fondi e gli aiuti per il 50° dei Bronzi, non risorse Comunali). Questo. Anzi, tutto questo. E, ancora, solo questo. In oltre undici anni, solo un piccolo parco, un’opera in Via Marina e una piazza

E poi? Piazza Duomo è stata inaugurata durante il suo mandato, ma era un progetto della precedente amministrazione. Anzi, Falcomatà l’ha anche modificato. Il progetto iniziale prevedeva un gran sacrato e il divieto del passaggio auto davanti alla Cattedrale. L’allora nuovo Sindaco lo modificò e così abbiamo le auto che parcheggiano in tripla fila per il “coctell” e le moto a sfrecciare impennando.

Idem sul Museo del Mare, in cui ci sarebbe da dedicare un capitolo a parte. Progetto mastodontico presentato da Scopelliti a Londra, i fondi ci sono ma Falcomatà li blocca. Il motivo? Ancora oggi un mistero. Poi però, dopo oltre dieci anni, lo ritira fuori, ringrazia il PNRR, lo rilancia, lo annuncia, lo presenta e fa partire i lavori. Praticamente, se lo intesta, ma i reggini non hanno la memoria corta…

Falcomatà poteva essere il Sindaco del Ponte Calopinace, ma non ce l’ha fatta. Troppo complesso, troppo grande. Parliamo di 30 metri, eh, mica caramelle. E pensare che aveva pure baciato la trave, in quella diretta tragicomica di oltre un anno fa. Ma niente, la città aspetta da anni l’inaugurazione. Falcomatà poteva essere il Sindaco del rilancio del Lido Comunale. E invece no, anche qui. C’era un vecchio progetto, della precedente amministrazione, mai preso in considerazione. Una mossa però c’è, una super azione, degna di un gol sotto l’angolino, lui che è amante del calcio: l’unico spazio in grado di regalare normalità, intrattenimento, bellezza, far girare l’economia, viene chiuso. Una storica pizzeria, che con la sua attività aveva spazzato via il degrado dell’area, viene sequestrata con un blitz degno dei migliori film americani. “Non vi preoccupate, facciamo subito il nuovo bando” aveva assicurato il buon Brunetti (vedete, torna sempre lui, e tornerà ancora).

Peccato che, dopo due anni e mezzo, nessuno si sia mai insediato. Nessun bando, nessuna gara, nessuna assegnazione, nessun nuovo proprietario, solo degrado. E pensare che il vecchio, di proprietario, aveva anche messo nelle condizioni il successore di non dover rivoluzionare gli spazi. Avrebbe lasciato tutto lì. E infatti rimane tutto lì. Ma viene sfasciato in poco tempo. Torna il degrado, lo spaccio, la prostituzione e anche gli incendi.

incendio torre nervi
Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Già, il degrado: dalle strade all’immondizia

Questo argomento ci ricollega a quello del degrado. Degrado nelle strade, degrado nei quartieri più difficili, degrado a bordo strada, degrado vicino ai portoni delle case, degrado anche in strada. Voragini enormi, perdite idriche continue, buste di spazzatura sparse ovunque. E bastano dieci minuti di pioggia abbondante per trasformare Reggio in Venezia. Una delle prime decisioni di Falcomatà è quella sulla raccolta differenziata: via i cassonetti, introdotta la raccolta porta a porta. Che però non funziona, o funziona a singhiozzo.

Così la città si abitua subito a vedere immagini di interi condomini con una bella cartolina da visita: le buste appese. Sono tante, crescono, aumentano, diventano montagne. Non sempre la raccolta è puntuale, non ovunque. La città si trova sommersa dai rifiuti. Senza dimenticare micro e macro discariche tutt’ora presenti in alcune zone della città, da nord a sud. Ma c’è una notizia positiva: la TARI è alle stelle. Reggio Calabria paga tra le più alte TARI d’Italia. A fronte di un servizio impeccabile. Oh, siamo ironici…

rifiuti
Foto StrettoWeb

Non va meglio sul fronte stradale. Quelli che prima erano interventi puntuali, ogni due anni circa, sul rifacimento del manto, poi non si vedono più, scomparsi. Solo rattoppi qua e là, in compenso tante buche e voragini sempre più profonde per via delle perdite idriche (altro tasto dolente). Dopo anni, si comincia a intravedere il rifacimento stradale di qualche via, celebrata sui social e a mezzo stampa come se fosse un grande successo. Che amarezza…

Turismo: Aeroporto rilanciato, Capodanno Rai e non solo. Tutto bello, ma Falcomatà non c’entra niente

Sul fronte turismo, finalmente buone notizie. L’Aeroporto era a rischio chiusura, di turisti neanche l’ombra. Zero collaborazioni con la vicina Sicilia, zero collaborazioni per sfruttare i successi di Scilla e soprattutto Tropea. Reggio era morta, silente. Poi, un bel giorno, cambia tutto: stretto un accordo con Ryanair, tornano voli internazionali e lo scalo vive una nuova Primavera, come mai prima d’ora. Investimenti vengono anche effettuati per la nuova aerostazione e per ridare all’Aeroporto un altro design e un nuova veste. Si intensifica anche l’immagine del Museo, dei Bronzi, grazie al 50° anniversario. Come non dimenticare, poi, il Capodanno Rai e alcuni film e serie tv che vedono protagonisti anche il territorio reggino. E così i turisti tornano. E così intravediamo di nuovo gruppi di persone con cappellino, macchina fotografica, calze e sandali. Come dite? Falcomatà non c’entra niente? E’ tutta opera di Occhiuto? Ah, scusate, piccolo abbaglio…

Il rapporto con i commercianti: dai dehors alle domeniche green

Ecco, Falcomatà poteva essere anche il Sindaco delle domeniche green. Bella iniziativa, almeno questa volta. E’ all’inizio del primo mandato. Niente auto nel centro storico, niente smog e inquinamento. Solo passeggiate, bici, famiglie e spensieratezza. Niente, durano il tempo di un amen, come tutte le buone iniziative da lui proposte. In compenso, il rapporto coi commercianti va anche peggio. Si confronta con loro, propone di chiudere la via marina alta e far istituire i dehors. L’iniziativa (estate 2021) non è ben pensata, è male interpretata, non funziona. Dura un’estate, si fa per dire. Un disastro. Quelli sul Corso, di dehors, che invece funzionano, vengono fatti rimuovere. Non sia mai. E così le attività aprono e poi chiudono. E così il Corso è un pullulare di “vendesi” o di “affittasi”. Di serrande abbassate, di pochi sorrisi e tanti vuoti. E non è un caso se si consuma una delle più grandi fughe di giovani dalla città, proprio in questo periodo.

Lo sport: ah, perché, esiste?

Non sapremmo da dove cominciare. Reggio Calabria negli anni Novanta e Duemila pullulava di squadre nelle massime serie di diversi sport. Primavera nella città, primavera nello sport, non era un caso. C’erano le strutture. Il nuovo Granillo, il gioiello Sant’Agata, il PalaCalafiore e il Pianeta Viola, su tutti. In tanti le invidiano, soprattutto al Sud. “Sono il motore dei successi di Reggina, Viola e non solo”, dicevano. Eppure quelle strutture ci sono ancora. Eppure oggi è un disastro. Al Sant’Agata vogliono farci i centri universitari didattici, al PalaCalafiore piove dentro, al Granillo devono fare la doccia con l’acqua fredda e al Pianeta Viola i lavori non sono ancora conclusi.

Senza dimenticare lo Scatolone e tante altre palestre e strutture in giro per la città, inagibili o malfunzionanti. Sono quelle che costringono le società e le federazioni a fare i salti mortali per far allenare le proprie realtà incastrando gli orari e sperando che non piova. Perché, sì, il calcio a Reggio non è solo Reggina e Viola. Ma è soprattutto Reggina e Viola. E qui si apre un altro tasto dolente. Quarta serie una, quarta serie l’altra. E neanche questo è un caso. Non è colpa di Falcomatà se la Reggina è in Serie D, certo. Ma tutte le scelte, e tutte sbagliate, hanno contribuito a far mantenere questo status quo.

Dal “non vogliamo nuovi Manenti” durante le trattative per l’arrivo di Nick Scali, alle mancate interlocuzioni con Tavecchio ai tempi del fallimento di Foti, l’amministrazione Falcomatà – quando si tratta di Reggina – fa sempre la scelta sbagliata. E poi, insieme a Brunetti, completa l’opera con la scelta Ballarino, preferito a un multimiliardario che aveva al suo fianco giovani volenterosi reggini e due figure importanti come Taibi e Belardi. Quei giovani, e parliamo di MyEnergy, ora sono alla Viola e, da qualche mese, da quando hanno preso le redini, hanno rivoltato la squadra come un calzino, una squadra che ora vola in campo. Ma è sempre quarta serie e speriamo che ben presto risalga. Anche perché ora Falcomatà non c’è più. Ah, menomale che c’è la Domotek

Ci sarebbe molto altro da dire ancora, ma forse servirebbe un libro. Però almeno questo potrebbe bastare a farci pensare che… no, non è esagerato chi oggi parla di giorno della liberazione. Capite adesso?