Sanità messinese al collasso, la denuncia del PRI: “un inferno quotidiano tra disservizi e malaffare”

Il PRI attacca il sistema sanitario provinciale: liste d’attesa, pronto soccorso al limite, carenze di personale e ombre su appalti e gestione delle risorse

“La sanità siciliana oggi è un inferno quotidiano per chi necessita di cura e per chi prova ancora a garantirla. È un sistema che sulla carta promette diritti uguali per tutti ma in pratica smentisce sè stesso. La sanità messinese è l’emblema di una Sicilia che costringe i cittadini a una scelta drammatica: la salute o il portafoglio. Nonostante le lodevoli, ma insufficienti, azioni correttive dell’ASP, il sistema sanitario pubblico in provincia è un campo minato di disservizi, opacità e carenze strutturali. I numeri non bastano a nascondere la verità: l’ ASP di Messina annuncia con enfasi la riduzione delle liste d’attesa (da 21.650$ a 12.382 prestazioni in un anno), un segnale di efficienza informatica che apprezziamo, ma che non risolve la crisi reale. Dietro il dato, la realtà è amara: prestazioni urgenti che superano i tempi massimi, cittadini costretti ad aspettare spesso con angoscia, a pagare il privato o a rinunciare alle cure. Il Pronto Soccorso resta una trincea sotto assedio. Nonostante l’introduzione di figure come il “bed manager” e i percorsi veloci, Messina è ancora ostaggio di un sovraffollamento cronico dovuto a una strutturale carenza di posti letto e di personale”. Lo afferma in una nota il Responsabile Politico per Messina del PRI, Angelo Toscano.

“Inoltre, mentre il cittadino aspetta in coda, la sanità messinese viene scossa da indagini su corruzione, truffe e appalti milionari. Emergono ipotesi di comportamenti che, al di là delle responsabilità individuali da accertare in sede giudiziaria, hanno già prodotto un danno concreto: risorse pubbliche destinate alla salute dei cittadini deviate verso circuiti distorti, con effetti diretti su personale, manutenzione e innovazione.​ Questa non è malasanità, è malaffare organizzato che erode la fiducia e affama le strutture sanitarie”.

“La prevista riorganizzazione della rete ospedaliera e il taglio di decine di posti letto, uniti all’incertezza di una guida politica bloccata nei vertici regionali e nei Policlinici universitari, non sono percepiti come efficienza, ma come un indebolimento strategico del diritto alla cura in un territorio sempre più fragile”.

“E infine, a tutto questo si accompagna la cronica e drammatica carenza di presidi ospedalieri per malati/invalidi gravissimi che li priva di cure tempestive e dignitose; problema che a Messina purtroppo non si presenta come un fatto occasionale e sporadico ma come una vergognosa routine. E’inaccettabile sia l’organizzazione marcatamente deficitaria sia la mancanza di risorse adeguate. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione, non è una merce né una lotteria”.

“Per questi motivi, il PRI di Messina chiede che la città non venga trattata come una periferia da riorganizzare a colpi di numeri e non sia una città in cui la speranza di una cura tempestiva debba essere negoziata: con il tempo, con il denaro, con la capacità di spostarsi, con la fortuna di trovare la struttura giusta o il professionista che resiste ancora dentro il pubblico, pagando sulla propria pelle il prezzo di un sistema che ha smarrito il senso del diritto alla salute come bene comune e per farlo occorre: massima trasparenza e controllo sulle gare d’appalto e tolleranza zero contro ogni forma di malaffare; un piano straordinario di assunzione di personale medico e paramedico; il blocco di ogni taglio ai posti letto che indebolisca la risposta sanitaria territoriale; potenziamento e ammodernamento tecnologico delle strutture già presenti sul territorio. Il cittadino messinese ha diritto a un sistema sanitario pubblico, efficiente e soprattutto onesto”.